Professione sirena

All’EUDI Show, a Bologna, Marco Daturi mi mette in braccio una sirena. Da quando ho smesso di fumare sono decisamente lontano dalla disinvoltura di un James Bond e sono quasi meno reattivo di un Johnny Depp. Quindi getto tutto ciò che ho in mano su una seggiola accanto, ricevo la sirena e scocco un sorriso ai fotografi. Vi risparmio quella foto. La sirena è configurata con un costume che la fascia dalla vita in giù e finisce con un mono-pinna.  Ha la schiena completamente tatuata. Indossa un piccolo top. Ha lunghi capelli castani. Gli occhi verdeazzurri. Non pesa più di 42 chili, è stata Miss Germany International, insomma, avete capito.

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foto: Marco Daturi

Katrin Felton, così si chiama la sirena professionista, ha messo su la Mermaid Academy, una scuola dove insegna ad altre ragazze a diventare delle sirene. So che lo stato degli oceani è un argomento che le sta a cuore. E’ vegetariana. Ma non me lo dice, lo noto dopo, a cena.

“Sono un’istruttrice subacquea ed una sirena, il mio mestiere è il mare, e i mari stanno soffrendo per l’inquinamento e la pesca intensiva. Gli oceani sono davvero in grave pericolo, dovremmo svegliarci e fare qualcosa per impedirne la distruzione. Ma come sai il problema grosso è che la maggior parte della gente su questo pianeta non è subacquea, non conosce il mare, delle cose che non conosci non t’importa molto. Per questo io voglio essere un mezzo, voglio essere la possibilità per un sacco di gente di capire la bellezza che c’è negli oceani, portando qualcosa di magico, aprendo loro gli occhi su un mondo e convincerli a fare qualcosa, ad agire.”

Cos’è una sirena professionista?

“E’ un mix tra cose diverse, significa essere una apneista, quindi saper controllare la respirazione, il corpo. Un altro aspetto è essere una modella subacquea: ho fatto la modella in superficie, quindi sapevo già come pormi davanti a un obiettivo. L’aspetto più importante di tutti è che ogni sirena come me, o come ogni apneista o subacquea, è una ambasciatrice degli oceani, che informa la gente e la induce a smettere con abitudini deleterie per il mare, come per esempio ad usare i sacchetti di plastica. Ho vissuto in Thailandia per un paio di anni  lavorando come istruttrice subacquea ed è lì che ho iniziato la mia carriera di ‘sirena professionista’. Ho visto i coralli danneggiati tanto dal coral-bleaching quanto dai turisti e dalle guide subacquee che se ne fregavano, mari impoveriti dalla pesca intensiva, fondali distrutti dalle reti a strascico… In due anni e mezzo, andando in acqua quasi ogni giorno, dei grandi incontri che all’inizio erano scontati, verso la fine si riducevano a un paio di mante e una manciata di squali leopardo. Mi intristiva parlarne con coloro che conoscevano quelle acque da decenni e che prima vedevano squali balena e squali di barriera ad ogni immersione.”

E poi ti sei messa ad insegnare alle persone come diventare delle sirene…

“E’ dal 2012,  anno in cui ho aperto la scuola, che insegno come diventare una sirena.  Nei miei workshop insegno ad adulte e bambine cose sulla sicurezza, sulla respirazione, trucchi su come muoversi e, ovviamente, cose sull’ambiente marino.”

Insegni anche agli uomini?

“Certo! Ma gli uomini sono una percentuale minima. Ci sono sicuramente più ragazze interessate a diventare sirene” ride.  “L’età minima è otto anni, mentre l’età massima dipende da loro. Dipende da quanto si sentono a loro agio in acqua. ”

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foto: Marco Daturi

Fare la sirena è una buona scusa per girare il mondo, Katrin insegna ovunque: Thailandia, Malesia, Austria, Germania, Egitto. Adesso sta per partire verso l’Australia per un paio di settimane. E se non insegna fa la modella, magari in mezzo agli squali,

“Sicuramente tra le riprese migliori ci sono quelle con gli squali martello e gli squali tigre, come nel mese scorso alle Bahamas. Dietro alle immagini c’è sempre la campagna in favore degli squali. Voglio dire: guarda, sto nuotando senza maschera e questi non sono dei mostri, sono il contrario di come li presentano Hollywood e le news. La gente grida: ‘Oddio stanno uccidendo tutti questi delfini!’ Ma quando si parla dello shark-finning, molti dicono che gli squali andrebbero uccisi perché sono pericolosi per chi nuota. Hai voglia a spiegargli che gli squali non stanno aspettando loro per mangiare, che è statisticamente impossibile che chi parla possa essere coinvolto in un attacco. L’opinione della gente sugli squali va cambiata.”

“Quando mi immergo per un  servizio ho intorno a me i safety-divers, loro si occupano di molte cose, come attirare gli squali, per esempio.  Ho sempre subacquei intorno che al momento opportuno mi assistono, come quando mi occorre aria. Non è certamente così che si inizia, una sirena principiante può cominciare in apnea, con degli scatti semplici e a poca profondità. E’ come con i corsi subacquei, c’è l’Open Water, l’Advanced… Quando hai collezionato centinaia di ore sott’acqua puoi iniziare a pensare di fare cose più eccitanti.”

Le chiedo se ha mai avuto un’occupazione normale.

“Sì”dice lei “finiti gli studi sono entrata in una compagnia di assicurazioni per un lungo tirocinio. Il lavoro andava bene, guadagnavo bene, niente da dire, ma era noioso. Tremendamente noioso. Così sono andata in Australia per diventare istruttore subacqueo. E da lì è iniziato tutto…”

E’ una storia che mi sembra di conoscere: un giorno i tuoi occhi vedono il mare, il mondo e le tue orecchie non sentono più ragioni. Diventi istruttore subacqueo, di vela, di windsurf. Cuoco. Oppure una sirena. Mi domando che faccia fanno all’immigrazione di mezzo  mondo quando Kat presenta i moduli compilati per la richiesta del visto: professione = sirena.

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