Metalli pesanti: rischi e controlli

mercurio

E’ ormai provato che i metalli pesanti contribuiscono a originare malattie neurodegenerative. Inoltre, la loro diffusione e dispersione come nanoparticelle, attraverso le azioni di geoingegneria clandestina, porta all’incremento di queste patologie e alla riduzione dell’età delle persone affette. Con il termine geoingeneria clandestina, indichiamo le azioni dell’uomo volte a danneggiare l’ambiente, ad avvelenare l’aria, il suolo e l’acqua; con ripercussioni meteorologiche dai risvolti catastrofici.

Vi riporto una notizia che mi ha sconvolto. Anche se chissà quanto altro c’è “sepolto” nella nostra povera Italia. Sotto l’autostrada A4, presso Castegnato (Brescia), l’Agenzia regionale di protezione ambientale (Arpa) ha individuato scorie di cromo. Infatti, sembra che la terza corsia dell’autostrada sia stata realizzata sopra scorie tossiche, contenenti cromo. I livelli sono 1.400 volte superiori rispetto a quelli consentiti. Il sindaco sostiene che la falda acquifera non è stata inquinata. Sarà, ma io ho un brivido lo stesso.

E’ stato pubblicato a settembre 2012, sulla rivista Medical Hypotheses, un articolo molto interessante che mette in correlazione la presenza di metalli pesanti nell’organismo con una sindrome ormai sempre più diffusa nella nostra società, la sindrome da affaticamento cronico. Uno studio internazionale, capitanato da ricercatori della Facoltà di Medicina dell’Università di Firenze ha ipotizzato, appunto, questa relazione. Il metallo responsabile, indicato nello studio, sembra essere il cadmio. Non solo. Hanno anche messo a punto una tecnica per diagnosticare i danni da cadmio sulla corteccia cerebrale mediante ecografia: servirà sia a fare diagnosi tempestiva che a seguire le risposte alla terapia. Questa sindrome, dai contorni un po’ sfocati, porta ad uno stato di malessere generale, con cefalea, dolori muscolari, difficoltà di concentrazione. Per questo tipo di malattie neurodegenerative, la diagnosi è difficoltosa e anche la terapia, purtroppo, porta a scarsi risultati (a volte solo palliativi). Il cadmio, come altri metalli cancerogeni, è invece molto diffuso nelle nostre società industrializzate; è presente nell’inquinamento quotidiano delle città; proviene dai processi industriali e dall’incenerimento dei rifiuti; dal fumo e, non ultimo dalla geoingegneria clandestina.

E’ stato recentemente attivato un progetto per monitorare la presenza nell’atmosfera di mercurio gassoso. Grazie al lavoro di alcuni scienziati dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, è entrata in funzione una stazione di monitoraggio ad alta quota, a 2.550 mt, sulle Dolomiti: precisamente a Col Margherita, tra Trentino-Alto Adige e Veneto. Il progetto prevede l’analisi dei dati di ben 23 Istituti internazionali che collaborano al progetto mondiale chiamato Gmos (Global mercury observation system). Il progetto è finanziato dall’UE e ha lo scopo di orientare i governi dell’UE verso una politica ambientale corretta. Le altre stazioni di rilevamento si trovano in punti chiave del pianeta e, inoltre, su aerei e navi.

Metal_contamination

Il mercurio è purtroppo presente nell’atmosfera come gas di scarico di svariate industrie, che trattano principalmente materie plastiche, ma soprattutto grazie alla combustione del petrolio. E’ un metallo cosiddetto volatile, in grado di legarsi a particelle di polvere e migrare e stazionare nell’atmosfera fino ad un anno, prima di cadere sulla terra mediante le piogge. Alcuni microrganismi del suolo, possono trasformarlo nel mercurio organico, elemento tossico. Sotto questa forma, può essere incorporato nella catena alimentare.

Speriamo che vengano attuate sempre buone pratiche nei confronti del monitoraggio della situazione dei metalli pesanti. Sicuramente, la consapevolezza sulla loro pericolosità cresce in fretta. Cerchiamo di contribuire anche noi, soprattutto per il bene delle future generazioni.

Per approfondire:

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  1. maria fioravanti
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  2. maria fioravanti
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  3. Sonia Festa
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