So FAR, so GOOD

Trovato materassino yoga ad Ubud da Bali Spirit. Non sono una fanatica dello yoga ma dieci minuti mi bastano per tornare normale dopo essermi svegliata come pinocchio, il burattino di legno.

Ubud ha un’atmosfera più rilassata e spirituale. Gli stranieri che la frequentano sono quelli fuggiti dalla confusione della costa. Sfruttano le decine di piccoli negozi artigianali, ristoranti e coffee shop all’insegna dell’organico, del naturale e dello yoga.. Vagamente hippy. Passeggiando per le strade vedo case ancora diroccate, segno che non si è ancora messo in marcia il modernismo.

Nella casa dove abito a Sidemen sono arrivati altri ospiti, sono una coppia. Al mattino andiamo a visitare il tempio locale. Per entrare abbiamo bisogno di un sarong che compriamo nel villaggio, ci travestiamo da balinesi senza riuscire minimamente nell’impresa. Sono molto più eleganti di noi quando si vestono per andare al tempio.

L’unico privilegio è essere gli unici turisti che assistono alla celebrazione. Noi arriviamo per puro caso, per divina ispirazione potrei dire. Ancora non ho chiaro l’utilizzo dei templi, hanno costruito più templi di case. Dovunque mi giro c’è un tempio o un altare. Sono ai lati della strada, nei campi, nelle case, in mezzo alla foresta, in cima alle montagne, sulle strade principali dei villaggi. Ogni trasferta in macchina che ho fatto ho elemosinato una foto decente di un tempio ma ogni volta mi vietavano l’accesso perché ero senza sarong ( telo di stoffa che si avvolge intorno al corpo come un pareo) o il tempio in questione era dentro una casa privata.

Questa volta sono nel posto giusto al momento giusto.

La ragione della celebrazione è un mistero, forse è per la luna piena o forse è in concomitanza con la luna piena, il fatto è che arriviamo a una cerimonia incredibilmente formale, attesa da centinaia di persone in abiti da cerimonia dove nessuno lesina di vestire il colore più forte.

Non so dove sedermi e come comportarmi. Alla fine mi metto dove devo fotografare. Sembra una scena da Indiana Jones, qualcosa del passato ricreato per un film. Qui è tutto originale, mi stupisco del fatto che esistano ancora su questo pianeta folle di persone così religiose disposte a impegnare una fetta importante del loro tempo nella preghiera e nel rito.

L’altare principale è sommerso di cesti di rattan colorati pieni di varietà di frutta succosa, di uova, di polli, di fiori. I cesti rimangono per essere benedetti durante la celebrazione e poi rimessi in testa e portati a casa dalle donne. Ad ogni angolo del tempio si accendono bastoncini d’incenso finché tutta l’aria che respiri è ambra, lemon grass o sacred flowers, una miscela per il tempio.

Visivamente è la cose più ricca e colorata che ho mai visto. Rimaniamo fino alla fine nonostante faccia un caldo insopportabile. Esco con la sensazione di avere assistito a un’orgia di colori, di profumi e di abbondanza.



Ho scoperto che in questo villaggio, Sidemen, si fa vita di valle. Tutta la valle va al tempio; tutta la valle sta alzata la notte a pregare seguendo la preghiera del sacerdote cantata con un megafono; tutta la valle si alza la mattina alle 5 perché la preghiera ricomincia; tutta la valle va all’inaugurazione del nuovo tempio.

Quell’idea di pace ritrovata che mi ero fatta non vale per la notte. Dai vari templi disseminati per la valle arriva il suono delle percussioni e delle preghiere. Considerato che non posso seguire quello che dicono perché non capisco una parola di balinese tanto vale che mi metto i tappi nelle orecchie e dormo.

Ci sono i pro e i contro della religione. Vado subito al contro. Sotto casa hanno appena finito di decorare il piccolo tempio (ancora un altro) e per l’inaugurazione hanno organizzato un combattimento di galli. Pensavo le due cose slegate finché non mi hanno spiegato che la celebrazione prevede l’offerta del sangue degli animali. Infatti un sacerdote prima dell’inizio prega e depone per terra uno di quei vassoietti di foglie di palma con petali di fiori, incenso e riso.

Fatto questo scelgono due galli che mostrano una certa aggressività tra di loro, tra i vari che ogni proprietario porta, gli legano una lama di coltello alla zampa, li aizzano ad attaccarsi e poi li lasciano per terra a combattere. Nel giro di un minuto il combattimento era già finito. Ho visto il petto del gallo macchiato di sangue e ho capito che era quello che aveva avuto la peggio. Il gallo perdente viene portato in un angolo e ucciso. Fa parte del bottino del vincitore.

Il secondo combattimento, nuovamente, è durato pochi minuti. Uno dei galli è scappato, ha cercato rifugio in una zolla d’erba, non aveva nessuna intenzione di morire. E’ stato dichiarato perdente, preso per le zampe, portato in giro per qualche minuto a testa in giù finché il proprietario ha trovato il coltello per sacrificarlo. Mentre lo stendeva a terra e lo lavorava per ucciderlo ho sentito venire da quel gallo delle urla d’incomprensione per quello che gli stavano facendo. Solo pochi minuti prima era trattato come un campione, tenuto in braccio, in un istante è diventato inutile.


M’inquieta un animale in sofferenza perché capisco quello che prova. Sarà infantile, da persona debole ma capisco l’agonia degli ultimi istanti di vita di un’animale, è una sensazione che sento dentro, c’è una parte della mia coscienza che muore con quell’animale.

Non capisco una religione che sacrifica gli animali, Bali non è tutta incenso e fiori!

Ieri sono andata nuovamente nel tempio. Un prete ha ucciso un gallo di pochi mesi con molta naturalezza. Io sono gelata..

Accanto a dove mi ero seduta per fotografare c’era un sacco di plastica da dove arrivano pigolii. I pulcini dentro hanno pigolato impauriti per tutta la celebrazione.

Quando tutti sono andati via non sapevo se rubare il sacco, aprirlo e farli scappare. Ho tentato di comprarli. Hanno aperto il sacco e preso un pulcino in mano, un batuffolo impaurito, uno di quei cosi che a pasqua i bambini prendono in mano pieni di amore.

Nessuna delle mie argomentazioni ha scalfito la cocciutaggine dei preti, prigionieri di una tradizione primitiva del versamento del sangue di un animale. La teoria è che l’anima di una persona intrappolata nel corpo dell’animale viene liberata.

Per la strada ho visto un camioncino carico di galline bianche. Appesa dietro c’era una gallina morta a testa in giù legata per le zampe.

Tutte le galline all’interno del camion stavano acquattate zitte, zitte, strette una all’altra. Vuoi che non lo sapessero che stavano per fare la stessa fine?

Cosa ci può essere di appetitoso e nutriente nella carne di un animale che vive segregato in un allevamento, senza mai avere una vita, percosso, abusato per tutta la vita?

Le persone che si ammalano di cancro si domandano come può essere successo che le loro cellule hanno cominciato a soccombere e il loro sistema immunitario non le difende.

Ho un’ amica che continua a fare cicli di chemio perché la sua malattia riprende ogni paio di anni. Le ho detto che deve cambiare vita ma continua esattamente la stessa.

Mia madre è morta di tumore a 57 anni; ogni giorno penso a come non cadere preda di un tumore. Vedo il traguardo dei 57 anni come un giro di boa. Se passo quelli forse rompo l’incantesimo.

Nel frattempo sono diventata un cane da energia. Ogni scelta che faccio è indirizzata a portare energia, prana, alle mie cellule. L’acqua che bevo è diventata importante; quello che mangio, quello che respiro, anche l’armonia che ho con i miei amici e con le persone con cui lavoro è importante.

Mangiare carne di un animale al quale è stato negato qualsiasi istinto non può essere considerato un sano nutrimento per le cellule.

Dopo avere visto il carretto con le galline ho tolto anche il pollo dalla dieta. Mi cadranno i muscoli della faccia per mancanza di proteine….

Negli ultimi giorni ho preso un paio di pugni nello stomaco ma fa bene, chi mette più in relazione il petto di pollo celophanato che esce dal super con il povero animale?  And so FAR…

  • http://www.balispirit.com/

 

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  1. Francesco
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