Come suona il mondo

bosco

Per descrivere un paesaggio, ad esempio un’ampia vallata percorsa da un fiume, non basta ricordare il colore cangiante di foglie lucenti mosse dal vento, lo scintillio delle acque al sole del mattino o l’ombra della maestosa montagna alle spalle; perché l’immagine sia completa, è necessario ricordare il suono del vento che attraversa le fronde degli alberi, i richiami degli uccelli che vi abitano o lo stridìo degli insetti nascosti nell’erba.

Così come gli occhi percepiscono i cambiamenti nel tempo, anche le orecchie sono in grado di cogliere le variazioni dell’ambiente che ci circonda, dal mattino al tramonto, dall’autunno a una nuova estate.

Il primo a interessarsi dei suoni del mondo naturale fu il musicista Bernie Krause che, nel 1960, era alla ricerca di una colonna sonora naturale per un film. Da quelle prime registrazioni molte altre ne seguirono perché il musicista aveva deciso di registrare i suoni naturali di un gran numero di habitat; qualche anno dopo creò il Wild Sanctuary, un immenso archivio che raccoglie più di 4500 ore di registrazione di habitat terrestri e marini dai tropici ai poli.

Da musicista, Bernie capì che non c’era nulla di casuale nella melodia di un luogo. Riascoltando le sue registrazioni, comprese che gli uccelli dal richiamo breve, cantavano nelle pause tra i richiami più lunghi di altre specie e che persino gli insetti alternavano i loro stridìi.

Le sue osservazioni lo portarono a ipotizzare che gli animali evolvono i loro richiami in modo tale da sovrastare sia i suoni naturali, come l’ululare del vento o lo scrosciare di un fiume, sia suoni artificiali prodotti da attività umane. Si chiese se interferenze causate da deforestazioni, inquinamento o introduzione di specie esotiche si possano cogliere nel paesaggio sonoro di un determinato luogo.

Volle sperimentare la sua teoria in Sierra Nevada, conducendo una registrazione per un intero anno. Durante questo periodo la foresta di riferimento fu oggetto di tagli selettivi e le registrazioni di Bernie divennero di giorno in giorno sempre più povere fino a trasformarsi in silenzio.

La grande quantità di materiale raccolto servì da base per molti altri ricercatori e uno di loro oggi sta portando a termine un progetto maestoso: registrare tutti i suoni del mondo.

Bryan Pijanoski è un ecologo (ma lui ama definirsi ecologo del paesaggio sonoro) che negli ultimi anni ha istallato microfoni in ogni angolo del mondo, dalle foreste pluviali del Borneo alle trafficate strade metropolitane.

Ideatore del progetto Global soundscape, l’ecologo ha lanciato un appello a tutti gli amanti della natura perché lo aiutassero a registrare (tramite una app da scaricare su smartphone) il suono del maggior numero di paesaggi e raggiungere un milione di registrazioni entro la data simbolica del Giorno della Terra 2014.

L’obiettivo di Bryan è studiare come i suoni ambientali interagiscano tra loro e verificare quanto si modifichino con il mutare del paesaggio. Raccogliendo registrazioni degli stessi luoghi con il passare degli anni è convinto che potrà elaborare dei modelli sonori che testimonino i cambiamenti ambientali.

Secondo l’ecologo non saranno distinguibili solo gli effetti dell’antropizzazione ma anche quelli più impercettibili dei cambiamenti climatici. A causa del surriscaldamento globale alcune specie stanno spostando il loro areale verso regioni più miti e quindi andranno a interferire con il paesaggio sonoro di una nuova area, altre specie, soprattutto tra gli insetti, schiuderanno prima del solito e si faranno sentire in periodi in cui non erano previste.

Per monitorare questi cambiamenti, Pijanowski deve prima catturare tutti i suoni come sono ora. Una volta registrati i rumori del mondo per un anno intero, un algoritmo selezionerà le differenze di anno in anno e gli scienziati potranno studiarle e ascoltare come la Terra si stia trasformando nel corso del tempo.

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