Arsenico, amianto: cosa ci beviamo?

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Sarà perché abito a Roma, ma tutto quello che è emerso a proposito dello scandalo dell’acqua pubblica in queste settimane mi ha lasciata senza parole.
Una delle reti idriche della capitale, la Arsial (rete idrica della regione Lazio), è risultata contaminata da elevati livelli di arsenico, grazie ai campionamenti effettuati nei mesi precedenti. Essendo una struttura vecchia, è sicuramente in parte costruita con l’amianto, un cancerogeno tristemente famoso. Inoltre, è stata recentemente riscontrata la presenza in questi impianti di gas radon, elemento radioattivo anch’esso tumorale. Tale gas non diffonde direttamente nell’acqua, ma ha effetti negativi sull’uomo se poi viene rilasciato nell’aria.
In effetti, si tratta di vecchi acquedotti rurali che servono circa 500 utenze: Malborghetto, Santa Maria di Galeria, Pian Saccoccia, Monte Oliviero, Camuccini, Brandosa, Casaccia-Santa Brigida. Tutto questo problema si è palesato improvvisamente nella vita della popolazione del quadrante Nord di Roma. La conseguenza? Il divieto di utilizzo dell’acqua per uso umano con un’ordinanza partita il 21 febbraio scorso da parte del sindaco di Roma. Adesso, esteso anche alle docce e, quindi, all’igiene personale. Questo divieto si prolungherà per almeno 10 mesi, fino alla bonifica da parte dell’Acea, che sta per prendere in consegna la struttura. Magra consolazione è la sospensione delle fatture dell’acque per le utenze interessate dalla contaminazione.
Ricordo che l’ingestione di elevati livelli di arsenico attraverso l’acqua, per periodi protratti, può portare al cancro ai polmoni, alla pelle, effetti sullo sviluppo, diabete, disturbi cardiocircolatori, ecc.
Anche l’ordine dei medici di Roma è sceso in campo per ribadire i pericoli che si corrono ad utilizzare quell’acqua contaminata, anche solo per lavarsi (che può provocare patologie cutanee). A questo proposito, stanno inviando a tutti i medici della zona un vademecum sui rischi.

La situazione è presente ed è stata denunciata nel Lazio da svariati anni. Molte zone hanno un valore oltre la soglia di 10 microgrammi/litro, che è il limite consentito per utilizzare le acque per consumo umano. Questi valori sono il risultato della normale contaminazione delle acque derivate da terreni di origine vulcanica. Quindi, si tratta di una condizione naturale della zona.
In questo periodo, il nostro Paese o meglio i nostri amministratori, invece di investire nelle infrastrutture o nella prevenzione, hanno preferito ricorrere a deroghe, chieste alla Comunità Europea, per l’utilizzo di acque inquinate (facendosi innalzare il livello consentito di quelle sostanze). L’ultima deroga è purtroppo scaduta a gennaio e adesso si grida al “terrorismo”. Forse era il caso di interessarsi prima della salute di questi cittadini.
Preciso che già l’11 aprile 2011, l’Arsial aveva chiesto al comune di Roma un’ordinanza per vietare l’utilizzo dell’acqua. Che cosa è successo in questi anni? Dovranno spiegarcelo.
Inoltre, teniamo presente che quest’emergenza sembra apparentemente coinvolgere solo 500 famiglie, ma il problema potrebbe essere molto più esteso. Ci sono, infatti, svariati allevamenti locali che si sono riforniti di quest’acqua per anni. La prospettiva più nefasta è che possa essere inquinato il latte (e i derivati) prodotto da quelle mucche e di conseguenza sia stato distribuito e possa costituire un danno per i consumatori. E’ importante, quindi, predisporre un programma di monitoraggio per tutelare la salute dei consumatori, partendo dalla sicurezza degli alimenti.

In Italia, non è solo il Lazio ad essere interessato da questo fenomeno di acqua contaminata. Infatti, si stimano circa 130 comuni dislocati tra Campania, Toscana, Trentino-Alto Adige, Lombardia, Umbria e appunto Lazio, che conta ben 91 comuni con questa problematica!
Consideriamo che c’era tempo fino al 30 giugno 2013 perché i gestori delle acque pubbliche rendessero pubblici, sui loro siti, i dati relativi alla qualità dell’acqua distribuita per quello che riguarda il pH, la durezza, il residuo fisso, solfati, potassio, sodio, arsenico, bicarbonato, fluoruri, nitriti, nitrati, ecc.

Non è trascurabile considerare che l’arsenico è presente anche nelle acque minerali. Uno studio riportato da Le Scienze del 2010 analizzava appunto i valori di arsenico nelle varie marche di acque minerali. Dati praticamente assenti nelle etichette delle acque, che solitamente riportano solo i valori al di sopra dei limiti di legge.
Dovremmo esigere trasparenza sia sull’acqua di casa nostra che viene dagli acquedotti comunali che sull’acqua comperata al supermercato. In fondo, si tratta della nostra salute!

Per approfondire:

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