Una vita in volo

rondoni

Volare, si sa, è un’attività energicamente molto più impegnativa che camminare o nuotare. Per questo motivo, anche gli uccelli abituati a coprire lunghe distanze durante la migrazione, hanno periodicamente bisogno di trascorrere qualche ora a terra o in acqua per riposarsi.

Da sempre, però, gli ornitologi sostengono che una specie di uccello, il rondone maggiore (Tachymarptis melba), può sopravvivere settimane (o mesi) in volo senza mai toccare terra. Nonostante sia un uccello molto aerodinamico, anche lui ha bisogno di molte energie e, stare tra le nuvole così tanti giorni di fila, presuppone non solo che sia in grado di mangiare ma anche di dormire volando!

Gli studi condotti sin ora con la localizzazione radar hanno dimostrato che questi uccelli sono attivi anche di notte ma nessuno era riuscito a sciogliere ogni dubbio seguendo per un lungo periodo un singolo esemplare.

Oggi, una ricerca di un gruppo di biologi dell’Istituto svizzero di ornitologia e dell’Università di Berna, può affermare scientificamente ciò che altri studiosi non sono stati in grado di fare. Il loro studio, da poco pubblicato su Nature Communications, ci spiega come siano riusciti nell’impresa.

Nel settembre del 2011, Felix Liechti e i suoi colleghi, hanno catturato sei esemplari di rondone e li hanno muniti di un piccolissimo chip in grado di registrare alcuni parametri vitali. Poco dopo, i rondoni, hanno intrapreso regolarmente la loro migrazione fino all’Africa settentrionale, dove hanno vissuto per ben sei mesi.

Dei sei esemplari dotati di chip, solo tre, al loro ritorno, sono stati nuovamente catturati dal team di biologi ma i loro dati sono stati sufficienti per attribuire valore scientifico a ciò che molti ornitologi già sospettavano.

Il chip ha registrato l’attività degli uccelli, l’angolatura dei loro corpi e i livelli di luce ogni quattro minuti per sette mesi e, grazie alla combinazione dei dati forniti, i ricercatori sono riusciti a separare i momenti di semplice planata da quelli in cui l’animale era realmente fermo.

Così è stato facile dimostrare che in Svizzera i rondoni, di notte, riposano e lo stesso accade  durante la migrazione anche se le ore di riposo sono drasticamente ridotte a vantaggio delle ore di volo. Raggiunte le coste africane, sorprendentemente, i rondoni modificano il loro comportamento e i dati relativi ai movimenti notturni e diurni sono molto simili. Per tutta la durata della loro permanenza in Africa, quindi, i rondoni sono sempre in volo, senza mai fermarsi se non raramente e per pochi minuti.

Stando così le cose, i rondoni devono portare a termine tutte le normali attività fisiologiche, compreso il sonno in volo costante ma, come siano in grado di farlo, è ancora un mistero. “Possiamo solo supporre – afferma Liechti – che facciano qualcosa di paragonabile ai delfini riuscendo a far riposare un emisfero cerebrale alla volta”.

Non è detto che questa sia la giusta spiegazione; un delfino, durante il suo riposo non deve far altro che galleggiare a pelo d’acqua mentre è chiaro a tutti che il volo richiede un livello di attenzione e concentrazione che non ci si aspetta da un uccello con metà cervello addormentato!

Sono ancora molte le domande che meritano una risposta; per ora possiamo solo ipotizzare che in Africa il volo continuo ha portato, probabilmente, ad alcuni vantaggi come, ad esempio, rimanere fuori portata di parassiti pericolosi come le zanzare malariche mentre, durante la loro permanenza in Europa, i rondoni sono costretti ad atterrare perché non c’è abbastanza cibo in aria per sostenere i loro lunghi voli.

Mentre la ricerca continua, però, possiamo già aggiungere il rondone maggiore al nostro personalissimo guinness dei primati come l’unico uccello al mondo capace di volare ininterrottamente per più di sei mesi!

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