‘E’ ancora vivo il Capitano Cook?’ – secondo viaggio

libro-cook “Is Captain Cook still alive?”

Da quando l’ancora della Resolution aveva sfondato la calma superficie in una baia di Malekula, erano passati duecento anni. Ma la memoria di James Cook, promosso Capitano dall’Ammiragliato in occasione di quel viaggio, è ancora viva nelle tradizioni orali dei ‘Vani’, gli abitanti di Vanuatu, le Nuove Ebridi. E’ una memoria duttile e senza tempo, una memoria da cose non scritte, come i sogni, le storie tramandate da una lingua all’altra delle ventitré etnie diverse che popolano quell’isola del Pacifico.

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In quella memoria capace di vita propria James Cook, nel 1774, era arrivato prima di Pedro de Quiros, un portoghese al soldo dei reali di Spagna che, già nel 1606, aveva scoperto la maggiore delle Nuove Ebridi battezzandola Australia del Espiritu Santo. Era convinto, Pedro de Quiros, d’aver trovato quel gigantesco continente australe che doveva bilanciare la Terra e farla ruotare su se stessa così stabile e composta. Cook era lì per sincerarsene. Una volta per tutte. E stavolta non era solo, con lui c’era Furneaux, al comando della Adventure. Salpato nel luglio del 1772 dalle coste britanniche, Cook arrivava da un lunghissimo viaggio. Per mesi aveva battuto insieme a Furneaux latitudini cui nessun umano s’era mai spinto prima, raggiungendo il 3 febbraio del 1774 i 71° 10’ Sud, ben all’interno del circolo polare antartico. Le scorte di viveri e gli iceberg, a volte vere isole di ghaiccio, avevano impedito a Cook di avvicinarsi al suolo antartico, di stabilire che lì c’era davvero un continente.

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A spingere due navi, la Resolution e la Adventure, così lontano e così a sud nel pianeta non erano stati dei reali affamati di terre, ma la Scienza. Cook era stato inviato di nuovo, oltre i confini del conosciuto, soprattutto per le insistenze di Alexander Dalrymple. Nel 1752 Dalrymple aveva tradotto delle carte trafugate agli spagnoli nelle Filippine. Quelle carte parlavano dello Stretto di Torres, lo stretto tra il nord dell’Australia e la Nuova Guinea. Fu proprio lui, Alexander Dalrymple, geografo scozzese e Primo Cartografo dell’Ammiragliato Britannico a insistere presso le alte sfere per armare le spedizioni di Cook. Alexander Dalrymple ne era convinto: doveva esserci un vasto continente nelle regioni australi. Ma per qualche motivo l’Australia stessa, quel continente che allora chiamavano Nuova Olanda, e la cui fisionomia stava emergendo dalle mappe e dai rilievi, disattendeva le aspettative. Non sembrò mai essere ciò che tutti cercavano.

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La nebbia antartica separò le due navi. La HMS Adventure, ai comandi di Furneaux, si recò subito all’appuntamento prestabilito a Queen Charlotte Sound, in Nuova Zelanda. Allora non c’erano radio, né telefoni. Furneaux attese quattro giorni, poi seppellì un messaggio nella spiaggia. Si scontrò con i Maori e tornò in patria. Cook era di nuovo solo con la sua nave ed il suo equipaggio di scienziati, di artisti. I viaggi di Cook coincidevano con un un momento cruciale dell’umanità. Due rivoluzioni stavano per esplodere mentre lui era per mare. L’Illuminismo anteponeva la scienza alla religione, la critica allo status quo, l’analisi al dogma.

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C’era una differenza sostanziale tra le spedizioni di James Cook e quelle dei suoi contemporanei francesi e spagnoli. Le spedizioni di James Cook erano quasi esclusivamente scientifiche. A bordo v’erano sì i fucilieri di sua maestà, ma soprattutto scienziati e disegnatori: i fotografi dell’epoca. Ciò che muoveva Cook era la Scienza. Persino l’atteggiamento delle donne polinesiane verso gli stranieri veniva descritto con un’ottica scientifica; mentre il resto del mondo s’abbandonava a battute da osteria o gridava allo scandalo, gli inviati dell’impero britannico stilavano rapporti sostanzialmente asettici, ma intanto aprivano la strada a innumerevoli altri viaggi, a missioni scientifiche. Come quella di Charles Darwin.

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Mai nessuno come l’Impero Britannico aveva consegnato tante energie alla scienza, alla cartografia. Ancora oggi mezzo mondo naviga con le carte dell’Ammiragliato Britannico. Sono carte nautiche tradizionalmente dettagliate, curate, costantemente aggiornate. Fu l’Impero Britannico ad occuparsi di dipingere per primo l’Imago Mundi con un approccio scientifico. I francesi, con Bougainville, stavano esplorando le stesse aree: Tahiti, Vanuatu, Nuova Caledonia, ma nessuno come i britannici stava sperimentando tante nuove tecnologie per la navigazione. All’epoca centinaia di navi, intere flotte, si schiantavano sugli scogli per colpa di una variabile così variabile che molti pensarono si trattase di un limite imposto da Dio.

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Quell’incognita si chiamava: Longitudine. In base all’altezza delle stelle all’alba o la tramonto, o alla configurazione delle costellazioni, ricavare la latitudine era cosa abbastanza facile per i navigatori dell’epoca. Non per noi, che non sappiamo più leggere tabelle né eseguire calcoli ‘astronomici’, oggi i GPS fanno tutto per noi. All’epoca la longitudine era la spina nel fianco dei tutti i navigatori, a cominciare da Colombo, che sbagliò clamorosamente i suoi calcoli. La longitudine ha una caratteristica singolare: è legata alla misurazione accurata del tempo. Dimmi che ora è a Greenwich, quando da te il sole è allo zenith, e ti dirò dove sei.

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Gli errori sulla longitudine erano grandi e costosi. Ancora all’epoca di Cook la longitudine veniva rilevata facendo una media tra complesse letture: la luna, le mire a terra (quando disponibili) e i rilevamenti di un sistema di specchi che oggi lanceremmo in una benna del riciclaggio, facendo ben attenzione a non romperlo, per scaramanzia. Servivano cronometri precisi ed affidabili, per stabilire la longitudine. La Terra gira, e il sole e le stelle si alzano e calano sull’orizzonte secondo i tempi dettati dalla rotazione. Ogni meridiano ha un mezzogiorno differente. La differenza è misurabile in tempo. Così James Cook fu munito di più cronografi. E alcuni di essi si rivelarono estremamente efficaci.

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Nasceva il mondo moderno. Da lì in poi le vaste distese azzurre senza riferimenti a terra sarebbero diventate un immenso reticolato affidabile, steso su mappe affidabili, rilevate da strumenti affidabili: le carte nautiche dell’Ammiragliato Britannico. Dopo quel vaiggio di Cook la navigazione e le mappe non furono più un frutto a metà tra la scienza e l’empirismo: da quel monento in poi la navigazione divenne una scienza esatta, come la fisica newtoniana.

Yes, Captain Cook… is still alive.

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