Nuvole a forma di elefante sul continente nero

Il pensiero del contrabbando di avorio dal mercato di Mwenge a Dar es Saalam, Tanzania alla Cina dentro borse imbarcate sull’aereo presidenziale cinese o sulle navi militari cinesi di rientro in Cina dopo una ricognizione antipirateria nel Golfo di Aden mi ha ossessionato negli ultimi giorni. Ho dovuto leggere la relazione di 35 pagine compilata da EIA (Environmental Investigation Agency,pubblicata il 6 Novembre scorso per capire cosa c’era di vero. Il risultato della loro indagine punta il dito dritto a una rete di intermediari protetti da una solida gerarchia politica al potere, membri della polizia e doganieri corrotti in Tanzania. La base sono 4 trafficanti – Novatus ‘Nova’ Chikawe, Paulo Savana, Deus Mbopo, Roberto, tutti appartenenti alla stessa tribù Makonde che ha le radici in un territorio al sud della Tanzania e al nord del Mozambico proprio dove sono situati i due parchi, il Selous e il Niassa dal quale proviene l’avorio. Il commercio con la Cina va evidentemente ben oltre questi due casi eclatanti. Secondo la relazione l’avorio africano è comprato dai diplomatici cinesi in Tanzania e ordinato dalla Cina ad agenti cinesi locali. Esportato via nave, viaggia dal porto di Zanzibar dove ci sono meno controlli dentro container di merci solitamente esportate da quella zona: prodotti agricoli, semi di girasoli o fagioli, pesce o alghe, legno, pelli di vacca.

Solo nel 2013 la Tanzania ha perso 10.000 elefanti, 30 al giorno. Nel 2015 si calcola che saranno rimasti solo 55,000 elefanti contro i 110.000 nel 2004. La popolazione nel Selous è diminuita del 66% solo negli ultimi 4 anni: dai 38.975 nel 2009 ai 13,084 nel 2013.

Di questo passo come ha predetto David Attenborough gli elefanti e i rinoceronti saranno tra le specie estinte.

Ma potremo proseguire nella lista degli animali o delle risorse illegalmente consumate senza arrivare mai a una soluzione. La relazione di Eia parla chiaro, il declino maggiore si è avuto negli ultimi anni, nonostante 30 anni di presa di coscienza da parte del pubblico e della costituzione di famose associazioni per la conservazione della fauna.

Il cinese non è altro che l’ennesimo uomo arricchito che desidera una pezzo di estremo valore. Il crimine si consuma nella testa dell’uomo, nel suo modo di ragionare. Come si fa a proteggere l’avorio dal desiderio di una classe di persone che non hanno mai messo piede in un parco e visto un elefante dal vero e sono condizionate dalla moda a sfoggiare ricchezza attraverso beni materiali? I cinesi poi hanno una lunga tradizione in fatto di condizionamenti. Potrebbero scrivere manuali: ‘Da Mao al Capitalismo, storia di un cinese che ha cambiato radicalmente idea senza mai pensare con la propria testa.’

Quello che fa male è vedere le foto di pile di zanne sequestrate e sapere che verrano distrutte, incenerite.

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Tutto questo lungo viaggio di perversione e dramma che comincia nel folto di un parco protetto dove bande di uomini armati come se andassero alla guerra abbattono con armi automatiche interi gruppi di elefanti e continua con decine di negoziazioni da villaggio a villaggio, città dopo città, facendo viaggiare le zanne in segreto su moto, jeep, camion, navi, aerei per un viaggio senza scopo.  Quelle che invece non vengono intercettate finiscono nelle mani di esemplari intagliatori dell’avorio cinese che ricamano sulla zanna scene di armonia ideale: un tempio, un ruscello, alberi, persone. In entrambe i casi gli elefanti sono spariti come un’icona dal menu, in una nuvoletta.Puff.

Allora viene da domandarsi se non siamo tutti qui stipati ad imparare una lezione, ad assistere all’evoluzione del povero provinciale accecato dal lusso che commissiona la morte di squali, elefanti e rinoceronti come qualcuno prima di noi è stato paziente con l’industriale italiano che andava a fare la caccia grossa in Africa e si faceva impagliare gli animali a Nairobi, e prima di lui ancora era l’inglese e il tedesco.. 

 

 

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