Il bio-duck non è più un mistero

Balaenoptera-bonaerensisEra il 1960 quando il primo sottomarino di passaggio nelle acque dell’Oceano Antartico registra uno strano suono proveniente dagli abissi. Dopo di lui, molti altri equipaggi affermano di aver rilevato il misterioso richiamo. Le descrizioni parlano sempre di “una serie di impulsi che seguono un modello altamente ripetitivo”, più forte durante l’estate e più lieve in inverno.

In un primo momento, il ripetersi costante del segnale, ha fatto nascere il dubbio che si trattasse di un misterioso codice utilizzato da altri sottomarini, appostati tra i ghiacci antartici. Con la guerra fredda in pieno svolgimento, è stato semplice immaginare una nuova forma di comunicazione elaborata da chissà quale nazione ostile. La stagionalità del segnale ha, però, convinto militari e scienziati interpellati che si trattasse di un animale sconosciuto. Le frequenze del segnale, poi, erano riconducibili a un animale dalla mole gigantesca, più grande della più grande tra le balene che, per sua natura, non abbandonerebbe mai le gelide acque abissali.

L’origine del suono, che è stato chiamato bio-duck perché molto simile al verso di una papera, è rimasto a lungo un mistero. Nessuno ha mai pensato che l’artefice potesse essere la Balenottera minore antartica (Balaenoptera bonaerensis), la più piccola tra le grandi balene, famosa, purtroppo, per essere la vittima preferita delle baleniere giapponesi. Nessuno scienziato l’aveva mai ipotizzato perché, d’inverno e a quelle latitudini, questa specie non avrebbe dovuto esserci!

Da qualche tempo un team internazionale di ricercatori stava cercando di registrare i segnali delle balenottere; solo nel febbraio dello scorso anno sono riusciti a porre dei rilevatori acustici sul corpo di due balenottere di passaggio a largo della penisola antartica occidentale.

Benché i rilevatori siano rimasti attivi solo per un paio di giorni, è stato sufficiente per registrare una serie di segnali chiave che sono stati poi elaborati da Denise Risch del Northeast Fisheries Science Center della NOAA (NEFSC) e i cui risultati sono stati da pochi giorni pubblicati su Biology Letters.

Identificare l’origine del segnale nella balenottera minore è la prova che non tutti gli individui di questa specie seguono lo stesso comportamento. Mentre alcune balenottere migrano verso le coste australiane, altre, anche durante il rigido inverno australe, rimangono nascoste nelle acque antartiche coperte di ghiaccio!

I risultati di questo studio permetteranno agli scienziati di conoscere meglio la distribuzione e l’abbondanza di questa specie e di svolgere le loro ricerche anche nelle aree più inaccessibili.

Speriamo che questo nuovo strumento non si riveli un’arma a doppio taglio. Preoccupa che l’Istituto di ricerca sui cetacei giapponese (ICR), nonostante la sentenza della corte di giustizia internazionale abbia dichiarato illegale la caccia indiscriminata ai cetacei, ha recentemente comunicato che riprenderà l’attività nel 2015.

Molti credono che si tratti solo di una mossa politica, poiché le motivazioni richieste dalla giustizia per riprendere la caccia “legalmente” sono molto restrittive. Sarebbe bene, però, non abbassare la guardia, soprattutto adesso che, a causa del loro caratteristico richiamo, l’uomo sarà in grado di scovarle anche in quell’ultimo angolo di oceano in cui sono ancora al sicuro.

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