Cose o esseri senzienti? Gli animali hanno diritto a un avvocato

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Premetto che sono uno di quei soggetti che non conoscono la differenza esatta che c’è tra una normativa, una disposizione e un decreto. Ne sono felicissimo; questa ignoranza mi tiene lontano dall’affrontare quel linguaggio spaventoso che è l’Italiano legale. In questo mi sento molto vicino agli animali: quel linguaggio per me è assai meno comprensibile delle decine di suoni e modulazioni dei quali è capace Circe, la mia miciottola nera.

Che gatti, cavalli e canarini abbiano bisogno di fior di giuristi per difendere i loro diritti potrà sembrare una novità da tempi moderni, ma non lo è. Pitagora e Plutarco, per esempio, erano vegetariani e si rifiutavano di nutrirsi di carne animale, atto che consideravano alla stregua del cannibalismo; mentre Aristotele può essere considerato uno dei padri della Bioetica: “Essi vedono, essi comunicano, essi sentono.” Ce n’era già bisogno? Probabilmente sì. Nel mondo occidentale il rispetto per l’animale è stato essenzialmente circoscritto all’interno di un rapporto di sfruttamento utilitaristico, ben lontano dal rapporto simbiotico che invece veniva sviluppato da certe società tribali. Il movimento animalista ha quindi attraversato decine di secoli. Da Francesco d’Assisi a Voltaire non c’è stata un’epoca senza una grande figura chiave che abbia richiesto la nostra attenzione sulla questione animale. Questo protrarsi del problema ci fa riflettere. Oggi siamo fortunati ad incontrare qualcuno in grado di capire cosa sia lo specismo e che convenga nell’equipararlo al razzismo, quindi c’è ancora molta strada da fare, come l’hanno fatta le donne e gli afroamericani. Non è un paragone provocatorio; citando Douglas Adams, scrittore di fantascienza, animalista e brillante divulgatore scientifico, direi:
“Lasciatemi finire, poi potete lanciarmi le sedie.”

E prendo spunto proprio da Douglas Adams per girarvi un grave sospetto: l’origine di molte discriminazioni e grosse cantonate affonda le radici nel concetto che pone al centro dell’Universo il maschio della specie Uomo. Possibilmente quello bianco. Tutto il creato è stato fatto affinché questo privilegiato fatto ad immagine e somiglianza di un padre invisibile, possa disporre liberamente di tutto ciò che incontra. Questo il concetto. E da lì a supporre che Dio stesso ci abbia autorizzati (noi maschi bianchi) a fare ciò che vogliamo con qualsiasi altro essere vivente il passo non è breve, è consequenziale. Infatti, in un passato neanche vicinissimo nella time-line della nostra specie donne, africani, asiatici, pellerossa e infedeli in generale non avevano anima (sic!), esattamente come le galline, i buoi e i ragni. Gli schiavi rimasero proprietà fino alla metà del diciannovesimo secolo, né più né meno che come tremila anni prima.

Solo guardando le cose sulla time-line possiamo renderci conto da quanto poco tempo siamo entrati nella civiltà e da quanto poco godiamo di diritti che oggi tutti diamo per scontati. Solo così riusciamo a capire le grandi lacune che ancora persistono, nel concetto generale di rispetto per la natura e per gli esseri viventi in generale. Infatti dobbiamo aspettare il 1992 per far uscire gli animali dallo stato di proprietà e traghettarli nella categoria di esseri senzienti. Avviene per la prima volta in Svizzera, un paese che in meno di mezzo secolo sui diritti s’è messo in pari con tutto, voto alle donne compreso. Poi arriva la Germania: nel 2002 viene modificata la clausola della costituzione che obbliga lo stato a rispettare e proteggere la dignità degli esseri umani, aggiungendo e degli animali. Anche se quasi tutti i paesi del mondo hanno norme che tutelano gli animali, per la maggior parte i diritti degli animali restano in una specie di limbo giuridico. In Svizzera lo Zurighese Antoine F. Goetschel ha fondato una ONG per promuovere i diritti degli animali a livello giuridico nel mondo. Antoine, infatti, è avvocato internazionale per la difesa dei diritti animali. I lavori e le battaglie di Goetschel sono stati acclamati da Peter Singer, filosofo e ordinario di Bioetica alla Princeton, un indiscusso guru mondiale e punto di riferimento del movimento animalista.

E in Italia? In Italia non ci sono leggi severe come in Svizzera, ma ci sono. E ci sono avvocati, come Francesca Zambonin, di www.avvocatoanimali.it che si sono specializzati sui diritti degli animali in un contesto giuridico (come al solito) un po’ complicato:

“Al momento” dice Francesca, “ non esiste un codice per gli animali o una normativa specifica, né gli animali risultano un soggetto giuridico con dei diritti soggettivi tutelabili di per sé. E’ stata solo la crescente sensibilità che ha permesso l’introduzione di nuove norme più severe per alcune condotte, quali la detenzione in condizioni non idonee o l’infliggere inutili sofferenze.” Insomma, come nel resto del mondo siamo ben lontani dal vedere un poliziotto recitare i diritti ad un cane beccato a rubare una bistecca:

“Hai il diritto di non rispondere, hai il diritto di nominare un avvocato…”

Ma lo studio professionale di Francesca, si legge in un comunicato, “ha approfondito le problematiche legate al diritto degli animali investendo nella formazione di personale esperto in questa materia. Il diritto degli animali richiede conoscenze specifiche legate a questo settore ed un continuo aggiornamento professionale.” Ci sono un sacco di motivi per cui potremmo avere bisogno di un avvocato, noi e gli animali. Dal morso di cane alla responsabilità del veterinario, dalle ferite alle crudeltà verso gli animali, dai danni a terzi alla compravendita di animali, dall’affidamento degli animali dopo separazione o divorzio o custodia dopo riabilitazione per maltrattamenti, all’abbandono… ce n’è di che combattere nei tribunali. E Francesca ed il suo staff fanno esattamente quello che io e Circe, la miciottola di cui vi parlavo all’inizio, abbiamo più paura: doverci addentrare in quel linguaggio terrificante. Siamo felici che qualcuno ne abbia voglia e ci riesca con competenza, anche se noi profondamente speriamo che nessuno ci faccia mai del male e che nessuno ci abbandoni ad un autogrill. Ma soprattutto continuiamo a sperare in un sogno utopico, tutto animale, dove non c’è bisogno di leggi, ma solo di una sensibilità diversa, diffusa e condivisa, frutto di una vera crescita interiore:

“La grandezza di una nazione può essere giudicata dal modo in cui i suoi animali vengono trattati”.
Disse il Mahatma Gandhi. Ed è impressionante accorgersi di quanto ciò sia sempre più vero.

Per approfondire:

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