Abbandonare lo zucchero bianco

zucchero

Fin da quando studiavo all’Università, lo zucchero bianco veniva definito il carboidrato vuoto. Sinceramente, visto l’incremento negli ultimi decenni del suo uso e consumo, soprattutto tra i bambini con caramelle, merendine e bevande commerciali, forse è il caso di fare un po’ di chiarezza e informazione.

I carboidrati sono sostanze fondamentali per la produzione di energia nel nostro organismo, soprattutto per cervello e muscoli. Purtroppo, lo zucchero bianco non rientra in questa privilegiata categoria, in quanto si tratta di una sostanza di sintesi, con caratteristiche nocive. Non rimane nessuna delle qualità organolettiche iniziali, presenti nella barbabietola o nella canna da zucchero, che sono le materie prime da cui si parte per la sua produzione. Piuttosto, il risultato della sua laboriosa lavorazione è costituito da un insieme di veleni contenenti calce, ammoniaca,  acidi, resine, ecc.

Vediamo il procedimento con cui viene preparato. Dalla barbabietola da zucchero si ottiene un succo dal colore nero/rosso scuro (estrazione) che è, inizialmente, cotto con il latte di calce (depurazione e concentrazione). Tale procedimento comporta la perdita di vitamine e sali minerali (principalmente albumine e minerali che precipitano nel composto). Per togliere la calce dal composto, il tutto viene trattato con anidride carbonica. Invece, il processo di sbiancamento si esegue con acido carbonico e anidride solforosa. Questa fase comporta una serie di cotture, raffreddamenti, cristallizzazioni e centrifugazioni. A questo punto, otteniamo il cosiddetto zucchero greggio, ancora scuro e in parte cristallizzato. Lo sbiancamento successivo si esegue con coloranti derivati dal catrame (direi cancerogeni, come il blu d’indantrene, E130, non ammesso nell’UE). Infine, dulcis in fundo, per togliere le impurità si esegue un procedimento, definito di carbonatazione: il carbone animale utilizzato proviene dalla calcinazione di residui di ossa e sangue animali! E si raffina con l’acido solforoso. Ecco pronta la nostra bustina di zucchero bianco.

Parliamo ora degli effetti di un consumo eccessivo sull’organismo. Per prima cosa, abbiamo un impoverimento delle riserve di calcio e di minerali, visto che lo zucchero bianco porta ad una forte acidificazione del sangue. In pratica, il nostro corpo per riequilibrare il pH, sottrae queste preziose sostanze che lo zucchero, così modificato, non contiene più. Tra le conseguenze, a lungo termine, troviamo osteoporosi, artrite e artrosi. Nell’immediato, indebolimento dei denti e carie.

Un’altra azione negativa è la distruzione di svariati gruppi di vitamina B: la B1 o tiamina, la B2 o riboflavina, la B3 o acido nicotinico, la B5 o acido pantotenico, ecc. Infatti, per assimilare lo zucchero raffinato il nostro organismo ha bisogno di utilizzare grandi quantità di vitamine del gruppo B. Da notare, che molte depressioni ed esaurimenti nervosi sono legati alla carenza di vitamina B1 e B5.

Provoca, inoltre, alterazione della flora batterica a causa della fermentazione che attiva, con problemi intestinali come diarrea, colite, formazione di gas intestinali, ecc.

Disturbi legati all’umore: si va dall’euforia all’irritabilità. La sua assunzione quotidiana porta quasi ad una dipendenza. Le crisi ipoglicemiche comportano l’attivazione dell’adrenalina, che aiuta il nostro organismo a ripristinare i livelli di glicemia, ma che è anche responsabile di aggressività e voglia di mangiare “qualcosa di dolce”.

Ultimo, ma non meno importante, provoca un abbassamento delle difese immunitarie. Questo è un po’ la conseguenza di questi frequenti sbalzi ormonali che, a lungo andare, indeboliscono l’organismo e vanno ad agire, quindi, sulla capacità di risposta del sistema immunitario (in particolare dei globuli bianchi).

Più recentemente, è anche stato scoperto un ruolo dello zucchero raffinato, nella comparsa di rughe cutanee, grazie al processo di glicazione.

Uno studio pubblicato sulla rivista PNAS (Proceedings on the National Academy of Sciences), ha evidenziato gli effetti dell’innalzamento dei livelli di glucosio nel sangue. A farne le spese è proprio il cervello: si evidenziava un restringimento dell’ippocampo e problemi di memoria. Nello studio, uno psichiatra della New York University, ha preso in considerazione 30 individui tra 53 e 86 anni. Test cognitivi e risonanza magnetica hanno rilevato che i soggetti con livelli elevati di zuccheri raggiungevano le prestazioni peggiori nei test e avevano l’ippocampo di dimensioni inferiori.

Teniamo presente che un problema molto serio riguarda il diabete senile. Infatti, con l’avanzare dell’età aumentano i casi diabete. E se il problema del diabete non fosse legato agli anni, ma all’accumulo di zuccheri raffinati tossici che vanno ad atrofizzare l’ippocampo?

Vi lascio con una considerazione banale: avete mai pensato al fatto che è un alimento che non ha data di scadenza? Quindi, diciamo che non è utilizzabile da nessun batterio. E perché mai noi lo dovremmo consumare?

Tranquilli. Tante sono le alternative allo zucchero bianco: ne parleremo nel prossimo articolo.

Per approfondire:

Latest Comments
  1. Monica
    Rispondi -

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *