Gli occhiali con i fori

occhiali

Recentemente sono stata al Festival dell’Oriente a Roma. Lì, mi è capitato di imbattermi in un banchetto dove venivano pubblicizzati un tipo di occhiali che sinceramente non conoscevo. Li ho provati e poi ho approfondito l’argomento. Ecco che cosa ne ho tratto.

Si tratta di occhiali chiamati stenopeici, in cui al posto delle lenti ci sono due dischi di plastica con dei fori a struttura piramidale, distribuiti secondo uno schema preciso. Sono utilizzabili un po’ per tutti i difetti visivi: miopia, astigmatismo, presbiopia, ipermetropia.

Praticamente, indossando tali occhiali è possibile vedere gli oggetti senza dover mettere a fuoco, poiché l’immagine andrà a essere visualizzata nella parte più sensibile della retina (evitano l’utilizzo di tutta l’ampiezza della pupilla). Effettivamente, togliendo gli occhiali classici e indossando quelli, è possibile vedere un miglioramento nell’osservazione di oggetti.

E’ una specie di metodo naturale di ginnastica passiva per riabituare l’occhio a utilizzare tutti i suoi muscoli oculari. E’ possibile eseguire una graduale riabilitazione grazie all’uso di questi occhiali. Otterremo così una lubrificazione e una maggiore ossigenazione dell’occhio, un bruciore minore, un’aumentata percezione visiva e una maggiore elasticità dei muscoli oculari.

Il principio di funzionamento è conosciuto da moltissimi anni. Leonardo Da Vinci fu il primo scienziato a paragonare la camera oscura al nostro occhio umano. Infatti, come la camera oscura, il foro stenopeico lascia filtrare solo alcuni raggi solari, trattenendo quelli obliqui. In questo modo, facendo penetrare principalmente i raggi paralleli, che non hanno bisogno di essere messi a fuoco, si ottiene un’immagine più nitida sulla retina.

Basti pensare che anche gli eschimesi utilizzavano delle lamine di avorio con un foro verticale per filtrare la luce, in modo da non essere accecati dal riflesso della luce sul ghiaccio e poter così ottenere una visione meno sfocata.

Ne viene consigliato un utilizzo graduale, in modo da potersi adattare. Si può cominciare con pochi minuti fino a qualche ora al giorno, non continuativa. Sono indicati maggiormente per quando si legge, si vede la televisione o si sta al computer. E naturalmente, non vanno usati al posto degli occhiali da sole, nei casi di poca luce o per guidare. Ai primi utilizzi, possono provocare sdoppiamento dell’immagine, un fenomeno passeggero. Dopo alcuni mesi di utilizzo, è possibile notare un miglioramento della capacità visiva e sarà, quindi, necessario rivalutare con l’oculista di fiducia il campo visivo. E’ possibile recuperare mezza diottria ogni 3 mesi in cui si fa un esercizio costante.

Questo tipo di occhiali è prodotto da svariate ditte. Alcune prevedono anche delle montature in legno di bambù ed escludono l’utilizzo di prodotti di origine animale.

Diciamo che questo tipo di strumenti si basa sul metodo di miglioramento della vista con mezzi naturali raccomandato dal dott. Bates. William Horatio Bates è un medico inglese (1860 – 1931) che nel 1919 pubblica “Vita perfetta senza occhiali” in cui ipotizza la possibilità di recuperare la vista tramite degli esercizi. Inoltre, spinge molto anche sul ruolo dell’immaginazione e della memoria nella percezione dell’occhio.

In fondo, teniamo presente che l’efficienza visiva dipende da molte cause, che vanno da problemi fisici, carenze alimentari, tensioni muscolari a stress e disturbi psicologici di varia natura.

L’uso delle lenti correttive cerca di risolvere il difetto in breve tempo, senza rimuovere le vere cause e, quindi, con un lento, ma costante peggioramento.

Sinceramente, io sono solo miope e sto provando a utilizzare questi occhiali. Vi terrò al corrente sugli sviluppi.

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