Si sbloccherà davvero l’Italia?

Fotovoltaico

Il 10 ottobre 2014 è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il decreto legge, chiamato Sblocca Italia (ddl 133/2014). E’ un provvedimento che abbraccia una serie di temi che vanno dall’edilizia, alle infrastrutture, all’energia, ecc. Proprio quest’ultimo rappresenta un capitolo che mi sta molto a cuore. Il decreto punta a favorire lo sfruttamento dei giacimenti italiani di idrocarburi. E’ come un ritornare indietro. E’ un favorire il trivellamento dell’adriatico, invece che puntare sulle energie rinnovabili.

La reazione degli scienziati “illuminati” non si è fatta attendere. Un team di professori e ricercatori bolognesi, infatti, ha indirizzato una lettera al Governo per invitare a riflettere sulla possibilità di investire sulle fonti rinnovabili, e non sul petrolio, e per cercare di cambiare il decreto. L’appello inviato si chiama Energia per l’Italia. Può essere supportato anche da noi cittadini, sottoscrivendolo online.

Ha senso investire su nuove trivellazioni alla ricerca di idrocarburi, in grado di fornirci un’indipendenza energetica di pochi anni? Non ha senso continuare ad importare il 90% dei combustibili fossili, per un fatto economico, di dipendenza e soprattutto per un inquinamento oramai non più sostenibile! E’, invece, fondamentale puntare sulle energie alternative, inesauribili, globali, sicure e non inquinanti. Tuttora, le fonti rinnovabili costituiscono il 40% dell’energia prodotta in Italia, mentre nel mondo sono il 22%.

Dobbiamo evitare che la ricerca di una fonte energetica sconfini in guerre e lotte di potere, cercando di riportare l’uguaglianza nel Mondo!

Purtroppo, il nostro Governo ha deciso di proseguire con le scelte dei governi precedenti. Infatti, il decreto Sblocca Italia prevede, agli articoli da 36 a 38, di puntare sull’estrazione di gas e petrolio nazionali. Anche la scelta delle zone da trivellare risulta assurda: Venezia e la laguna veneta, Ravenna, la costa adriatica fino al Gargano, quasi tutta la Sicilia.

Per non parlare della durata e della stabilità energetica che avremmo, perseguendo questo tipo di scelta. A giugno del 2014 è stato presentato un rapporto (BP Statistical Review) in cui è stata valutata la convenienza di continuare con questo tipo di energie. E’ emerso che si tratta di risorse limitate, che possono apportare più danni che benefici. Il nostro consumo annuo è valutato in 159 Mtep (Mega tonnellata equivalente di petrolio), mentre le fonti sfruttabili in Italia sono circa 290 Mtep; quindi un’autonomia di 2 anni al più.

Teniamo anche presente che questo decreto si pone in netto contrasto con due direttive europee e ci potrebbe esporre a future ammende. Infatti, non è stato valutato il suo impatto su due settori molto importanti della nostra economia, cioè il turismo e la pesca sostenibile.

A questo proposito, alcuni attivisti di Greenpeace hanno organizzato una azione dimostrativa il 14 ottobre 2014, occupando con striscioni una piattaforma petrolifera al largo della costa di Licata (Sicilia). Uno striscione di 120 metri esposto raffigurava il nostro presidente del Consiglio con lo slogan “più trivelle per tutti”. Sotto la risposta di Greenpeace “stop fossil, go renewable”.

La location della dimostrazione di Greenpeace non è stata scelta casualmente. La zona, infatti, rientra in un progetto del Governo, chiamato Offshore ibleo che ha già ricevuto una valutazione di impatto ambientale positiva dalle autorità. Si tratta della realizzazione di una nuova piattaforma petrolifera, della costruzione di pozzi di produzione e oleodotti. Il tutto a una distanza di 11-12 miglia nautiche dalla costa. Naturalmente, Greenpeace, alcune associazioni e amministratori della zona si stanno opponendo, facendo ricorso.

Voglio concludere con un passo della lettera scritta dagli scienziati al Governo, che mi è molto piaciuto. Ve lo riporto “Per prendere decisioni sagge su un tema così complesso è infatti necessaria una stretta collaborazione fra scienza e politica, con forte coinvolgimento dell’opinione pubblica.” Sono d’accordissimo!

Per approfondire:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *