Facciamo pratica di mindfulness?

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Pochi giorni fa ho ricevuto un regalo. Un libro. Pensavo al solito libro e, invece, sono rimasta stregata. Che vi devo dire, mi sto appassionando di meditazione, forse a causa del periodo turbolento che sto attraversando e così trovo molto giovamento in tale tipo di pratica. Sarà per questo, che una mia amica mi ha regalato “Siediti come un ranocchio: esercizi di mindfulness per bambini (e per i loro genitori)” di un’autrice olandese, Eline Snell. Contiene anche un CD, che con la voce di Myla Kabat-Zinn ci aiuta a fare esercizi pratici.

L’11 gennaio 2014 anche il London Times ha parlato di questa tecnica con un articolo molto bello, che spiegava degli esercizi da utilizzare con bimbi che hanno anche sotto i 12 anni.

Io ne so qualcosa. Una sola volta ho portato mia figlia di 5 anni a lezione di yoga con me e si è entusiasmata. Ancora ricorda il canto iniziale e finale (mantra) e ha eseguito tutti gli esercizi con grande impegno. Quindi, non mi meraviglia scoprire che i bambini sanno meditare e che gli piace.

Solitamente, si comincia cercando un posto tranquillo dove farlo. In silenzio, senza tv, cellulare o pc che ci possano disturbare. A questo punto, ci si siede come dei ranocchi insieme al nostro bimbo. Ci si guarda incontro, respirando (beh come fanno i ranocchi d’altronde). Per insegnare la respirazione a vostro figlio o almeno enfatizzarla, sarà sufficiente fargli mettere una mano o un pupazzo sulla pancia, per vedere come si muovono insieme a lui mentre gonfia e sgonfia la pancia.

Il libro consiglia di trascorrere un minuto di tempo così, per età del bimbo. Per esempio, un bimbo di 4-5 anni trascorrerà con voi, 4-5 minuti a fare il ranocchio.

Io ve l’ho spiegato in maniera semplice, ma in realtà la tecnica è molto più ampia e scientifica. Ha origini americane e si basa su buddismo, meditazione e zen che si uniscono alla psicoterapia (senza implicazioni religiose però). E’ un allenamento che porta il soggetto a prestare attenzione al presente, senza farsi travolgere dai pensieri e a guardare in maniera più positiva il futuro. Vengono curati o attenuati stati di stress, disturbi dell’attenzione, difficoltà di socializzazione, attacchi di panico. E’ indicata anche per bambini affetti da autismo o sindrome di Asperger. Aiuta a superare i disturbi del sonno e potenzia il sistema immunitario.

Si basa su tre principi fondamentali: esercizi di movimento, esercizi di consapevolezza corporea ed esercizi di consapevolezza del respiro. Con queste tecniche si impara a guardare al proprio dolore, piuttosto che vedere il mondo attraverso di esso.

Gli interventi sui bambini non porteranno ad alcun successo se non saranno coinvolti anche i genitori, naturalmente. In America, la guru della mindfulness nelle scuole è Susan Keiser Greenland, che insegna a genitori e bambini uno strumento per una relazione sana. Lei ha messo su un programma che prevede la divisione di genitori e bimbi in due gruppi, con assegnate le stesse attività e gli stessi giochi. In più, c’è una parte da svolgere a casa per continuare il percorso intrapreso. Di solito, il tutto si svolge in otto incontri.

In alcune scuole americane, oramai, tali pratiche vengono inserite in specifici momenti durante il corso della giornata, per esempio prima delle verifiche, prima dell’inizio delle lezioni o durante il momento della ricreazione. Ed è stato riscontrato un generale miglioramento del rendimento degli studenti.

Anche in Italia, progressivamente, sta crescendo l’interesse verso questa disciplina. A Milano, si è tenuto nel 2012 il primo corso di mindfulness per genitori e figli dai 4 i 14 anni (divisi per fasce di età), per un totale di otto incontri.

Vi lascio con un consiglio banale. Spesso mi devo sforzare anch’io di rispettarlo. Per stabilizzare l’attenzione dei nostri bambini la cosa migliore è giocarci insieme, magari sedendoci con loro a fare la rana, ma soprattutto ricordiandoci di essere emotivamente presenti.

Per approfondire:

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