Come saranno i nuovi padri?

dad&son

Casualmente mi è capitato tra le mani l’ultimo numero di Focus (n. 257) e sono rimasta colpita da un dossier completamente dedicato alla figura paterna. Tanti sono i punti di vista presi in considerazione: sociale, genetico e psicologico. Il dossier si chiama la scienza dei papà.
Contemporaneamente, ho scoperto che Focus insieme al portale nostrofiglio.it, grazie alla consulenza scientifica dell’Eurispes, sta svolgendo un sondaggio online, disponibile dal 21 febbraio. Il titolo del sondaggio è I nuovi padri. Uomini e donne a confronto: l’evoluzione della figura paterna nella società.

Una ricerca portata avanti dal Sirc (Social Issue Research Centre), centro di ricerche inglese che si occupa di evoluzione sociale, evidenzia come i padri italiani trascorrano circa 38 minuti al giorno in compagnia dei loro figli, rispetto alle 4 ore e 45 delle madri italiane (io rientro pienamente in questa statistica!). E’ il dato peggiore in Europa. Infatti, passiamo dai 42 minuti per i papà spagnoli, ai 64 per gli svedesi, fino ai più “presenti” padri greci con ben 120 minuti.
Eppure, rispetto a 15 anni fa, in Italia, c’è stato un miglioramento del 5%. Le cose, quindi, sembrano evolvere in maniera positiva. Anche le mogli lo testimoniano. Sempre l’indagine Sirc rivela che li reputano molto più coinvolti dei loro padri nella crescita dei figli (circa il 50% in più).
Questa tendenza era già stata messa in evidenza l’anno scorso. Infatti, nell’ottobre del 2013 sempre Focus aveva lanciato un altro sondaggio, incentrato però sulla vita di coppia, dal titolo Lui e lei: chi fa i lavori di casa? Da tale indagine era emerso un interesse dei padri per ciò che riguardava la cura dei bambini, come per esempio il cambio dei pannolini.
In generale la presenza dei padri si associa di più alla sfera dell’attività, del gioco, del tempo libero. La presenza della madre è, invece, collegata ai bisogni materiali, affettivi, all’impegno personale (per es. la scuola). Statisticamente che cosa fanno di solito le bimbe con le madri? Il 72% disegna, il 25% intraprende giochi di ruolo e il 55% fa attività domestiche. Con i padri, invece, il 44,8% fa attività in movimento, mentre il 25,7% gioca con loro ai videogiochi.
Nel 2010, il Parlamento Europeo ha istituito la possibilità di usufruire del congedo di paternità obbligatorio e retribuito, offrendo una reale possibilità di cambiamento sulle opportunità di conciliazione tra tempi di vita familiare e lavorativa dei genitori, dei padri in particolare.

Un altro studio dell’Isfol (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori) del 2012, evidenzia come in Italia vivere in coppia e avere figli produce un effetto completamente sproporzionato tra i genitori. Infatti, le madri registrano un grande incremento di tempo dedicato al lavoro familiare e un decremento di quello per il lavoro retribuito. Per i padri, invece, solo un aumento del tempo per il lavoro retribuito: in media un’ora in più rispetto ai single e agli uomini sposati, ma senza figli. Effetto che viene amplificato con l’aumento del numero dei figli.
Questo studio si conclude con uno spunto di riflessione: il livello di condivisione dei padri nella gestione della famiglia è innescato principalmente dalle donne, dalle loro richieste di aiuto, dalla loro condizione lavorativa, da quelli che sono stati i loro modelli di riferimento e dall’aspetto socio culturale del luogo di residenza.

Lo psicologo D.W. Winnicot sosteneva che alcuni padri si credono migliori delle madri e che questo possa irritare, a loro volta, le madri. Sicuramente c’è della verità in tutto ciò, ma sinceramente e, parlo della mia esperienza, quando si tratta di stare con i figli 38 minuti al giorni e mostrarsi, quindi, madri pazienti, senza tenere in considerazione che le madri devono essere buone 24 ore al giorno per 365 giorni all’anno, forse tutto ciò è un po’ riduttivo.

Vedremo quali saranno i risultati del sondaggio di Focus. Ci servirà da spunto per riparlarne in maniera costruttiva.

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