Ecosistemi radioattivi

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Quando, nel 1994, Ronald Chesser e Robert Baker, professori di biologia alla Texas Tech University, studiarono le popolazioni di arvicole e di pesci dell’area intorno all’impianto di Chernobyl, dichiararono di non trovare tassi di mutazioni anomali. I loro risultati furono tali da portarli a concludere che “le condizioni ambientali hanno avuto un impatto positivo sul biota” e che l’intera area si era trasformata in un “eccezionale rifugio per la biodiversità”.

Il loro rapporto ha destato un certo stupore in tutta la comunità scientifica poiché, è opinione comune, che non esista dose di radiazione sicuramente innocua.

Nel marzo del 2011, un terremoto di proporzioni gigantesche ha danneggiato irrimediabilmente le strutture della centrale nucleare di Fukushima, in Giappone, causando la tripla fusione del suo nocciolo. Una vasta area intorno alla centrale, con villaggi, zone naturali e agricole, è stata evacuata e, a oggi, presenta livelli di radioattività molto variabili anche su brevi distanze.

Nel giugno 2013, alcuni scienziati dell’Università del South Carolina (tra cui il biologo Mousseau), furono i primi ad aver accesso all’area di Fukushima. Il loro obiettivo era di studiare le popolazioni di rondini locali. Partendo da alcuni dati provenienti da Chernobyl, infatti, avevano notato che questa specie aveva subito un calo di densità drastico, contrariamente a quanto rilevato sin ora da Chesser e Baker.

La sensibilità alle radiazioni, però, varia molto tra le diverse specie e persino tra gli individui della stessa specie. Le farfalle, ad esempio, sono estremamente radiosensibili. Già nell’anno successivo al disastro, infatti, furono pubblicati articoli sugli effetti del fall-out di Fukushima sulla farfalla Zizeeria maha.

A distanza di solo due mesi dal disastro, le farfalle già mostravano malformazioni alle zampe e alle ali. Il dato veramente allarmante, però, veniva dallo studio delle generazioni successive. Incrociando gli individui mutanti con esemplari sani di laboratorio, il tasso di anomalie genetiche continuava ad aumentare, riducendo di molto la capacità di sopravvivenza delle nuove generazioni. E’ sicuramente questa la causa del declino dell’intero gruppo che si è registrato sia a Chernobyl sia a Fukushima.

Questo meccanismo a cascata può essersi verificato anche in altri animali?

Le rondini sono un ottimo soggetto di studio perché, anche a distanza di generazioni, sono solite tornare a nidificare negli stessi luoghi. Studiare le popolazioni di Fukushima sarà essenziale per spiegare come procede nel tempo l’adattamento ai bassi livelli di esposizione.

Mousseau dopo aver analizzato per tre anni consecutivi la densità delle popolazioni di rondini e il numero di mutazioni accumulate dagli individui, ha pubblicato tre ricerche che hanno dimostrato il rapido declino delle popolazioni di uccelli di Fukushima. Sembrerebbe che la radiazione stia uccidendo a Fukushima con un tasso doppio rispetto a quello di Chernobyl.

Nonostante i risultati di Mousseau diano indicazioni convincenti di un ecosistema in difficoltà, lo United Nations Scientific Committee on the Effects of Atomic Radiation (UNSCEAR) sembra non considerarli minimamente, continuando a dichiarare che gli effetti delle radiazioni sul biota non umano sono insignificanti.

Benché sia necessario evitare di aspettarsi nell’essere umano lo stesso tipo di effetti evidenziati in altre specie, è preoccupante pensare che, coloro che dovrebbero stabilire i limiti standard per la nostra salute, ignorino un bel po’ di informazioni potenzialmente rilevanti.

“Negli anni della mia esperienza a Chernobyl e Fukushima, abbiamo trovato segnali di effetti di un aumento di tassi di mutazione in quasi ogni specie e ogni rete di interazioni ecologiche” conclude Mousseau.

Le conseguenze dell’esposizione multigenerazionale non sono ancora chiare ma, proprio per questo motivo, è indispensabile non ignorare i segnali provenienti dal mondo naturale, soprattutto se tale comportamento è consapevole e influenzato da logiche economiche piuttosto che dalla voglia di contribuire al benessere della collettività.

Per approfondire:

  • Le rondini di Fukushima. Le Scienze, febbraio 2015.

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