Una nuova vita grazie alla stampante in 3D

cuore

Scienza e tecnologia alleati per migliorare la vita di un bambino.

La notizia. Un papà ostinato che ha un bimbo, Garrett Peterson, affetto da tracheobroncomalacia legge sul New England Journal of Medicine della possibilità di curarlo con una stampante 3D. Sulla pubblicazione era riportato un caso simile, quello di Kaiba Gionfriddom, che, presso l’ospedale dell’Università di Michigan, aveva recuperato le funzioni respiratorie. La tracheobroncomalacia, infatti, gli aveva ridotto la trachea e i bronchi a 2 piccole fessure, in grado di collassare senza l’intervento di una ventilazione meccanica (l’incidenza di questa malattia è 1/20.000).  Questo padre aveva visto vivere in ospedale suo figlio per  tutti i suoi primi 18 mesi, ventilato meccanicamente. Adesso, invece, grazie ad un’operazione e all’utilizzo appunto di una stampante 3D, questo bimbo può respirare autonomamente: gli sono stati infatti ricostruiti una trachea e 2 bronchi bio-riassorbibili con questa metodica.

La metodologia della stampante 3D sfrutta dei polimeri derivati da plastiche flessibili (chiamati ninja flex) che si posizionano in strati, in grado di ricostruire un organo.

A dicembre 2013, è stato pubblicato un articolo su Biofabrication: riportava il lavoro svolto dall’Università di Cambridge che è stata in grado di stampare cellule sulla retina (struttura veramente molto complessa). In questo caso, è stato raggiunto un obiettivo davvero importante, utilizzando una sofisticata stampante a getto d’inchiostro piezoelettrica. La tecnica è innovativa, perché le cellule nervose sono delicate e il processo della stampa può degradarle facilmente. La stampante piezoelettrica ha evitato rotture e danni alle cellule: si sono così ottenute cellule regolari e un perfetto posizionamento, senza raggiungere elevati livelli di temperatura, deleteri per il raggiungimento del risultato ottimale. Questo, naturalmente, apre il campo a tutta una serie di speranze di ottenere tessuto artificiale, che possa essere in grado di riparare la retina e aiutare a curare patologie oculari gravi che portano alla cecità.

Il 10 febbraio scorso, un altro bambino di 14 mesi, Roland, è stato salvato grazie ad un cuore artificiale tridimensionale, realizzato con una stampante 3D. Questo è avvenuto in America, in Kentucky per la precisione. 20 ore di procedimento e circa 600 dollari è stato il costo per realizzarlo. La patologia del bambino era la tetralogia di Fallot: 4 malformazioni congenite in grado di provocare un ritardo nella crescita fino al caso più grave di rischio di sopravvivenza.

Ulteriore successo e nuovo campo di applicazione di questo tipo di tecnica riguarda addirittura la ricostruzione di un volto umano! La notizia è stata riportata da pochi giorni. Tale risultato è stato raggiunto presso l’ospedale di Morriston, in Galles, dove Stephen Power è stato sottoposto ad un intervento di ricostruzione del volto. Nel 2012 questo signore aveva subito un incidente in moto, che gli aveva procurato gravi fratture al viso non recuperabili. Invece, grazie ad un’operazione durata più di 8 ore e al lavoro dei chirurghi dell’università di Cardiff e del National Centre for Product Design and Development Research, è stato creato un impianto in titanio medico, perfetto per il paziente, grazie alla stampante in 3D belga. Usando, quindi, un’immagine del lato sano del viso, sono stati progettati gli impianti personalizzati in grado di mantenere la simmetria del volto.

Vi lascio con una curiosità. A Londra, presso il Museo della Scienza, c’è una mostra dal titolo “3D: stampa dal futuro”, in cui sono presenti anche le ricostruzioni facciali di due chirurghi, Evans e Sugar, che hanno eseguito l’operazione ri costruzione del volto.

Per approfondire:

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