Con i bambini al museo

MUBA

Una mia amica è tornata entusiasta da un weekend a Milano con la voglia di raccontarmi che cosa ha fatto. Inizialmente, l’ho trovato strano, soprattutto perché sapevo che era andata con i bambini. Poi ho capito.

Esiste un museo dei bambini a Milano (MUBA), presso la rotonda di via Besana, in una chiesa sconsacrata del seicento. La struttura conta 1.200 mq dedicati ai bambini con laboratori e mostre, spazi verdi e la possibilità di ospitare scuole e famiglie. La mia amica ha curiosato un po’ lì, visitando due mostre. Una dal titolo scatole, che ha come target bambini tra 4 e 11 anni. Il tema delle scatole ci accompagna in un percorso di scoperta, sia sensoriale che creativa. Sarà possibile visitarla fino al 31 marzo 2014.

Sempre fino al 31 marzo, è anche presente un’altra mostra dal titolo l’essenza e l’eccesso, del designer Paolo Ulian e prodotta da Best Up. Tale mostra ci guida a riflettere sul consumismo e sugli oggetti che riteniamo indispensabili, ma di cui potremmo tranquillamente fare a meno. Il tutto è ottenuto grazie a 24 coppie di oggetti che rispondono allo stesso bisogno, uno appunto in maniera essenziale e uno in maniera eccessiva (come cita il titolo della mostra). Le funzioni a cui rispondono questi oggetti vanno dal mangiare, al bere, allo scrivere, ecc. Questi oggetti sono appoggiati semplicemente su tavoli di legno, accomunati da un’analogia funzionale ma distanti eticamente. Prodotti chimici e oggetti che hanno contribuito ad alterare l’ambiente che ci circonda e il nostro intero ecosistema. Il famoso designer ha sviluppato quest’idea insieme al figlio, vero ideatore della maggior parte delle associazioni di oggetti. La cosa divertente è che l’idea è venuta a Ulian grazie ad una conversazione con il figlio su un dentifricio. Il bambino si interrogava, giustamente, sull’utilità di un dentifricio in 3 colori. Oggettivamente, la sua artificiosità è lampante ed è il risultato di un piano di marketing per vendere di più cose assolutamente inutili! Da lì grazie ad un gioco con il figlio, sono stati individuati altri oggetti e ha pensato ad una mostra in divenire, che potesse essere di stimolo anche per le famiglie, che potevano continuare il gioco a casa. Le coppie di oggetti vanno, per esempio, dalla bottiglia di diserbante associata ad una zappa, stessa funzione ma più ecologica; oppure bicchiere di vetro e bicchiere di plastica, ecc.

Quello che dice l’autore a proposito della mostra mi sembra da tenere bene a mente: ”Sono convinto che il gioco/mostra sulla riscoperta dell’essenza delle cose possa dare nel suo piccolo, un contributo per cercare di ristabilire i giusti equilibri tra le persone e le cose di cui realmente necessitano”.

Sempre al MUBA è presente una mostra permanente dal titolo Remida Milano. Si tratta di un progetto incentrato sul riuso dei materiali di scarto, con laboratori divisi per età. Remida Milano fa parte della rete dei Remida, 18 centri presenti nel mondo.

Sempre in questo splendido museo è presente una libreria, Rotonda Corraini, specializzata per l’infanzia e l’adolescenza. Ci sono anche i libri per i bambini che non sanno ancora leggere e/o parlare.

A breve poi, sarà inaugurato un bistrot, il Rotonda Bistrot, che offrirà menù per famiglie, cibi a Km 0 e ci sarà la possibilità di usufruire con le belle giornate di un dehor nel parco, magari con un bel cestino da pic-nic.

Inoltre, tutta l’area del MUBA è stata individuata come Happy Popping, con la possibilità di allattare al seno e di cambiare il proprio bambino in apposite aree.

All’estero, sono molto diffusi  i children’s museums. Sono luoghi dove i piccoli possono imparare esplorando, sperimentando e toccando (rabbrividisco all’idea che si stiano diffondendo anche in Italia i ristoranti vietati ai bambini!). Sono luoghi adatti alle visite scolastiche, ma anche per le famiglie, che possono condividere insieme delle esperienze uniche. Sono più di 400 in tutto il mondo. In Italia, è una realtà relativamente recente. Ne abbiamo 5: la città della scienza a Napoli, il museo Explora di Roma, quello a Siena, la città dei bambini di Genova e il MUBA di Milano.

Mi auguro che questo modello di istituzione culturale possa essere d’esempio e possa essere replicato in altre città italiane.

Per approfondire:

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