Santa pazienza e le cose impreviste in viaggio…

Oggi ha diluviato e domani non potrò fare immersioni, la terra riversata dai torrenti in mare toglie la visibilità. Forse questo sarà il primo giorno che mi fermo da 5 settimane.

Ho programmato di andare a Bali da un anno, la partenza non mi ha colto di sorpresa ma assemblare il materiale fotografico per lavorare un mese è stata un’impresa.

La prima grande lotta è stata sposare la qualità del materiale fotografico con il peso da portare. Massima qualità vuole dire massimo peso. Uso una canon. Macchina e obiettivi sono pesantissimi. Non solo ma dopo avere allagato una custodia l’anno prima con una Canon Mark II dentro ho deciso di proteggerla con una custodia a prova di bomba – un’ Aquatica canadese, fatta a mano, testata per arrivare a meno 100 metri ( e chi ci va..). Il giorno dopo l’arrivo a Tulamben (un tratto di costa a nord dell’isola) ero già in acqua sul relitto del Liberty, in notturna, con male alle orecchie, nausea, crampi e il peso della custodia che mi portava a fondo. Sono risalita appena in tempo per vomitare. Tornata in camera l’ho messa in castigo e mi sono rimontata l’attrezzatura che avevo lasciato qui a Bali. Una vecchia Nikon, giuro, che vale poco ma ha 24M di pixel, con una custodia italiana di plastica… e vai col tango!! Quando, e se si allaga, non mi crea un problema.

DSC_0750SMALL

Viaggio con un’amica che ha il pallino della natura come me. L’altro giorno pensavo alla fatica di viaggiare con 60 chili di peso, alle ore passate a montare l’attrezzatura e a quelle passate a rovistare fondali sabbiosi e neri per trovare l’animale assurdo, inedito e macroscopico e metterlo a fuoco nella corrente… ‘Marina’ le dicevo ‘l’unico vantaggio di fare ‘sto lavoro è che alla fine uno si fa una cultura come nessun altro sugli organismi marini..’

La mia amica non è una santa. Ogni tanto si fa prendere da uno dei suoi ‘tantrum’. Oggi quando ha cominciato a piovere ha avuto paura dei lampi. Ci siamo domandate se il lampo ti raggiunge sott’acqua. Nel dubbio lei ha rinunciato all’immersione. A me la pioggia in mare, ai tropici, mi da l’euforia. Quando mi sono buttata dalla barca, dopo lo scoppio di un lampo ciclopico e monsonico a terra, il contatto con l’acqua più calda dell’aria mi ha dato una sensazione di raro benessere. Uno di quei momenti che cancellano anni di traumi, non di peccati, che sono quando fai troppo la brava..  Di solito è il contrario, esci dall’acqua per riscaldarti al sole. Sono queste sensazioni imprevedibili che mi danno l’euforia. Come vedere il rimbalzo della goccia di pioggia sulla superficie del mare.. Poi sgonfi l’erogatore e scendi giù, nel silenzio. Tutto il caos e il rumore della pioggia rimane nel pianeta aria.. e i pesci, come me, rimangono indifferenti agli strascichi del monsone.

3S3A0758-copy-small

Quando sono tornata Marina era ancora là, sotto il tetto di paglia della capanna del diving, arrabbiata nera perché l’autista non si era materializzato per portarla in albergo. ‘Non lo voglio più vedere’.. Era a neanche 50 metri di distanza dentro casa sua, con la moglie e i figli al riparo dalla pioggia. E’ una casa privata ma anche l’ufficio di Bali Diving Academy. Non si sono capiti, come spesso succede in ‘sti paesi, ma santa pazienza è una grande santa da portarsi in viaggio! Stavo per raccontarle quanto mi ero divertita con la pioggia in acqua.. ma ho dovuto cambiare discorso .. Era veramente nera.

 

Non è una santa ma è avventurosa quel tanto che basta per capire certe situazioni naturali eccezionali. Ha iniziato la sua carriera subacquea alle maldive.. e lì sono tutti capaci di farsi piacere le immersioni. Tutt’altra storia è quando vai a cercare il pesce sotto i piloni di un molo in disuso e lo trovi nella melma, tra migliaia di lenze e ami che penzolano dai piloni, macabri e abbandonati, incastrati tra gorgonie e coralli, con pezzi di plastica sfrangiati dall’usura della corrente che ondeggiano sul fondo proprio dove stai cercando l’animale, frammisti a qualsiasi altro rifiuto osceno che non toccheresti come non toccheresti la siringa abbandonata di un tossico.

E il pesce lo trovi. Trovi migliaia di pesci stipati sotto il molo in branchi che formano palle gigantesche, e si muovono secondo traiettorie sinusoidali imprevedibili. L’immersione di ieri a Padang Bai è stata così, assurda e inaspettata. Siamo rimaste a bocca aperta. Mai avrei immaginato di trovarmi di fronte a tanto pesce stipato come se fossero muri organici. E non erano semplici branchi di glass fish che decorano ogni pontile, erano branchi di snapper e catfish super-size. Ogni altra specie di pesce che incontravo era super-size. Segno che in quella nicchia protetta e indisturbata c’è cibo in abbondanza per tutti…

Non ho foto perchè Kadek, la guida, mi ha detto di portare la lente macro, non mi ha assolutamente preparato a quello che c’era lì sotto. Quando ci torno voglio filmare la scena surreale. Non solo i pesci erano tanti ma erano pazzi. A volte la palla di snapper si disfaceva e i pesci correvano velocissimi in preda alla fretta, a una frenesia inspiegabile. Avete presente il traffico disordinato e fuorilegge dei tuk-tuk di Jaipur o di qualsiasi altra metropoli asiatica? I pesci correvano contromano su arterie sommerse secondo un piano, un pattern comportamentale che non ho mai visto prima di ieri.. Li guardavamo e ci facevamo segno ‘ma questi sono proprio sciroccati’.. Convivere con questi branchi di snapper fuori di testa deve essere da manicomio anche per gli altri pesci.

 

il 'jukung' balinese con attrezzatura e 'viveri' per la giornata in rotta per padang bai..

il ‘jukung’ balinese con attrezzatura e ‘viveri’ per la giornata in rotta per padang bai..

 

fotografa giapponese con la sua creazione - una muta con fiori applicati - l'altra più classica è completamente rosa..

fotografa giapponese con la sua creazione – una muta con fiori applicati – l’altra più classica è completamente rosa..

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *