Qui Roma..

18 ottobre, 27 gradi.  L’equinozio autunnale è scattato il 23 settembre ma a Roma l’Autunno non si sente. Dovremmo andare tutti al mare a goderci questi giorni come se fossero un regalo, eppure questo caldo ci lascia perplessi come se intuissimo già le ripercussioni invernali. Più le temperature sono alte più acqua evapora dal suolo e maggiori saranno le precipitazioni durante le basse pressioni. Ma non cadranno piogge normali, cadranno muri di acqua distruttivi.

Non voglio entrare nell’argomento cambiamento climatico neanche per un minuto. Anche se cambiassimo vita e si riducessero oggi le immissioni di anidride carbonica la terra è già compromessa, tardi per parlarne ancora. Siamo al Piano B, quello dell’azione. No, non quello dell’adozione delle rinnovabili, del rifiuto della macchina, dell’abbassamento di temperatura del riscaldamento d’inverno. Quello della fuga.  Chi ha seguito l’argomento sa che ci siamo dentro fino al collo, è ora di traslocare, cambiare casa, scegliere un posto remoto, diverso, dove andare ad abitare. Soprattutto deve essere in una posizione alta, dove l’acqua non si raccoglie.

L’intervento di Paolo Villaggio a Servizio Pubblico, sulle piogge che hanno colpito Genova, è la somma dell’idiozia e dell’ignoranza imperante. Si può dire di tutto tranne colpevolizzare i cittadini di immobilismo di fronte alla cementificazione delle città. Ancora più idiota, ma in linea con il personaggio, è colpevolizzare l’ultima generazione per gli abusi commessi dalle classi conniventi con la classe politica. Forse a Villaggio sfugge la violenza e le manganellate che hanno preso i residenti della Val di Susa quando hanno tentato di proteggere il loro territorio da un’inutile linea ferroviaria merci.

Oggi l’acqua che cade, distrugge. Evidentemente c’è un sistema autoregolante in atto. L’unico immobilismo da superare è quello di avere il coraggio di lasciare, cambiare vita, traslocare in altre zone. Bisogna cercare le nicchie, piccole zone geografiche che sono protette dalle precipitazioni violente. Forse non ci rendiamo conto che non sarà il fango nella case il vero problema del cambiamento climatico ma la difficoltà di sfamare tutti considerato che questo clima impedisce i raccolti.

Il mio consiglio è di adottare un pezzo di terra, ovunque, e cominciare un orto. Dove? .. l’intuito è la vostra migliore guida.

 

 

 

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