Donne: oltre al seno c’è sicuramente di più

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Mi è scesa una lacrima quando ho visto il suo video in rete. Di che cosa sto parlando? Di una ragazza di 27 anni, veramente molto bella, presentatrice della BBC. Ha deciso di sottoporsi ad una doppia mastectomia preventiva. Infatti, sua madre e sua sorella sono decedute proprio a causa di un cancro al seno.

Claira Hermet, questo il nome della ragazza, ha fatto il test e ha scoperto di essere in possesso del gene BRCA1 mutato, responsabile dell’85% dell’insorgenza di tali tipi di tumore.

Dopo un’attenta riflessione, ha deciso di eseguire l’intervento. Il punto di svolta è stata la morte della sorella più grande, che ha fatto scattare in lei la grande voglia di vivere la sua unica vita.

Prima però, ha deciso di ringraziare le sue “fedeli amiche”, insomma il suo seno, in svariati modi. Per esempio, postando foto di lei, con decolté in vista, su Instagram, con svariati tipi di messaggi per sensibilizzare e incitare le donne che stanno attraversando gli stessi dolori. Si mostra così, sempre sorridente e allegra, con pose ironiche.

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Ma non è finita qui. Ha anche organizzato un party per dire addio al suo seno, un goodbye boobs party. Nel video elenca i motivi per cui è bello avere un seno.

Appena ho letto la notizia, non ho potuto non pensare ad Angelina Jolie. Anche lei, ad aprile del 2013 ha deciso di sottoporsi ad una doppia mastectomia preventiva. I motivi sempre gli stessi. Una mamma morta di cancro al seno e lei positiva al BRCA1 mutato. Il rischio, adesso per lei, è sceso dall’87% al 5%.

Tengo a precisare alcune nozioni scientifiche al riguardo. Una donna sana, portatrice però di una modificazione genetica che la mette a rischio molto alto di contrarre il cancro al seno, si sottoporrà ad un intervento di rimozione del cancro al seno solo in casi particolari. Due sono i geni che vengono indagati e sono il BRCA1 e il BRCA2. Il primo responsabile della predisposizione al tumore al seno, il secondo per quello che riguarda ovaie, prostata e melanoma.

Risultare positive ad uno di questi geni mutati, ci porta a rientrare nella statistica del 50-80% di ammalarsi di cancro al seno, rispetto a circa il 13% di una donna non portatrice di queste mutazioni. In particolare, nell’arco di una vita media di 70 anni, porterebbe tali portatrici alla possibilità di ammalarsi nell’80% di tumore al seno e nel 50% di quello all’ovaio.

In America, la mastectomia bilaterale è una pratica medica abbastanza diffusa. Teniamo presente però che si tratta di un intervento complicato, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Normalmente, un’equipe medica affianca la paziente e la assiste in questo tipo di decisione: un senologo, un chirurgo plastico, uno psicologo e un genetista.

Per trovare un centro qualificato, vi consiglio questa società scientifica, la EUSOMA (European Society of Mastology), che si occupa di stabilire i criteri minimi che devono avere i centri accreditati per poter essere definiti Breast Unit, quindi in grado di prendere in carico una donna affetta da cancro alla mammella.

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C’è una seconda opzione però quando si scopre di essere una portatrice di tale rischio. Il prof. Umberto Veronesi la definisce l’opzione controllata speciale. Tale procedura ci dovrebbe permettere di scoprire il tumore, fin dai primissimi stadi, e riuscire a guarire nel 98% dei casi.

Secondo le linee guida dell’American Cancer Society, servono controlli serrati già dopo i 30 anni (mammografia, ecografia e risonanza) ogni anno. Si devono, poi, utilizzare appositi farmaci antiestrogenici (come per es. il tamoxifene), che riducono la percentuale di sviluppare il tumore, arrivando ad un 25-40%. Purtroppo, tali farmaci hanno come effetto collaterale una menopausa precoce e la possibilità di contrarre tumori all’endometrio.

Gli unici consigli che mi sento di darvi riguardano la prevenzione. Mammografia ogni anno dopo i 40. E poi quelli di buonsenso: cercare di mantenere un peso equilibrato, non abusare di alcol, fare esercizio fisico, allattare il vostro bimbo al seno (sempre se è possibile).

Per approfondire:

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