La giungla è troppo nera e addio delfini: a rischio i delfini del bengala

Ci sono luoghi che incontri solo nei vecchi romanzi d’avventura, come quelli di Salgari, e ci sono specie che faticano più di altre a raggiungere la celebrità e quindi la consacrazione a pupazzi di pelouche. Due di queste specie sono addirittura delfini: uno è l’orcella asiatica – ma in letteratura s’incontra più facilmente col nome inglese di ‘Irrawaddy’; l’altro è il non meno esotico platanista del Gange, un delfino d’acqua dolce.

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Il luogo invece è la regione delle Sundarbans, l’immenso delta del Gange tra India e Bangladesh, un selvaggio dedalo di fiumi e canali che gettandosi con estenuante lentezza nel Golfo del Bengala formano la più grande foresta di mangrovie del pianeta. In quel fitto verdeggiare s’aggirano coccodrilli e rarissime tigri del Bengala. Loro da tempo hanno avuto l’onore dei pupazzi di pelouche, mentre i nostri delfini rischiano l’oblio da specie estinte senza gloria.

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Cosa li minaccia? Il petrolio, tanto per cambiare. In questo santuario della natura, patrimonio dell’UNESCO, il 9 dicembre scorso una nave cisterna, ignorando i divieti di navigazione notturna sul fiume Shela, è entrata in collisione con un altro natante. E 350.000 litri di olio combustibile si sversano in uno degli ecosistemi più complessi e fragili del pianeta, dimora di almeno cento specie animali e vegetali sulla lista rossa.

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I primi mammiferi ad essere trovati morti in grandi quantità sono proprio le orcella asiatica, i delfini. E pensare che pochi anni prima il governo del Bangladesh aveva dichiarato le Sundarbans santuario per questa specie, dopo che nel 2009 i ricercatori ne avevano censiti la bellezza di 6000 individui. Praticamente il 90% della popolazione mondiale di orcella. Infatti l’Orcaella Brevirostris (questo il suo nome scientifico) dal Myanmar al delta del Mekong è presente in piccoli gruppi isolati composti da poche decine individui. L’altro delfino, il platanista del Gange condivide con l’orcella asiatica gli stessi crucci di tutti i delfini: reti da pesca, distruzione del suo ambiente naturale. Differisce però dall’orcella nell’aspetto e nella scelta dell’habitat.

platanista del Gange

L’orcella non ha rostro, mentre il platanista del Gange ha un rostro lungo, molto sviluppato. L’orcella asiatica è un delfino che vive sovente presso gli estuari ma che pur adattandosi bene all’acqua dolce o salmastra non è una specie tipicamente fluviale, il platanista del Gange invece è stato relegato dall’evoluzione all’ambiente esclusivamente fluviale. Tanto che lo si trova anche in Nepal. Ma torniamo all’incidente: lo sversamento ha interessato proprio uno dei tre settori delle Sundarbans che erano stati nominati espressamente ‘santuari’ dell’orcella asiatica, settori dove ai pescatori non era concesso entrare. Ma alle petroliere sì.

Immediatamente dopo la sciagura il governo del Bangladesh è stato lentissimo nel rispondere all’emergenza e un gruppo ambientalista locale, il Sundarbans Watch Group, s’è fermamente opposto ai maldestri tentativi di impiegare i solventi, che in quel delicatissimo ambiente potrebbero creare danni ancora maggiori. Con il risultato che il governo si è dichiarato non in grado di fronteggiare la crisi ed ha chiesto aiuto alla comunità internazionale.

Le Nazioni Unite hanno subito inviato un contingente di esperti. Gli uomini dell’UNDAC (United Nations Disaster Assessment and Coordination) si sono trovati davanti dei bambini che raccoglievano olio combustibile con stracci e secchi, a mani e piedi nudi, senza nessun tipo di protezione. Lo raccoglievano per rivenderlo, esponendosi a esalazioni pericolosissime per il sistema respiratorio degli umani quanto per quello dei delfini, che sono stati visti uscire dall’acqua più spesso del solito per prendere aria.

Il danno, dicono gli esperti delle Nazioni Unite, è circoscritto a un’area di 350 chilometri quadrati, ma non si sa ancora quale sarà l’effetto a lungo termine dello sversamento sull’intero ecosistema. Tutti sperano nella resilienza tipica della natura. Come si spera che i superstiti delle orcella asiatica abbiano guadagnato il mare e zone più salubri. E’ purtroppo una speranza esigua: questa specie ha un raggio d’azione molto limitato. E mentre i volontari puliscono con gli stracci le mangrovie, il governo del Bangladesh – contro il parere delle Nazioni Unite, ha riaperto il fiume Shela al traffico mercantile e al trasporto di combustibili. Misteri della giungla nera? Semmai logica dell’oro nero.

Intanto due specie particolarissime di delfini potrebbero lasciare il pianeta a breve, ricordati soltanto da qualche appassionato naturalista e da vecchie stampe polverose.

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