Quando viaggi libera sempre un animale..

E’ passato qualche mese, avrei dovuto scrivere l’ultima tappa del mio viaggio a Bali ma poi la storia ha preso una piega diversa e ho avuto poca voglia di raccontarla.IMG_2132small

In breve.. come ad ogni viaggio quando passo davanti ad un negozio di animali mi fermo per vedere cosa catturano. E’ un modo facile per conoscere la fauna del posto. Qualsiasi animale prima o poi arriva al mercato.

E come ad ogni viaggio compro quello che posso liberare, i prezzi per un animale si aggirano solitamente sui pochi euro a meno che non sia un uccello molto raro.

Ho cominciato col liberare un paio di scoiattoli, poi ne ho comprati e liberati altri 7 nella foresta vicino casa. E’ stata poi la volta degli uccelli. Pappagalli, merli, e una colomba bianca. Dopo aver liberato già una decina di uccelli e comprato le relative gabbie per trasportarli fino alla foresta decido che è meglio liberarli davanti al negozio di animali. La colomba però, una volta aperta la gabbia rimane a terra. Come si fa a liberare un uccello se non vola? La lascio quindi al negozio.

Il giorno dopo ci ripenso e torno ad acquistarla. La povera colomba che non vola era tenuta in una gabbia accanto alla strada trafficata. Non solo era handicappata ma rischiava di finire i suoi giorni nel rumore assordante e nell’inquinamento. Non il destino giusto per la bellezza di una colomba.

Gli uccelli con le ali tagliate non hanno scampo e meno che mai futuro, ero a due giorni dalla partenza, stavo pensando di lasciare la colomba in gabbia a qualcuno che se ne occupasse con un poco di simpatia per la sua sorte.

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Nel frattempo avevo messo la gabbia sopra un tavolo accanto alla scrivania e le avevo aperto l’entrata. Non sapeva assolutamente cosa farne di un buco aperto nella gabbia, rimaneva nella parte più profonda. Con un bastoncino la spingo piano piano fuori. La prendo in mano e la posiziono sopra la gabbia di legno in mancanza di un trespolo.

Sono decisa a farle vedere in due giorni tutto quello che non ha visto nella sua intera vita. Prima di tutto le rimuovo le sbarre che le hanno impedito di vedere un orizzonte intero, poi la metto su un ramo di albero per mimarle quello che avrebbe provato se avesse volato: il verde delle foglie, il sostegno del tronco dell’albero, il silenzio della natura, la messa a fuoco degli occhi sul cielo – il suo spazio naturale.

La colomba, modestissima, non ha mai reagito, guardava roteando gli occhi da parte a parte quello che le doveva sembrare paradiso, sotto di lei si apriva una valle verde di risaie e palme.

Proprio quello che volevo vedesse, qualcosa di meglio del traffico umano pesante, caotico e sporco. Lo avrà capito? Avrà visto quello che volevo vedesse? Nel dubbio, prima che in futuro uno scienziato ci confermi che gli animali vedono, capiscono, mettono in relazione uno stato di prigionia con la libertà e ne soffrono, la tratto come tratterei una persona nelle sue condizioni.

Godo di un certo stato di  beatitudine a giocare a fare il Creatore. Anche chi usa gli animali per fare avanzare la scienza e li usa per indagare le reazioni nervose a cervello aperto giocano a fare il Creatore. La differenza è che loro sopprimono fin dentro il loro ultimo neurone qualsiasi empatia per l’animale, io scopro di amarlo e gli riverso in pochi giorni tutta la mia carica protettiva.

E’ proprio quando ci sono dentro fino al collo che succeede.

La mattina di un nuovo giorno, e meno uno dalla partenza, metto la colomba sul prato davanti alla mia stanza. Non le stacco gli occhi di dosso. Poi però mi ricordo che devo mandare una decina di email per lavoro e rientro nella mia stanza.

Quando termino, dopo una ventina di minuti, esco e cerco la colomba con gli occhi. Il prato è vuoto. Cerco tra gli scalini, nelle parti più nascoste e nel giro di pochi secondi realizzo il dramma che si è consumato nel silenzio più assoluto quando vedo un gruppetto di penne bianche adagiate sul pavimento poco lontano dal prato.

Urlo ‘the cat.. the cat..’ esce fuori lo staff dalla cucina e mi aiuta a cercare l’animale. Uno di loro s’infila sotto la siepe e ne esce tenendo per le zampe la colomba priva di vita, sporca di sangue all’altezza del collo.

Ci sono casi in cui una persona non ha bisogno di agenti esterni per farsi del male, ci riesce benissimo da sola.

Se solo non avessi fatto niente, non avessi mosso un dito, sarebbe ancora viva. Insomma, la storia dell’uccello che ho liberato, accudito per farlo poi straziare dal gatto mi ha impedito di scrivere fino ad oggi.

Nel frattempo sono partita e ritornata a Bali, oggi è di nuovo il mio ultimo giorno e ho ancora liberato un uccello.

E’ una bellissima sensazione vederlo cercare l’uscita e poi seguire il suo primo spiegamento di ali dopo mesi o anni di prigionia, è come redimere un torto, rimettere qualcosa in ordine che era terribilmente in disordine.

In viaggio ho letto la biografia di Leonardo, ad un certo punto si racconta che passando davanti a un venditore di uccelli chiedesse il costo per acquistarli. Il venditore gli chiede esattamente quale degli uccelli volesse comprare, Leonardo gli risponde tutti, e poi ad uno ad uno gli aprì le gabbie e li liberò. Avendo studiato e scritto un trattato sul volo degli uccelli, avrebbe potuto portarli a casa e vivisezionarli con macabra pedanteria per rivelarci l’anatomia da morti. Invece ha preferito gustarsi la sensazione di quelle ali inutili che tornavano a distendersi nel vento.

 Quanto ai gatti, ho imparato una lezione anche su di loro…

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  1. corrado Finocchiaro
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