Cicli e ricicli: da scarto a materia prima

cartamelaDare nuova vita agli scarti dell’industria alimentare e dell’agricoltura sta diventando sempre di più una realtà. Se ne discuterà, in concreto, il prossimo 25-27 febbraio a Cremona, in occasione del Salone per le Tecnologie delle Rinnovabili, BioEnergy Italy.

Ricerche e sperimentazioni si stanno concentrando e, per fortuna molte sono in Italia, sul recupero dei residui alimentari, che possono rappresentare la materia prima per nuovi prodotti, con immensi vantaggi presenti e futuri per l’ambiente.

In Italia, dal 2009, è attiva a Bolzano la Frumat srl. Si tratta di un laboratorio di analisi chimiche che lavora sugli scarti della lavorazione delle mele, per individuare degli utilizzi futuri come prodotti ecocompatibili. L’ingegnere che ha ideato il processo è l’altoatesino Volcan. Si è concentrato sulla raccolta dei residui dei succhi di frutta perché sono molto costosi da smaltire, in quanto considerati rifiuti speciali.

In questi anni, il volume di quantitativo è passato da 0 a 30 tonnellate di scarti al mese. E’ riuscito così ad essiccarli, tramite un procedimento particolare, e a creare una specie di farina che contiene il 65% di cellulosa. Il primo risultato prodotto è stato chiamato cartamela. Si tratta di un prodotto a base di cellulosa e scarti delle mele, appunto. In questo modo, si è ottenuto inizialmente un tipo di carta igienica e poi, si è passati alla produzione di carta da cucina, fazzolettini e scatole di vario tipo.

Attualmente, l’azienda sta eseguendo dei test per un nuovo prodotto, chiamato pellemela, che ha come risultato finale calzature e rivestimenti per divani e sedie. Come materia prima utilizza i torsoli delle mele, dai quali si ottiene una pelle vegetale, utilizzabile come la pelle vera.

Un discorso similare è stato fatto anche per il comparto tessile: come rendere degli abiti biodegradabili al 100%. Praticamente, una volta che sono inutilizzabili si possono comodamente buttare nel compost e utilizzarli per concimare le piante. Ideatori di questa tecnologia sono due fratelli svizzeri, Markus e Daniel, già famosi per aver creato la borsa ecologica Freitag. Una borsa fatta di materiale riciclato e impermeabile al 100%: ogni pezzo è colorato e unico, ottenuto solitamente da teloni di camion, camere d’aria delle biciclette, ecc. Attualmente, viene venduta in 350 Paesi in circa 50 modelli. L’unica pecca è il prezzo veramente molto elevato.

borsa-ecologica-Freitag

Questi due fratelli sono partiti con una nuova idea: produrre degli abiti da lavoro per i loro impiegati, più ecologici possibili. Nel frattempo, si sono accorti che stavano ideando un materiale unico. Allora, hanno deciso di sviluppare questi nuovi capi a partire dalle fibre. Il prodotto ottenuto è stato chiamato F-ABRIC. La materia prima è rappresentata da fibre vegetali liberiane, lino, canapa e Modal. Tutti prodotti in Europa, con il dispendio più basso di acqua possibile. E’ possibile già acquistare, in Europa, tali capi d’abbigliamento, che sono biodegradabili al 100% (fino ai fili delle cuciture!).

Pensiamo a tutti gli scandali nel comparto tessile che sono venuti alla luce negli ultimi anni. Vestiti fatti con sostanze tossiche, anche destinati a neonati e bambini. Anche le case più famose sono state coinvolte.

Alla luce di tutto ciò, immaginate che orizzonti può aprire un discorso del genere. Un capo d’abbigliamento va a dare il nutrimento a quella che sarà poi una nuova materia prima…geniale!

Per approfondire:

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