I vantaggi della carne in vitro

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Il primo esperimento di creazione di carne artificiale è addirittura del 1912. Allora, è il dott. Carrel a coltivare una parte di tessuto preso dal cuore di un pollo.

Winston Churchill, nel 1931,  profetizza un futuro che preveda l’utilizzo di carne sintetica.

Ne è passato di tempo. Il primo hamburger artificiale, creato dallo scienziato olandese Mark Post, è stato presentato ufficialmente solo ad agosto del 2013. Carne in vitro da cellule staminali di mucca. Per la precisione, sono state create in 3 mesi oltre 20.000 fibre di tessuto muscolare, poi assemblate a formare un hamburger di 140 gr. I detrattori l’hanno definito Frankeburger.

Lo chef del ristorante della Cornovaglia “Couch Great’s House”, R. McGeown, lo ha cucinato a Londra o, dovrei dire più propriamente insaporito con l’aggiunta di succo di barbabietola e zafferano. Si, perché la carne in vitro non possiede grasso o sangue e quindi, è un po’ insipida. In compenso, è più salata della naturale, quindi occhio all’aggiunta di sale.

I vantaggi dell’utilizzo di un simile cibo sono tantissimi. Probabilmente, la superficialità ci fa pensare che mai potremmo rinunciare al sapore della carne vera. Beh, vi do una notizia, forse in futuro non avremo altra possibilità.

Nel 2040, si stima che raggiungeremo i 9 miliardi di abitanti. E, sicuramente, non saremo in grado di assicurare un’alimentazione a base di proteine animali per tutta questa popolazione.

Certo adesso è un po’ esoso il processo di creazione in laboratorio, visto che il primo hamburger è costato 250.000 euro. Tale cifra è stata stanziata da un finanziatore, Sergey Brin, cofondatore di Google (direi un tipo che sa fiutare l’affare!).

Le previsioni, però, sono ottimistiche. Si parla nel 2050 di costi che si aggireranno sui 70 dollari.

Tralasciando il costo, i vantaggi più importanti si otterranno in campo ambientale. L’indagine del 2011 dal titolo Environmental Impacts of Cultured Meat Production, a cura di due ricercatori dell’Università di Oxford e di Amsterdam, evidenzia lo spreco di risorse e il conseguente inquinamento mondiale. Gli allevamenti di bestiame, infatti, non sono più sostenibili. Basti pensare che il 30% della terra coltivata serve a produrre mangimi animali (per ogni kg di carne abbiamo bisogno dai 4 ai 10 kg di mangimi!). Naturalmente, per produrre i mangimi servono acqua, fertilizzante e pesticidi. Inoltre, il bestiame da allevamento genera il 39% del metano (più tossico della CO2 prodotta dai motori), il 40% dell’azoto e il 5% di CO2 mondiale!

Con la produzione di carne in vitro, dall’estrazione di un singolo animale, riusciremmo a produrre 175.000.000 di hamburger. Il tutto con un risparmio ingente: 99% in meno di utilizzo di territorio; 82-96% riduzione di spreco di acqua; 78-96% abbattimento di emissioni di gas nocivi.

Probabilmente, sarebbe sciocco ostinarsi a combattere questo tipo di prospettiva. Si potrebbero, infatti, soddisfare le esigenze dei Paesi in via di sviluppo, come per esempio la Cina che comincia a fare un utilizzo più importante di carne.

Inoltre, si eviterebbero le epidemie di malattie, vedi mucca pazza, derivate dal trasferimento di patogeni dalla carne degli animali infetti ai consumatori. E naturalmente, l’utilizzo massiccio di antibiotici preventivi negli allevamenti di capi stipati. Solo a pensarci ho i brividi!

Forse si è intrapresa la strada per produrre la carne in maniera ecologica ed etica.

Per approfondire:

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