Pericoli dell’alluminio

alluminio

Sappiamo che i metalli pesanti sono tossici e vanno tenuti sotto controllo per i loro effetti nocivi.

Secondo un recentissimo studio, pubblicato su Reproductive Toxicology, portato avanti da un team di ricercatori inglesi (Università di Keele) e francesi (Università di Lione e St Etienne), l’alluminio è in grado di incidere pesantemente sulla capacità riproduttiva degli uomini. In tale studio, sono stati presi in considerazione 62 donatori di sperma, provenienti da una clinica francese. Sono stati analizzati sia lo sperma che i singoli spermatozoi. E’ stato riscontrato che ad una maggiore concentrazione di alluminio nello sperma, coincideva un minor numero di spermatozoi presenti.

L’autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha redatto un rapporto nel 2008 in cui indica l’alluminio come responsabile per gli “effetti avversi sui testicoli, gli embrioni e il sistema nervoso, nella sua fase di sviluppo e nella fase matura, a seguito di somministrazione di composti di alluminio con l’alimentazione”.

E’ un metallo in grado di danneggiare qualsiasi tipo di tessuto. Ha, come effetto principale, quello di andare a perturbare il funzionamento degli enzimi, a discapito di una delle funzioni principali delle cellule, cioè la produzione di energia.

Si accumula, principalmente, nelle ossa, polmoni, tiroide, fegato e cervello. I sintomi classici dell’intossicazione da alluminio sono riscontrabili nella mancanza di concentrazione, nausea, perdita di memoria, fino alla demenza. Infatti, le persone affette da Alzheimer hanno dei valori inspiegabilmente elevati di alluminio nelle loro fibre nervose. Un recente studio, pubblicato a febbraio 2014 su Journal of Medical Case Reports, ha evidenziato il legame diretto tra la tossicità dell’alluminio e il morbo di Alzheimer. Il tutto si è basato sullo studio di un soggetto morto per questa malattia, dopo aver trascorso 8 anni ad espirare la polvere di alluminio per motivi professionali.

La fonte di contaminazione principale è per il 95% il cibo. Anche l’acqua potabile può contenerlo, perché nel processo di purificazione dell’acqua viene utilizzato il solfato d’alluminio. Lo troviamo nel formaggio fuso, nel sale da cucina, nei sottaceti, nei preparati per pasta e per torte, nella farina bianca, nella vaniglia in polvere, anche in alcuni tipi di latte in polvere e lieviti. Cerchiamo, dove possibile, di evitare queste sigle di additivi alimentari che lo contengono: E173, E520, E521, E523, E541, E544, E545, E546, E554, E555, E556, E559. E’ possibile, però, riscontrare l’alluminio in moltissime altre fonti: vaschette, carta e contenitori per alimenti, ma anche farmaci, deodoranti, saponi, cosmetici e dentifrici.

Purtroppo, la maggior parte dei testi che si occupa di nutrizione non prende in considerazione, con la dovuta attenzione, gli effetti sull’organismo del bioaccumulo di tale oligoelemento. Teniamo presente che si tratta di un fenomeno veramente molto lento, che porta ad un’intossicazione silenziosa e senza sintomi clamorosi. L’attenzione della classe medica, quindi, si focalizza sui piccoli sintomi e disturbi, senza andare a prendere in considerazione la correlazione tra stato di salute e metalli pesanti.

Il corpo umano è in grado di adattarsi alle concentrazioni di alluminio ingerito, che se presente in piccole quantità, può essere smaltito senza alcuna difficoltà. Il contenuto di alluminio nel corpo di un individuo adulto si aggira tra i 50 e i 150 mg, mentre giornalmente con la dieta ne introduciamo tra i 10 e i 100 mg. Tutt’altro discorso è se il livello è troppo elevato.

Sicuramente, la strategia migliore per prevenire l’intossicazione è evitarlo quanto più è possibile. Poi, consumare alimenti in grado di eliminarlo dal nostro organismo, come frutta e verdura e alcuni tipi di alghe (es. kombu, clorella). Anche integratori di calcio e magnesio possono contribuire alla sua escrezione dal corpo.

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