Idee utili e proposte per non sprecare il cibo

foodwaste

Il rapporto pubblicato lo scorso anno dalla FAO sulle “conseguenze ambientali dello spreco di prodotti alimentari” è inquietante. Il cibo buttato ammonta addirittura ad un terzo di quello prodotto e, in questo modo, si sprecano circa 570 milioni di euro l’anno. Naturalmente, oltre ai problemi economici, ci sono una serie di risvolti ambientali enormi. Pensiamo all’anidride carbonica generata per produrre generi alimentari e per il loro trasporto su gomma. Pensiamo all’utilizzo dell’agricoltura intensiva e dei fertilizzanti chimici sui terreni. Per non parlare poi dello spreco di acqua!

In virtù di un aumento esponenziale della popolazione mondiale e della sua domanda di cibo, ci dobbiamo fermare per riflettere sulla possibilità di ottimizzare la produzione e i consumi.

La prima notizia che vi voglio riportare e che credo essere degna di nota, riguarda una proposta avanzata dall’Unione Europea. Il 19 maggio, infatti, si è svolta una riunione del Consiglio dell’Agricoltura a Bruxelles, dove è stata presentata una mozione per poter rivedere le regole per le date di scadenza di alcuni cibi. Sembra che alcuni stati membri, come Olanda e Svezia, spingano per includere alcuni cibi tra quelli che non hanno bisogno di data di scadenza. Quindi, oltre ad aceto, sale e zucchero, si pensa di aggiungere alla lista anche pasta, riso, tè, caffè e formaggio duro.

Pensiamo a quanti di noi buttano pasta o caffè in pacchetti integri, per paura che possano essere rovinati. Considerando che 89 milioni di tonnellate di cibo vengono gettati in tutta Europa ogni anno, forse è il caso di cercare delle soluzioni.

E’ invece contraria, a questa proposta, la nostra Coldiretti che paventa le possibili conseguenze sulla qualità degli alimenti in commercio.

Un progetto veramente originale ha preso vita l’anno scorso a Copenaghen. Un gruppo di volontari, che lavoravano in cucine o ristoranti (regno dello spreco per elezione), hanno deciso di arginare questo fenomeno aprendo un ristorante (Rub & Stub). La particolarità di tale posto è la materia prima, cioè scarti alimentari di negozi e aziende (donazioni di partner che hanno aderito a questo progetto). Si tratta in realtà di merce buona, ma semplicemente non bella esteticamente e, quindi, destinata ad essere buttata. Il menù varia di giorno in giorno e il ristorante può ospitare fino a 60 persone. I proventi, inoltre, sono devoluti in beneficienza a tre associazioni che si occupano di aiutare la popolazione della Sierra Leone.

Per chi è più tecnologico, c’è un modo smart per cominciare a sprecare meno. Perché non provare? Si tratta di una app creata da 4 ragazzi italiani (veneti in particolare) dal nome invitante, Ratatouille. Grazie a questa applicazione, a marzo 2013, hanno vinto un premio bandito dalla Confartigianato di Vicenza. L’idea è semplice, ma funzionale. E’ come avere a disposizione un frigorifero virtuale, pieno di cibi in eccesso che sono però presenti nel nostro vero frigo. Per ogni alimento sono riportate le caratteristiche, come la data di scadenza. C’è poi la possibilità di mettersi in contatto con altri utenti in possesso della stessa app e disposti a donare o scambiare gli alimenti in eccesso. Si possono scambiare messaggi istantanei per concordare lo scambio o il ritiro dei cibi. Questa app è disponibile per i-phone dal 6 maggio.

Secondo me è un’idea davvero carina, soprattutto per i ragazzi giovani che magari vivono da soli e rischiano di sprecare troppo cibo per inesperienza e poi… è anche un modo per fare nuove amicizie!

NextDoorhelp è, invece, un social network creato da 3 ingegneri italiani, attivo da agosto 2013. Il principio è sempre lo stesso: condividere e scambiarsi il cibo in eccedenza. E’ una piattaforma informatica in cui si può essere Helper o Finder, utente che cede o cerca cibo appunto. Questo social network collabora anche con Slowfood. Inoltre, gli utenti possono dare il loro parere per migliorare il servizio.

Beh, tante buone idee da prendere in considerazione.

Per approfondire

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