La guerra ai Lupi in Maremma

 

lupi-toscanaUna mattina, tra i boschi della bassa toscana, un pastore ritrova una delle sue pecore uccise; la notte successiva un lupo è massacrato a bastonate e il suo corpo abbandonato in strada, si direbbe, come monito per gli altri poveri canidi della zona o, aggiungerei, come sfida o beffa alla legge che li tutela.

Il fatto si commenta da sé perché, la sola descrizione basta a dimostrare la totale cecità e la profonda stupidità di chi l’ha commesso. Si trattasse di un singolo episodio, non saremmo qui a parlarne. Sappiamo bene che l’uomo può commettere atti di crudeltà estrema e che, spesso, ciò avviene nei confronti di animali, domestici o selvatici, che hanno la sfortuna di incrociare il suo cammino. Quello che vogliamo denunciare oggi, però, non è un fatto isolato, ma l’inizio di una guerra dichiarata, da alcuni uomini, ai lupi che popolano le colline della bassa Toscana.

E’ salito a dieci il numero di lupi (e/o ibridi) assassinati in Maremma negli ultimi due mesi. Uccisi a bastonate, colpiti da proiettili o soffocati, i lupi continuano a morire e i loro corpi esanimi lasciati in bella mostra, affinché tutti sappiano. Ciò che più sconvolge è che, le esposizioni dei corpi (o di parte di essi), sono ora accompagnate da rabbiosi cartelli di rivendicazione.

Così, inverosimilmente, “Cappuccetto Rosso” reclama l’uccisione del lupo cattivo e dichiara guerra non solo agli animali, ma anche a tutte le associazioni ambientaliste (WWF, Lav, Enpa, per citarne alcune) che da sempre si battono per la loro tutela e che sono, a loro volta, accusate di “stare dalla parte dei predatori”.

Viene amaramente da sorridere leggendo che questi criminali, perché tali sono per le norme italiane e internazionali, hanno come obiettivo la “ricostituzione dell’ecosistema”. Di quale ecosistema parlano? Di quello in cui gli animali hanno diritto di vivere solo se utili a nutrirci o a trasportarci?

Proprio adesso in cui vari studi dimostrano l’importanza dei carnivori predatori nel ristabilire gli equilibri ecologici di ecosistemi deturpati e appiattiti dall’incoscienza umana, e che possiamo iniziare a sperare in una ripresa delle popolazioni di lupi in Italia, ecco che una manciata di allevatori arrabbiati rischia di mandare tutto all’aria.

Molto probabilmente, poi, a uccidere quelle pecore, non sono stati nemmeno i lupi. Uno studio da poco riportato su Science daily, e durato nove anni, ha analizzato, tra l’altro, le abitudini alimentari dei lupi che vivono nella zona e, ha dimostrato che, il 95% delle loro prede sono cinghiali e caprioli mentre gli animali d’allevamento si spartiscono il restante 5% con roditori e lepri. Secondo il biologo Stephen Willis, co-autore della ricerca ciò dimostra che, se il lupo si diffonde in un territorio con una sana popolazione di ungulati, l’impatto sul bestiame può essere minimo.

Per gli allevatori, però, gli attacchi ai greggi sono sempre troppi. L’economia del luogo ha ancora una marcata impostazione agro-pastorale e il malumore è dovuto soprattutto alla mancata efficacia delle politiche che dovrebbero far conciliare la tutela delle aziende e la protezione dei lupi.

Per il WWF, però, basterebbero cinque mosse strategiche per minimizzare i danni prodotti dai predatori e permettere a lupi e allevatori di vivere, se non in armonia, quantomeno nella reciproca tolleranza.

In primo luogo (spiegano dalle pagine del loro sito) occorre incentivare le attività per la prevenzione del danno con la promozione e l’adozione degli strumenti anti-predazione più efficienti per il territorio e promuovere, contemporaneamente, una politica unitaria per gli indennizzi che faciliti le procedure amministrative e permetta risarcimenti sicuri e tempestivi.

La legge italiana, infatti, già prevede l’erogazione di indennizzi per gli allevatori che subiscono perdite a causa della fauna selvatica ma, non sempre, queste disposizioni sono recepite dalle amministrazioni locali che, a oggi, puntano quasi esclusivamente su attività di prevenzione.

Altro punto molto importante per gli esperti del WWF, sarebbe riuscire a coordinare il monitoraggio e compiere una registrazione dei danni in tempo reale; ciò consentirebbe di promuovere interventi concreti e risposte immediate agli allevatori.

Infine è necessario dare piena applicazione alle norme sul randagismo, favorendo il monitoraggio del rispetto delle norme di registrazione e dichiarazione dei propri animali che riducano il fenomeno dei cani vaganti.

Il randagismo è causa diretta di un altro fenomeno molto grave, la diffusione degli ibridi tra cani e lupi. È indispensabile intervenire rapidamente per rimuovere gli ibridi selvatici che potrebbero rivelarsi pericolosi per l’uomo e, incrociandosi con i lupi, minacciano la loro stessa conservazione.

Pur essendo consapevoli dell’esistenza di un disagio crescente, il bracconaggio di cui abbiamo avuto testimonianza nelle ultime settimane, va denunciato e gli stessi autori perseguiti duramente. Bisogna, però, far capire alle popolazioni locali che un’alternativa è possibile e fare pressione sulle amministrazioni per attuare tutte le misure necessarie per rispondere alle esigenze delle aziende locali.

Il Wwf si augura che tutti i toscani, compresi gli allevatori corretti, i gestori di agriturismo e tutti coloro che vivono delle risorse di questa terra, si ribellino al tentativo di screditare e barbarizzare la Maremma e che facciano sentire la loro voce in difesa di una convivenza possibile e auspicabile con il lupo e con tutti gli altri animali selvatici.

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