Gli incendi in numeri: cause e conseguenze di un paese che brucia

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Il bosco non è solo un bosco

Prima di iniziare a percorrere il tortuoso sentiero che ci aiuterà a conoscere un po’ meglio una tra le principali minacce ai nostri ambienti naturali, è importante chiarire che per “bosco”, il nostro ordinamento e i piani applicativi che ad esso si riferiscono, intende “tutti i terreni coperti da vegetazione forestale arborea associata o meno a quella arbustiva di origine naturale o artificiale, in qualsiasi stadio di sviluppo, i castagneti, le sugherete e la macchia mediterranea…”

Partendo da questa definizione, più di un terzo della penisola può essere considerata ricoperta di verde: ben 10.467.522 ettari, pari al 34,7% della superficie nazionale. Tra i distretti territoriali, l’Alto Adige, il Trentino, il Friuli Venezia Giulia, la Liguria, la Toscana, l’Umbria, l’Abruzzo, la Calabria e la Sardegna hanno un coefficiente di boscosità sensibilmente superiore a quello nazionale. I boschi propriamente detti, invece, con una estensione stimata pari a 8.759.200 ha, coprono il 29.1% dell’intero territorio nazionale e le regioni più densamente boscate sono la Liguria e il Trentino che, con un grado di copertura percentuale rispettivamente di 62.6 e 60.5%, costituiscono gli unici ambiti amministrativi in cui il bosco copre più della metà del territorio. La maggior parte dei boschi in Italia ha avuto origine attraverso processi seminaturali (69.2%), ossia in seguito ad attività selvicolturali e la maggiore percentuale di boschi con origine naturale si evidenzia in Sicilia (36.6%), in Abruzzo (32.3%), in Valle d’Aosta (32.0%) e in Puglia (31.9%).

Il valore dei boschi

I boschi, in quanto tali, oltre alle produzioni legnose, facilmente monetizzabili, forniscono, servizi senza prezzo alla comunità (come la capacità di mitigare il clima e proteggere il terreno dalla perdita di suolo) da tutti riconosciute e usufruibili anche dai non proprietari. Tali benefici indiretti prodotti dal bosco, come unità ecosistemica, sono strettamente legati alle funzioni vitali espletate dai boschi e sono di insostituibile necessità per la vita dell’uomo, per la sua sicurezza, contro il pericolo di frane e di improvvise piene e soprattutto per mantenere l’equilibrio del pianeta.

Per tali ragioni il bosco va preservato dal diffuso disboscamento. I terreni strappati alla foresta equatoriale e divenuti poi aridi o desertici sono aumentati in questo secolo del 140%, passando da 12 milioni a 28 milioni di chilometri quadrati. Il ritmo degli abbattimenti è aumentato nel tempo ad una velocità di 30 ettari al minuto, il che vuol dire la distruzione di 160.000 chilometri quadrati l’anno. Secondo stime recenti, negli ultimi 100 anni nel mondo sono stati distrutti oltre 22 milioni di chilometri quadrati di foresta, quasi il 40% dell’intero patrimonio verde. In Europa restano circa 140 milioni di ettari di boschi.

Principali cause di danneggiamento dei boschi: gli incendi

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Una parte considerevole dei danni alle formazioni boschive è oggi riconducibile ad andamenti climatici insoliti come gelate tardive, estati estremamente secche o grandinate violente. Il “fattore clima” ha acquisito sempre maggiore importanza negli ultimi tempi per l’aumentata frequenza di questi eventi.

Nonostante i cambiamenti climatici contribuiscano a indebolire i sistemi boschivi, quasi il 70% dei boschi italiani non presenta danni da patologie evidenti, segno che gli agenti patogeni o la pressione della selvaggina, generalmente considerati fattori di rischio, hanno ancora un’influenza moderata sulla salute degli alberi.

Capitolo a parte va dedicato agli incendi che nel nostro paese, anche a causa di condizioni climatiche sempre più estreme e dell’incuria delle persone, mandano letteralmente in fumo ogni anno centinaia di ettari di terreno boscato.

Gli incendi non sono tutti uguali

Il fuoco può interessare tutti gli strati del bosco, o solo uno di essi. In base allo strato interessato si distinguono diversi tipi di incendio.

Gli incendi sotterranei si propagano consumando il materiale organico presente nella lettiera. Dal punto di vista ecologico possono avere conseguenze estremamente gravi, perché in grado di danneggiare l’apparato radicale delle piante. Spesso non è visibile la fiamma ma è solo il fumo a testimoniare la presenza di un incendio. Sono necessari diversi giorni per assicurarsi che non vi siano nuovi focolai; di contro la velocità di propagazione è bassa con una media di 7 cm/h.

Gli incendi radenti bruciano la lettiera, i cespugli, l’erba i prati e i pascoli (generalmente al di sotto dei due metri di altezza). Spesso un incendio boschivo inizia con questa forma. A seconda della tipologia e quantità di combustibile a disposizione gli incendi radenti possono variare molto in intensità e velocità; a grandi linee si può affermare che un incendio radente di lettiera si propaga più lentamente e con minore intensità rispetto ad un incendio di strato erbaceo o arbustivo. In presenza di questo ultimo l’attenzione deve essere massima perché potrebbe facilmente evolvere in un incendio di chioma.

In questo caso il fuoco interessa lo strato superiore del bosco. Gli incendi di chioma possono essere passivi, attivi ed indipendenti. Negli incendi di chioma passivi, l’incendio si alimenta da quello radente sottostante e avanza come unico fronte; negli incendi di chioma attivi e indipendenti, invece, l’energia necessaria ad alimentare la fiamma viene dalla combustione delle chiome stesse ed è caratterizzato da un’elevata velocità di propagazione e da un’altezza significativa delle fiamme. Sono questi gli incendi più preoccupanti perché capaci di saltare anche barriere naturali e distruggere aree estese in pochissimo tempo.

Gli incendi in Italia

Solo nell’ultimo decennio si sono osservati in Italia circa 7200 incendi all’anno, con una superficie di 80.000 ettari.

Dal 1970 al 2009 gli incendi forestali hanno presentato un andamento variabile con anni di forte incremento, sia nel numero che nella superficie interessata, e anni caratterizzati da un contenimento degli incendi. Il decennio più critico è stato quello degli anni Ottanta, quando si è registrato il numero di incendi più elevato in un anno (18.664 nel 1985), la maggiore superficie forestale percorsa dal fuoco (229.850 ettari nel 1981) e la maggiore superficie forestale media per incendio (26,7 ettari nel 1983). Per la superficie boscata in senso stretto il decennio più critico è stato il 1990-99, con il picco di 116.378 ettari incendiati nel 1993.

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Nell’ultimo decennio si è verificata una riduzione sia nel numero di incendi che nella superficie interessata: nel periodo 2000-2009, infatti, la superficie boscata incendiata è stata pari a quasi 40.000 ettari l’anno, contro i 50.000 ettari degli anni Settanta, i 53.000 ettari degli anni Ottanta, i 55.000 ettari degli anni Novanta. La superficie forestale incendiata mostra, nel complesso, un andamento simile: la dimensione media della superficie forestale interessata da incendi tende a ridursi progressivamente nel tempo, passando da 13,5 ha per incendio negli anni Settanta a 11,6 ha nell’ultimo decennio. A causa delle anomale condizioni climatiche gli anni 2003 e 2007 sono caratterizzati da un numero di roghi al di sopra della media. Infine, nel 2007 gli incendi hanno assunto vaste proporzioni raggiungendo una media di oltre 21 ha a incendio.

Confrontando il numero di incendi con la quantità di precipitazioni e la temperatura la correlazione non è tale da giustificare le evidenti differenze nel numero d incendi riscontrate di anno in anno. Tutto ciò non fa altro che avvalorare l’ipotesi che, sulla probabilità che un incendio avvenga e sull’estensione della superficie incendiata, influiscano numerosi altri fattori, principalmente quelli di origine antropica. Nella maggioranza dei casi, infatti, gli incendi sono causati da incuria, semplicemente gettando una cicca di sigaretta accesa su un prato o, ancor peggio, sono appiccati volontariamente.

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Gli incendi in Europa

In ambito europeo il più importante strumento per la conoscenza degli incendi boschivi è rappresentato dall’EFFIS, il sistema di informazione europeo sugli incendi boschivi. Il sistema EFFIS consiste di un’infrastruttura scientifica e tecnica gestita su di una piattaforma informatica, che si avvale anche della consulenza di una rete di esperti nazionali sugli incendi boschivi che si incontrano regolarmente con i servizi della Commissione europea.

Nel 2009 gli incendi registrati nei 5 Paesi mediterranei dell’Unione europea hanno percorso un’area totale di 323.896 ettari che, pur rappresentando quasi il doppio rispetto alla superficie bruciata nel 2008, risulta tuttavia al di sotto della media degli ultimi 30 anni. Anche il numero di incendi globalmente registrato nel 2009, pari a 52.795, è leggermente inferiore alla media degli ultimi due decenni.

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Dal momento che l’area di ogni Paese, sia totale che boscata, è molto differente, e che considerevolmente diversa risulta anche l’area esposta a rischio di incendio, un paragone diretto ed assoluto tra tali Paesi non può essere effettuato.

Chi difende i nostri boschi dagli incendi?

La “legge quadro in materia di incendi boschivi”(L.353/2000) individua nelle regioni l’organismo responsabile di tutte le attività di previsione, prevenzione e lotta agli incendi attraverso l’attuazione di un piano operativo mentre, lo Stato, ha il compito di organizzare tali attività.

In particolare, al DPC (Dipartimento della Protezione Civile), attraverso il COAU (Centro Operativo Aereo Unificato), è affidato il coordinamento dei mezzi della flotta aerea antincendio dello Stato resi disponibili dal Corpo Forestale dello Stato, dall’Aeronautica Militare, dall’Esercito, dai Vigili del Fuoco e dalla Marina Militare.

Alle regioni compete l’attivazione delle sale operative per consentire la cooperazione dei diversi soggetti che concorrono alla lotta agli incendi e, nel caso, all’intervento della protezione civile.

Ogni regione attiva, quindi un programma che ha l’unico compito di ridurre ogni anno le superfici percorse da fuoco. Perché ciò sia possibile sono definiti accordi specifici con il Corpo Forestale dello Stato, i Vigili del Fuoco, nonché con le associazioni di volontariato.

L’attività di previsione consiste nell’individuare le aree ed i periodi a maggior rischio di incendio boschivo; sono effettuate dal Dipartimento di Protezione Civile e dalle regioni attraverso i centri funzionali. Le attività di previsione vengono messe in campo dal DPC e dalle regioni attraverso la rete dei centri funzionali. Il CFC (Centro Funzionale Centrale) e il Servizio Rischio Incendi Boschivi e di Interfaccia emettono giornalmente un bollettino di suscettività all’innesco degli incendi boschivi su tutto il territorio nazionale, individuando tre livelli di pericolosità (bassa – media – alta).

L’attività di prevenzione è necessaria, invece, per ridurre le cause ed il potenziale innesco di un incendio. Le azioni possono essere preventive, destinate al bosco, come la manutenzione, la pulizia e la rimozione della necromassa, oppure destinate all’uomo. Visto che la maggioranza degli eventi è causata da un cattivo comportamento umano, l’azione preventiva deve riguardare sia il controllo delle attività umane in prossimità di una formazione boschiva, sia una comunicazione capillare per informare, sensibilizzare e educare i cittadini ad osservare il giusto comportamento.

Quando la prevenzione non basta: la lotta attiva agli incendi boschivi (AIB)

Quando parliamo di lotta attiva ci riferiamo a tutti quegli interventi da compiere quando un incendio è in atto. L’Organizzazione AIB delle varie regioni coinvolge diverse strutture locali e prevede la collaborazione ed il supporto di organismi statali. Le Regioni organizzano l’attività antincendio attraverso il piano regionale ed assicurano il coordinamento delle proprie strutture con quelle statali attraverso le SOUP (Sale Operative Unificate Permanenti).

Un’altra struttura di coordinamento che opera contemporaneamente alle SOUP è il COAU (Centro Operativo Aereo Unificato), gestito dal Dipartimento della Protezione Civile, che garantisce e coordina sul territorio nazionale le attività aeree di spegnimento con la flotta aerea antincendio dello Stato, sia in ambito nazionale che internazionale.

Le componenti terrestri sono invece quelle strutture che provvedono alla vigilanza ed al controllo del territorio, all’avvistamento e alla repressione. Sono principalmente costituite da operai forestali degli Enti competenti, da operai dei Comuni, dagli operatori delle associazioni di volontariato convenzionate.

Durante la stagione ad alto rischio di incendio (15 giugno-15 settembre) vengono organizzati sul territorio servizi di avvistamento attraverso pattugliamento, vedette poste su torrette o punti panoramici e sistemi di telecontrollo. Le eventuali segnalazioni, in caso di avvistamento di fumo, vengono fatte direttamente alla squadra operativa che provvederà poi ad allertare le strutture preposte alla verifica ed allo spegnimento.

In caso di incendio le prime ad intervenire sono le squadre di terra AIB coordinate dalle Regioni e composte da personale regionale. Oppure, sulla base di specifici accordi di programma indicati nei piani regionali, da personale del Corpo Forestale dello Stato, del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, delle Forze Armate, delle Forze di Polizia dello Stato e dai volontari antincendio boschivo.

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La legge italiana a tutela dei boschi dagli incendi

La norma riguardante gli incendi è articolata su un livello penale e uno amministrativo e, oltre alla già citata legge quadro in materia di incendi boschivi, testi di riferimento sono anche il codice penale, la legge forestale del 1923, il Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza e la legge istitutiva del Ministero dell’Ambiente.

Con l’entrata in vigore della prima, però, si è stati testimoni di una svolta fondamentale sul fronte della repressione degli incendi boschivi. Per la prima volta nel testo si dà la definizione di incendio boschivo come (art. 2): “fuoco con suscettività ad espandersi su aree boscate, cespugliate o arborate, comprese eventuali strutture e infrastrutture antropizzate poste all’interno delle predette aree, oppure su terreni coltivati o incolti e pascoli limitrofi a dette aree.”.

Tra i nuovi divieti e le prescrizioni introdotte si segnalano quelle contenute nell’art. 10 che prevede che le zone boscate ed i pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco non possano avere una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per almeno 15 anni; sono vietati inoltre per 5 anni sugli stessi soprassuoli le attività di rimboschimento e di ingegneria ambientale; o ancora, sono vietati per 10 anni, limitatamente ai soprassuoli delle zone percorse dal fuoco, anche l’esercizio delle attività pastorizie e venatorie.

Viene inoltre vietata, nei periodi a rischio, ogni azione che potrebbe anche solo potenzialmente provocare l’innesco di un incendio. Le sanzioni per chi trasgredisce alle indicazioni riportate nella legge quadro sono raddoppiate se l’autore dell’illecito appartenga al CNVVF, al CFS, alle FFAA, alle altre Forze di polizia dello Stato, al Servizio forestale regionale, al Servizio regionale di protezione civile, ad una organizzazione di volontariato impegnata nelle attività di antincendi boschivi.

Il reato di incendio boschivo, considerato delitto contro l’incolumità pubblica, viene enunciato nell’art. 423 bis del codice penale. Ai sensi dell’art. 423 bis c.p., chiunque cagiona dolosamente un incendio su boschi, selve e foreste o vivai forestali destinati al rimboschimento, propri od altrui è punito con la reclusione da 4 a 10 anni. Se l’incendio boschivo è invece cagionato per colpa, la pena prevista è la reclusione da 1 a 5 anni. È inoltre prevista la reclusione da 6 a 15 anni se dall’incendio deriva un danno grave, esteso e persistente all’ambiente.

Il reato è doloso quando è preveduto e voluto dall’autore come conseguenza della propria azione od omissione. Esempio classico è il caso di chi, intenzionalmente, accende dei fuochi in un’area boschiva utilizzando taniche di benzina e fiammiferi. Il reato è invece colposo quando l’evento, anche se preveduto, non è voluto e si verifica a causa di negligenza o imprudenza o imperizia come nel caso del mozzicone di sigaretta accesa e gettato nel bosco o del proprietario di un fondo che deposita materiale infiammabile senza protezione nelle vicinanze di un bosco.

Le Prescrizioni di Massima e di Polizia Forestale (P.M.P.F.) contenute nella Legge forestale riguardano, invece, la prevenzione e la repressione degli incendi boschivi. In particolare, vietano di accendere fuochi all’aperto nei boschi o a distanza inferiore a 100 metri; anche il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (T.U.L.P.S.) – R.D. n. 773/193 si occupa di incendi boschivi. In particolare, l’art. 59 vieta di dar fuoco nei campi e nei boschi alle stoppie fuori del tempo o senza le condizioni stabilite dai regolamenti locali e ad una distanza inferiore a quella in essi determinata. In caso di incendio boschivo si applicano anche le disposizioni contenute nell’art. 18 della legge n. 349/1986 di Istituzione del Ministero dell’Ambiente; in particolare, nella sezione delle norme in materia di danno ambientale , è contemplato un risarcimento del danno, alla cui determinazione concorrono l’ammontare delle spese sostenute per la lotta attiva e la stima dei danni al soprassuolo ed al suolo.

Attività investigativa del CFS sugli incendi boschivi

Il Corpo forestale dello Stato, a seguito della legge 21 novembre 2000, n. 353ha dato impulso all’organizzazione, centrale e dei Comandi territoriali, in tema di attività di prevenzione e repressione dei crimini incendiari. Il Nucleo Investigativo Antincendi Boschivi (NIAB) svolge funzione di coordinamento ed indirizzo delle attività info-investigative e di analisi in tema di incendi boschivi e fornisce supporto operativo, investigativo e logistico agli Uffici territoriali del Corpo forestale dello Stato.

Complessivamente le attività contro i crimini di incendio boschivo effettuate dai Comandi territoriali del Corpo forestale dello Stato, hanno consentito di segnalare all’Autorità Giudiziaria, nell’anno 2010, 253 persone, di cui 219 per incendi colposi e 34 per incendi dolosi. Di queste ultime, 9 sono state tratte in arresto in flagranza di reato o sottoposte a misure di custodia cautelare.

Identikit di un incendiario

Relativamente agli incendi dolosi si è proceduto ad un’analisi degli arresti e delle custodie cautelari eseguiti, effettuati nel periodo 2000–2010 ed è emerso che più del 37% degli arresti sono legati ad attività illecite collegate a finalità agricole e di pastorizia. Poco meno del 30% dei fermati soffre di un disturbo o disagio personale con impulsi distruttivi (classici esempi di “piromania”) e un preoccupante 9% appartiene ai corpi addetti alle attività di spegnimento per l’ottenimento di vantaggi diretti o per accrescere il proprio ruolo.

Purtroppo non sono nuovi per la cronaca casi di vigili del fuoco ausiliari che, per accrescere il numero delle ore di servizio, e quindi la relativa retribuzione, non esitano ad appiccare volontariamente degli incendi.

L’attività dolosa di coloro che la natura dovrebbero proteggerla avviene proprio nella fase più critica in cui le condizioni di estrema aridità permettono una rapida e devastante dispersione delle fiamme.

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Bibliografia: 

  • Legge 21 Novembre del 200, n. 353. “Legge quadro in materia di incendi boschivi”. 
  • AA.VV., 2010. Incendi boschivi. Corpo Forestale dello Stato, 120 pg. 
  • AA.VV., 2008. Programma quadro per il settore forestale, 130 pg. 
  • Abbate C., Salvati L., 2010. Pressione degli incendi sull’ambiente. Istituto nazionale di statistica, 6 pg. 
  • Cerefolini A., 2005. Il sistema sanzionatorio in materia di incendi boschivi. Silvae,I-1, pg. 280-297. 
  • Corrado G.,2005. La proprietà forestale. Silvae,I-3, pg. 175-205.

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