Allarme virus Ebola

Africa

Ci sono posti nel mondo dove è veramente difficile vivere. Noi non ce ne rendiamo conto, ma purtroppo è così.

Per esempio, mi spaventa e seguo con attenzione, la situazione della diffusione del virus Ebola in Africa. Oramai sembra essere fuori controllo, con più di 60 focolai e di 350 morti!

L’Associazione Internazionale Medici senza Frontiere ha recentemente lanciato un allarme per attirare l’attenzione sul problema, che sta raggiungendo dimensioni ragguardevoli, sia per velocità di infezione che per distribuzione geografica.

I vari focolai si sono estesi fino ad interessare tutta l’Africa occidentale: Guinea, Sierra Leone, Liberia, Costa d’Avorio, ecc.

Si tratta di un virus molto aggressivo, che provoca febbri emorragiche, diarrea, sintomi neurologici e porta alla morte fino al 90% dei contagiati. E’ un virus a RNA, appartenente alla famiglia dei Filoviridae. Fu identificato per la prima volta nell’uomo nel 1976, in Congo e Sudan. Il nome deriva, appunto, dal nome del fiume dove si verificò uno dei primi due focolai nel ’76. Ne sono stati identificati 5 ceppi (Zaire, Sudan, Ivory Coast, Bundibugyo e Reston), di cui 4 letali per l’uomo. Se si identifica nelle primissime fasi e si sottopone a terapia di idratazione, si hanno maggiori possibilità di sopravvivenza del soggetto contagiato.

Il pericolo di diffusione del virus in Europa è piuttosto scarso. Infatti, il periodo d’incubazione è breve e, quindi, è difficile riuscire a spostarsi una volta contratto il virus. Di solito, questo periodo si aggira tra 2 e 21 giorni. Dopo aver contratto la malattia, le manifestazioni tipiche sono febbre, stanchezza, mal di testa, dolori muscolari, faringite, vomito e diarrea, a volte esantemi cutanei.

Il contagio poi avviene per contatto diretto (fluidi corporei, saliva) e non per via aerea. Può avvenire anche per trasmissione sessuale: si è riscontrata trasmissione fino a 7 settimane dopo la guarigione.

Teniamo anche presente che l’uomo continua ad esplorare la giungla, spingendosi sempre più lontano e consumando carne di animali selvatici (bush meat), che spesso fungono da serbatoio al virus. Si pensa che siano stati dei grossi chirotteri che vivono nelle foreste tropicali, chiamati volpi volanti, a fungere da serbatoio alla diffusione del virus. In essi, infatti, il virus è asintomatico. Probabilmente, poi, si è diffuso alle scimmie e alle antilopi fino ad arrivare all’uomo.

Purtroppo, sta risultando sempre più difficile tenere questa epidemia sotto controllo, in quanto geograficamente interessa almeno 3 frontiere e le zone colpite sono territori di guerra. Inoltre, questa volta i sintomi comportano una compromissione gastrointestinale, fenomeno che la rende più difficile da individuare.

Per ora, non esistono cure o vaccini per arginarla. Si stanno, naturalmente, studiando metodologie avanzate, che prevedono tecnologie antisenso. Ad ora, si possono solo trattare i sintomi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha organizzato per il 2 e 3 luglio 2014 ad Accra (Guinea) un meeting con i ministri della Sanità di vari Paesi, per individuare una strategia comune in difesa di questa epidemia.

Medici senza Frontiere ha anche attivato una raccolta fondi per arginare l’epidemia.

E’ sicuramente una situazione da tenere sotto controllo e da non sottovalutare.

Per approfondire:

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