Un super-alimento: il fungo Cordyceps

Cordyceps-sinensis

Confesso la mia ignoranza per quanto riguarda questo fungo. Mi sono fatta aiutare da un amico per approfondire l’argomento, così ho scoperto mille virtù e solide basi scientifiche che voglio condividere con voi. Parliamo del fungo chiamato Cordyceps sinensis. E’ un fungo parassita, che cresce in Tibet a circa 4.800 metri di altezza. Viene anche chiamato “verme d’inverno e pianta d’estate”. Questo perché il suo ciclo biologico è un po’ particolare: è un parassita che germina nel sottosuolo in una larva di farfalla, che uccide e mummifica per poi sbucare all’esterno.

fungo

Nell’antica Cina era talmente venerato, che il suo utilizzo era limitato alla famiglia reale. Fu introdotto in Occidente da un sacerdote francese nel diciottesimo secolo.

Molte delle conoscenze a proposito delle virtù di questo fungo sono il risultato dell’opera del dott. Georges Halpern, un professore dell’Università di Hong Kong che ha scritto anche svariati libri su questo argomento.

Nel 2010 è uscito uno studio portato avanti dall’Università di Nottingham, in cui vengono evidenziate le qualità terapeutiche nei confronti della crescita e della proliferazione delle cellule tumorali.

Quello che lo rende così efficace per le neoplasie è il fatto che contiene beta-glucani e polisaccaridi. A livello molecolare, quando gli zuccheri vengono scomposti, si libera ossigeno che permette la distruzione delle cellule tumorali. Teniamo presente che il nostro organismo, depauperato di adeguati livelli di ossigeno, va incontro a stati degenerativi che favoriscono il tumore, disordini immunitari, malattie cardiovascolari, diabete, infezioni, ecc. Quindi, immaginiamo le potenzialità di questo fungo come antitumorale!

Un altro componente del fungo si chiama cordicepina, che è invece responsabile della sua funzione antibatterica, perché va ad inibire la funzione riparatrice del DNA. La cordicepina rappresenta un nuovo antibiotico molto efficace, verso tutti quei batteri che hanno sviluppato resistenza nei confronti dei comuni antibiotici.

Altri studi su modelli animali hanno rivelato altre caratteristiche di questo fungo: ipoglicemizzante, ipotensivo, immunomodulatore, protettore del fegato e del cuore. Inoltre, associato ad un altro fungo il maitake, contrasta il diabete e la sindrome metabolica.

Rallenta, inoltre, l’invecchiamento cellulare e regola il ritmo sonno-veglia. E’ molto utile per i problemi di asma e tosse: ossigena i tessuti e rilassa la muscolatura bronchiale.

Fornisce un ottimo supporto in caso di esaurimento psicologico e fisico: aiuta il recupero nei casi di convalescenza, ma anche debolezza ed astenia.

E’ portentoso per il recupero di patologie renali: riduce, infatti, la creatinina ematica e le proteine nelle urine.

Svariati studi hanno dimostrato che è in grado di diminuire il livello di colesterolo totale e di trigliceridi e, contemporaneamente, di aumentare il livello di colesterolo buono (HDL).

Un’altra caratteristica che mi ha colpito è il fatto che è un fungo adatto agli sportivi, soprattutto quelli impegnati in attività di resistenza; facilita il recupero dopo l’attività fisica. Infatti, permette un aumento del flusso ematico a livello muscolare e cardiaco, un maggiore utilizzo dell’ossigeno e un rafforzamento del sistema immunitario. La spiegazione sta nel fatto che aumenta del 55% la bioenergia cellulare, l’ATP (adenosina trifosfato).

Non da ultimo, aiuta nei problemi di disfunzione erettile: ripristina la libido e aiuta a normalizzare la sintesi degli ormoni sessuali. A questo proposito, uno studio sulla fertilità maschile, ha evidenziato che dopo otto settimane di assunzione del fungo, c’era un miglioramento nel conteggio dello sperma, con diminuzione delle malformazioni e miglioramento del tasso di sopravvivenza.

La FDA (Food and Drug Administration) lo considera un vero e proprio alimento. Normalmente, lo troviamo sotto forma di integratore in capsule. Se ne possono assumere fino a 3 al giorno. La contemporanea assunzione di vitamina C o di bioflavonoidi migliora l’assorbimento dei polisaccaridi a livello intestinale.

Per approfondire:

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