Gli escrementi delle balene cambieranno il clima

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Una delle più straordinarie scoperte scientifiche degli ultimi decenni, è stata la dimostrazione dell’esistenza delle cascate trofiche.

Come abbiamo già chiarito nell’articolo Il fiume cambia grazie al lupo, si tratta di un processo ecologico che inizia in cima alla catena alimentare e ne raggiunge i livelli più bassi.

Tutti sappiamo che le balene si nutrono di krill e, alcune persone (come i politici giapponesi, ad esempio) ancora sostengono che la caccia alle balene sia di beneficio agli esseri umani perchè, con meno cetacei in circolazione, la quantità di krill aumenterebbe e di conseguenza anche i pesci destinati alla nostra alimentazione.

Durante lo scorso secolo e fino agli anni ’60, le balene sono state vittime di una caccia senza confini in tutti gli oceani del mondo, che ha portato il numero di esemplari a crollare drasticamente. Man mano che le balene venivano decimate, contrariamente alle aspettative, anche la quantità di plancton diminuiva.

È stato facile, quindi, supporre che fossero le balene a regolare e sostenere l’intero sistema oceanico, nonostante non avessimo idea di come facessero.

I cetacei si nutrono nelle profondità oceaniche ma raramente defecano lì. Lo stress esercitato dall’immersione impone al loro corpo di mettere in stand-by alcune funzioni. Di conseguenza rilasciano i loro escrementi solo quando risalgono in superficie per respirare. Questo semplice atto, però, ha un impatto grandissimo nell’ecosistema perchè trasporta in superficie i nutrienti ingeriti nelle profondità.

Negli oceani il ferro è un elemento raro e senza di esso il fitoplancton non può riprodursi. Fortunatamente i pennacchi fecali (così sono chiamati i tipici escrementi dei cetacei) sono ricchi di ferro e azoto, che letteralmente fertilizzano le acque superficiali. Un team di scienziati dell’Università della Tasmania ha dimostrato chiaramente che a maggiore concentrazione di escrementi di balena corrisponde una maggiore produttività primaria.

I continui movimenti verticali dagli abissi alla superficie, poi, riporta il plancton a profondità minori, mantenendolo in superficie per un tempo maggiore e permettendogli di riprodursi prima di inabissarsi. Questo effetto, definito dagli scienziati pompa balena è stato ipotizzato per diversi anni ma solo ultimamente ci sono prove sperimentali che lo sostengono.

krill

Il plancton non ha solo la funzione di nutrire le balene ma anche quella, fondamentale, di assorbire anidride carbonica dall’atmosfera. Nel corso del secolo scorso, il volume di fitoplancton è diminuito drasticamente, in parte a causa dell’aumento delle temperature globali, ma il declino è stato più rapido proprio dove i cetacei sono stati più tenacemente cacciati.

Le specie del fitoplancton, alla loro morte, sprofondano lentamente negli abissi, portando con sé il carbonio assorbito dall’atmosfera, e lì rimarrà depositato per migliaia di anni.

Ai tempi in cui le popolazioni di balene si trovavano al loro massimo sviluppo, prima che si iniziasse a cacciarle, si ipotizza che fossero responsabili dell’assorbimento di decine di milioni di tonnellate di anidride carbonica dall’atmosfera …. in un solo anno.

Il ritorno delle balene, ridotte del 90% nell’ultimo secolo, potrebbe quindi mitigare i danni che noi umani abbiamo creato sia nell’ecosistema marino che all’atmosfera.

Questo non dovrebbe essere l’unico motivo per cui augurarci una loro ripresa ma aver dimostrato che le balene, con la loro sola esistenza, sono in grado di cambiare l’atmosfera, fornisce l’ennesima smentita all’idea che ogni azione per manipolare il mondo naturale produce effetti semplici e sempre prevedibili.

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