Prima giornata mondiale della natura selvatica

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Il 3 Marzo di 41 anni fa, veniva ratificata a Washington, la Convenzione sul commercio internazionale delle specie selvatiche minacciate d’estinzione. Oggi, nonostante il numero dei paesi suoi firmatari sia salito a 178, la protezione della fauna selvatica rimane un’emergenza.

Negli ultimi decenni l’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente) ha lavorato senza sosta per promuovere, tra i paesi delle Nazioni Unite, una legislazione nazionale e internazionale che sia in grado di contrastare il bracconaggio e il commercio illegale di fauna selvatica. In parte ci siamo riusciti e, grazie a norme rigide e controlli serrati, un frammento del nostro patrimonio faunistico e floristico è stato salvato. I crimini ambientali, però, sono all’ordine del giorno e, se ancora un mercato illegale esiste ed è florido, è evidente che gli sforzi fatti sin ora non sono stati sufficienti.

Il commercio illegale di fauna e flora selvatica è, a tutti gli effetti, il quarto mercato illegale al mondo, dopo quello degli stupefacenti, la contraffazione e la tratta di esseri umani; non è difficile capire quali pesanti implicazioni sulla pace e sulla sicurezza internazionale ha il suo sviluppo.

Con la designazione della Giornata mondiale della natura selvatica, L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha voluto riconoscere il valore intrinseco della vita selvatica e l’importanza dei suoi numerosi contributi al benessere umano e allo sviluppo sostenibile.

Il WWF stima che il valore del commercio illegale mondiale di flora e fauna selvatica si aggira attorno ai 19 miliardi di dollari; denaro in cui sono trasformati i beni più cari, quelli naturali, che sono ingiustamente sottratti all’umanità intera.

Purtroppo, la prima devastante conseguenza del commercio illegale, è la perdita di specie che si estinguono a una rapidità mille volte superiore al previsto.

Secondo un recente studio UNEP, Elefanti nella polvere, il numero di esemplari uccisi illegalmente in Africa negli ultimi dieci anni è raddoppiato, mentre il commercio di avorio è addirittura triplicato.

Un altro rapporto, Scimmie rubate, dichiara che, ogni anno, 3000 grandi scimmie sono prelevate dalle foreste dell’Africa e del Sud-Est asiatico e vendute a privati cittadini o ad aziende dell’intrattenimento.

Passando dal mondo animale a quello vegetale, una ricerca condotta insieme dall’UNEP e dell’INTERPOL, stima che almeno il 50% del disboscamento nei principali paesi tropicali del bacino amazzonico, Africa Centrale e Sud Africa orientale, viene svolto tramite la criminalità organizzata e, a livello globale, il disboscamento illegale rappresenta il 15% o il 30% del commercio complessivo.

Non è, però, solo il commercio illegale a mettere a repentaglio la sopravvivenza di molte specie selvatiche. I cambiamenti climatici stanno avendo un impatto notevole su un gran numero di animali e piante. Gli orsi polari vedono ridursi, anno dopo anno, i loro ghiacci; le balene sono costrette ad affrontare viaggi lunghi ed estenuanti per raggiungere le zone di alimentazione e molti uccelli migratori, che fanno affidamento sulla presenza delle zone umide per nutrirsi e riposarsi durante i loro lunghi spostamenti, dispongono di un numero sempre minore di acquitrini, dove sostare a causa del fenomeno crescente della siccità.

Il clima, da solo, potrebbe bastare a cancellare in poco tempo, gran parte delle specie a noi care ma, se a questo ci aggiungiamo l’effetto della criminalità organizzata, le conseguenze saranno a breve disastrose anche per il genere umano.

Fortunatamente, negli ultimi anni, l’azione internazionale per combattere il traffico illegale di fauna selvatica ha subito un’accelerazione.

All’inizio di quest’anno, Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha riconosciuto, attraverso due risoluzioni adottate all’unanimità, il nesso diretto tra lo sfruttamento illegale di fauna selvatica e i conflitti in corso in Africa centrale e, il Parlamento Europeo, ha approvato una mozione su una risoluzione relativa ai crimini contro la fauna selvatica, per riconoscere a questi reati la stessa importanza data al commercio di esseri umani o al traffico di droga.

Già a febbraio, il governo degli Stati Uniti ha deciso, simbolicamente, di vietare l’importazione, l’esportazione e il commercio di avorio come conseguenza di una nuova strategia nazionale contro i traffici illegali di animali selvatici o parti di essi. In quegli stessi giorni, a Londra, veniva sottoscritta una dichiarazione delle Nazioni Unite per l’adozione di sanzioni più severe contro i bracconieri.

Sono solo azioni simboliche ma hanno avuto ripercussioni in tutto il mondo; bisogna, però, agire più velocemente concentrando i nostri sforzi in quei paesi dove, ancora, il bracconaggio è tollerato delle amministrazioni locali.

Affrontata l’emergenza, sarà il tempo dei progetti a lungo termine, quelli che veramente ci permetteranno di sconfiggere questo mercato per sempre. Idee nuove e sostenibili per la gestione delle risorse naturali; strategie per la salvaguardia della biodiversità nazionale e internazionale con obiettivi comuni e abbracciati dal maggior numero possibile di paesi. Il tutto, chiaramente, sostenuto dalle giuste scelte politiche e finanziarie.

Tutto questo racchiude la prima Giornata mondiale della natura selvatica; la sua nascita è segnata da tante ombre ma è ugualmente carica di aspettative per il futuro. Speriamo, tra un anno, di potervi raccontare di come il genere umano abbia imparando a voler bene a tutte le forme di vita del nostro pianeta.

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