Un barrito che svela l’età!

elefanti

Gli elefanti comunicano tra loro tramite suoni a bassa frequenza, molti dei quali, non sono neanche percepibili a orecchio umano. Questi “infrasuoni” possono viaggiare nell’aria per diversi chilometri e costituiscono un efficientissimo telefono senza fili che permette, a individui molto distanti tra loro, di continuare a comunicare e mantenere un importante legame sociale.

In passato, numerosi studi hanno affrontato il mistero di quale strano organo permettesse loro di produrre dei suoni tanto potenti ma, solo negli ultimi due anni, è stato scoperto che il barrito di un elefante nasce allo stesso modo del pianto di un bambino e che, solo grazie alla dimensione relativa dell’organo che produce la vibrazione, la laringe, si genera un suono così basso e potente.

Proprio la potenza dei barriti ha convinto alcuni scienziati dell’Università di Vienna a cercare di utilizzare questa caratteristica per localizzare i gruppi di elefanti soprattutto in quegli ambienti, come le fitte foreste equatoriali, dove sarebbe impossibile qualunque altro tipo di monitoraggio.

Conoscere esattamente la posizione di famiglie di elefanti all’interno di un territorio nazionale è molto importante per studiare le loro reazioni alla vicinanza con gli esseri umani e alla continua perdita di habitat ma si è rivelato fondamentale per garantire una maggiore protezione dalle bande di bracconieri.

Negli ultimi due anni, quindi, gli scienziati hanno imparato a conoscere meglio la voce degli elefanti e utilizzarla per localizzarli ma, quei suoni, fino a poco tempo fa, non svelavano nessun’altra informazione.

Oggi, una ricerca appena pubblicata sulla rivista Bioacoustics, ci rivela che, i barriti, possono essere utilizzati non solo per determinare la posizione e il numero di individui in un gruppo, ma anche la loro età; il tutto a chilometri di distanza. “Si tratta di un potente strumento per la conservazione della specie perché meno invasivo e più conveniente di altri metodi come l’identificazione tramite radiofrequenza” spiega Andrew Horn, direttore della rivista.

I ricercatori hanno analizzato statisticamente i modelli di frequenza dei richiami di esemplari diversi. Capire quale individuo stia parlando in un gruppo di elefanti, è molto difficile ma, studiarne le caratteristiche e cercare di trovare dei tratti comuni, è sembrata una strada percorribile.

Sapendo che l’apparato vocale di un elefante funziona allo stesso modo di quello umano è stato semplice dedurre che, a dimensioni maggiori del corpo corrispondono vocalizzazioni dal tono più basso. Isolando dalle registrazioni il tono in assoluto più basso emesso da un singolo esemplare, i ricercatori hanno potuto associare una particolare frequenza a una specifica fase della vita dell’individuo.

Ad oggi, ascoltando i barriti, sappiamo dire con quasi assoluta certezza se l’animale che si trova a chilometri da noi è un individuo adulto o giovane e, con una probabilità del 70%, si potrebbe distinguere il richiamo di un neonato da quello di un cucciolo di qualche anno.

L’individuazione della frequenza rivelatrice, però, non è così semplice; i rumori dell’ambiente spesso inquinano il segnale e questo è il motivo per cui non possiamo ancora assegnare con sicurezza un’età a un individuo semplicemente ascoltandolo.

Gli ambientalisti, però, sono ottimisti: in futuro saremo in grado di monitorare non solo il numero ma anche l’età di tutti gli individui di una famiglia di elefanti semplicemente ascoltando le loro conversazioni a diversi chilometri di distanza.

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