Cambiano le norme per le etichettature degli alimenti

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Tutto risale a 3 anni fa. Il 22 novembre 2011 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il regolamento 1169/2011.

Ci sono voluti 3 anni. Comunque, dal 13 dicembre 2014 sono cambiate le norme in merito all’etichettatura dei prodotti alimentari, grazie all’adozione di questo regolamento europeo.

A partire, quindi, da ora troveremo un’etichettatura nutrizionale accurata, con valori energetici e composizione di grassi, proteine, zuccheri, ecc. per 100 gr o 100 ml di prodotto.

Dovrà, inoltre, essere segnalata la presenza di possibili allergeni. Questo vale anche per i ristoranti e le attività che somministrano cibi e bevande, obbligati a segnalarli tramite cartelli, ecc.

Sarà poi posizionata bene in evidenza, nella parte anteriore del prodotto, l’etichetta, con una scritta proporzionata alla dimensione del prodotto.

E poi non si potranno più trovare indicazioni generiche, come il famoso esempio degli oli e grassi vegetali, ma si dovrà trovare scritto olio di palma!

Avvertenze particolari saranno utilizzate nei casi di alimenti contenenti caffeina, questo per tutelare i bambini e le donne in gravidanza (pensiamo, per esempio, agli energy drink).

Sarà riportato anche il nome del responsabile dell’alimento, quindi di colui che lo commercializza.

Naturalmente, rimarrà l’obbligo della data di scadenza, anche per i singoli incarti presenti in una confezione.

Tutte queste indicazioni positive a proposito delle etichette sono però offuscate da un dettaglio non indifferente, che riguarda la non obbligatorietà di indicare lo stabilimento di produzione dell’alimento. Tutto questo a scapito della trasparenza del processo, della tracciabilità e di eventuali contaminazioni alimentari.

Il nostro Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, a questo proposito, non è rimasto indifferente e ha così attivato una consultazione pubblica sul proprio sito (a partire dal 7 novembre 2014 e fino a fine gennaio), con un questionario on line costituito da 11 domande, compilabile da tutti i tipi di utenti. Lo scopo è, naturalmente, coinvolgere la collettività su un tema così importante. I risultati saranno consegnati a Bruxelles per poter migliorare le norme a tutela dei consumatori italiani.

Discorso a parte va fatto per l’etichettatura dei prodotti OGM. In America si sta “combattendo” una vera e propria battaglia tra i sostenitori e i detrattori dell’etichettatura con riportante la dicitura OGM. La dicitura dovrebbe riportare tale frase “Produced with Genetic Engeneering”. Molte multinazionali sensibili all’argomento, come Monsanto, Coca Cola, Kraft e Pepsi, stanno sponsorizzando la non etichettatura con delle donazioni cospicue (si parla di milioni di dollari!). Giustificano tali interventi, sostenendo che non ci sono studi scientifici a favore del rischio del consumo di ogm per la salute pubblica. Forse è ancora così, ma non si può dire lo stesso per quanto riguarda i danni all’agricoltura e alla biodiversità! Inoltre, tali industrie sponsor sono convinte che l’adozione di tali etichette influenzerebbe negativamente il consumatore.

A favore dell’etichettatura, invece, si schiera la Food Democracy Now, azienda che vende prodotti biologici. Ma anche l’azienda che fa ristorazione, Chipotle, convinta dell’importanza della giusta informazione.

Che dire. Stiamo andando nella direzione giusta. Teniamo però presente che ci sono ancora molti nodi da sciogliere a proposito delle materie prime. Infatti, il 33% dei prodotti agroalimentari venduti in Italia e che vengono esportati si ottiene da materie prime straniere. E questo, all’insaputa dei consumatori!

Per approfondire:

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