Ancora sugli interferenti endocrini

bisfenolo-A

Gli interferenti endocrini sono sostanze presenti negli alimenti, nell’ambiente e negli oggetti di uso quotidiano che possono alterare gli equilibri ormonali, nelle specie animali e nell’uomo, causando problemi nelle fasi più importanti dello sviluppo e della fertilità.

Ne abbiamo già parlato, ma dopo la pubblicazione a cura dell’Environmental Working Group della lista dei 12 peggiori interferenti endocrini, forse è meglio ribadire il concetto. Al primo posto e sotto la lente degli esperti, ritroviamo il bisfenolo A, rinvenuto addirittura nel corpo del 93% degli americani! Gli altri interferenti nominati nella pubblicazione sono: la diossina, la atrazina, gli ftalati, i ritardanti di fiamma, lo ione perclorato, l’arsenico, il mercurio, il piombo, i pesticidi, PFC e i solventi.

Il bisfenolo A è stato utilizzato per anni nei biberon dei nostri bambini! Siamo riusciti a debellarlo solo da poco. E’ un composto subdolo e pericoloso, perché va a simulare l’azione degli estrogeni. Il nostro corpo può essere ingannato da questo ormone sintetico, scambiandolo per un elemento prodotto dal nostro organismo. E’ pericoloso e può far insorgere problemi di vario tipo: dai disturbi comportamentali e obesità nei bambini, al cancro al seno, infertilità e problemi cardiocircolatori.

Naturalmente, adesso soprattutto per i genitori, è d’obbligo comperare biberon e accessori di plastica per i bambini che riportano la scritta BPA free.

Una recente ricerca, pubblicata sulla rivista Toxicological Sciences, ha riportato anche gli effetti del bisfenolo A sull’emicrania. La sua somiglianza ad un estrogeno porta ad innalzare i picchi ormonali: la conseguenza sono attacchi più frequenti di emicrania. Sempre a questo proposito, nel 2011, era stato dimostrato che si otteneva una diminuzione del 66% del contenuto di BPA nelle urine, utilizzando un tipo di alimentazione priva di contenitori in plastica. Forse è il caso anche di riconsiderare l’uso delle bottiglie di plastica. Io ho optato per le bottiglie di vetro. Me le faccio consegnare a casa e poi restituisco i vuoti. Più sano ed ecologico.

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Per fortuna, ogni tanto, anche buone notizie. E’ partito un progetto europeo intitolato LIFE-EDESIA (Endocrine Disruptors in silico/in vitro – Evaluation and Substition for Industrial Applications), coordinato dall’Istituto superiore di Sanità (ISS) e finanziato in parte dalla Comunità Europea, i cui risultati si attendono nel giugno del 2016. I ricercatori che partecipano al progetto hanno il compito di trovare alternative a ftalati, parabeni e bisfenoli per tutelare la salute umana e anche per avere a disposizione validi materiali per uso industriale. E’ in progetto la preparazione di prototipi da poter testare nei vari usi della quotidianità per valutare l’impatto sulla sicurezza.

In attesa dei risultati, esiste un vademecum che ci permette di difenderci dagli interferenti endocrini. E’ il risultato del progetto Previeni (2008-2011), promosso dal Ministero dell’Ambiente e dall’ISS. Principalmente, si tratta di regole di buon senso da utilizzare nella vita quotidiana.

Queste sono in sostanza le 6 indicazioni:

  • Utilizzare contenitori integri, per scaldare e preparare latte o pappe;
  • Non utilizzare biberon che contengono BPA e sciacquare i biberon e i contenitori sterilizzati;
  • Non riutilizzare i contenitori in plastica usurati o monouso (potenziali fonti di bisfenolo A);
  • Utilizzare nella maniera corretta pellicole e carte per alimenti (seguire le indicazioni riportate);
  • Non utilizzare padelle graffiate o danneggiate (potenziali fonti di perfluorurati);
  • Evitare il consumo di cibi con parti carbonizzate e limitare l’uso di alimenti affumicati (fonti di idrocarburi policiclici aromatici).

Per quanto riguarda gli interferenti endocrini, non vale il concetto di soglia: hanno infatti effetto anche con una minima quantità tossicologica. Inoltre, teniamo presente che agiscono fin dai primissimi stadi di sviluppo (dalla formazione del feto). Portano effetti irreversibili.

Concluderei ricordando che la dieta è una delle principali fonti di assunzione.

Per approfondire:

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