Metti che si rompe..

La mia compagna di viaggio,fumettista per mestiere,una sera a cena mi disegna uno squalo volpe e sotto scrive ‘non c’è bisogno di andare a Malapascua’. Anche gli amici migliori, quelli che hanno fatto dei lunghi pezzi di strada con te ad un certo punto si fermano e vogliono fermarti. Eravamo a Bali a fare immersioni, io avevo in programma Malapascua, lei Komodo e voleva portarmi con lei. Un giorno però ‘sfortunatamente’ si fora un timpano e non può più proseguire. Raggiungere Malapascua era molto più complicato che andare a Komodo, sempre un’isola dell’Indonesia. Da Bali si vola a Singapore – ti fermi una notte e il giorno dopo voli a Cebu, nelle Filippine. Poi prendi un taxi e raggiungi un piccolo approdo tre ore dopo, dove t’imbarchi su una barca locale e spiaggi a Malapascua con le tue valige circa 40 minuti dopo.

Marina aveva trovato tutte le scuse.. ‘l’acqua è verde, non ci sono palme per colpa di Jolanda (il tifone del 2013)’ e via dicendo.. la verità è che certi tipi di viaggiatori si portano dietro casa, le routine di casa, i tempi che vivono a casa e se un posto nuovo presenta delle incertezze per la loro routine, lo bocciano.

In tutti gli anni che ho viaggiato con Marina in Indonesia, Sudan e Maldive la giornata non partiva se non dava il via libera il suo intestino.. La mattina doveva bere un goccio di caffè e poi aspettare che il rito si compiesse. Un buon viaggiatore non può stare a dare retta al suo intestino. Lo educa, come si educa un bambino o il cane.

Quindi lascio Marina a Bali e parto per le Filippine, principalmente per vedere un posto nuovo. Tra tutti i centri diving a cui avevo scritto per chiedere informazioni, rimango in contatto con un piccolo diving francese e con Chris che continua a scrivere e chiedermi quando ho intenzione di arrivare. Credo che le sue email abbiano fatto una differenza, una questione di amicizia che si crea non si sa come.

Sulla spiaggia principale dell’isola si affacciano, allineati stretti stretti, hotel e diving che sono nati per una sola immersione: quella al Thresher Shark, ovvero il bellissimo squalo volpe.

Questa attività non conosce crisi economica. Sono pieni quasi tutto l’anno a parte alcuni mesi di flessione ad agosto, settembre e ottobre quando i turisti, erroneamente credono che arrivi il tempo delle piogge. Invece sull’isola incombe un microclima con sole e piogge rare.

Entro dentro il loro ufficio che è un vero buco. Il diving si chiama French Kiss Malapascua e oltre a Chris ci lavorano, come partner, Karim e Martin. Fa talmente caldo che ogni trattativa è tenuta all’esterno, seduti al bar dell’Hippocampus.

Rimando l’immersione allo squalo a due giorni dopo perchè la sveglia è alle 4 di notte e la partenza dal diving alle 4.30 del mattino.

‘E a parte lo squalo che immersioni si fanno?’ Deep Rock.. mi rispondono. Il mattino dopo con calma si parte con la loro barca per Deep Rock, appunto. C’è molta corrente in superficie. Non conoscendo il mare locale lascio la macchina fotografica in barca. Una volta sul fondo la corrente si placa e io mi mangio le mani ad avere lasciato la macchina su.. Deep Rock è un enorme panettone rotondo che dai 16 metri va giù fino ai 28. La roccia è incrostata dalla più meravigliosa colonia di coralli molli mai vista. Dentro si nasconde qualsiasi piccolo organismo molto fotogenico..

I giorni passano. Faccio l’immersione per lo squalo volpe, e con Chris con il quale faccio ormai coppia fissa per le immersioni, ci dedichiamo ad esplorare Evolution Reef, un tratto di fondale sabbioso.

Chris

Continuo, però, a chiedere di tornare a Deep Rock. Sulla lavagna una mattina vedo finalmente la meta segnata. Si parte. Oltre a Chris e me c’è una coppia di giovani inglesi e Kristobal una guida francese.

Piccolo problema. I pescatori locali hanno tagliato la cima che segna il punto di entrata su Deep Rock. Chris guida la barca secondo le coordinate del gps dell’Iphone e con la bussola. Convinti di essere sul punto giusto ci buttiamo. L’acqua è verde come aveva previsto Marina, verde scura con miliardi di piccoli vermicelli in sospensione: plancton. Considerato che siamo a largo, mentre scendiamo non c’è nessun punto di riferimento, siamo sospesi nell’acqua. Scendiamo a meno 10, poi a meno 15, meno 20, meno 25.. arrivati a meno 30 nessun segno di roccia. Sbarriamo lo sguardo per scorgere un’ombra ma niente. Guardo Chris e gli faccio segno di risalire che qui abbiamo mancato il bersaglio.

Ci riproviamo ripetendo tutto per la seconda volta. Gps, bussola, posizionamento della barca, tuffo a 30 metri.. ma niente di niente! Della coppia e Kristobal nessun segno. Forse loro sono riusciti a trovare Deep Rock.. penso.

Riemergono dopo una decina di minuti. L’avete trovata? ‘No, nessun segno..’ ma che cosa avete fatto per mezzora? ‘Abbiamo fatto un’immersione nell’acqua..’ Ah.. bel divertimento in mezzo alla zuppa verde!

Chris è desolato per avere mancato l’immersione ma io gli giuro che mi sono divertita lo stesso. C’è qualcosa nelle cose imperfette di incredibilmente liberatorio. 

Passa ancora qualche giorno e Deep Rock è di nuovo in programma. Questa volta in barca c’è Martin. Molto più sveglio di Kristobal. Forse con l’IQ combinato di Martin e Chris questa volta ce la facciamo.

Gps dell’Iphone, bussola, coordinate terrestri. Cominciamo a stringere il cerchio su un punto.. quando ad un tratto arriva la barca di uno di quei diving super organizzati, di quelli che avevo scartato quando ho scelto i francesi scombinati.

Dopo neanche un minuto dall’arrivo sono ancorati su quello che dovrebbe essere Deep Rock. Noi siamo ad almeno cento metri di distanza. Intuendo che sono sul punto giusto ci avviciniamo con la nostra barca e scendiamo sulla loro cima. Eccola Deep Rock.. emerge dal profondo verde in tutta la sua strabiliante massa rocciosa!

Finita l’immersione risaliamo sulla stessa cima e ci troviamo sotto la prua della barca super. Ci guardiamo intorno senza trovare la nostra barca. Non c’è.. la batteria della barca si è rotta e la barca con due marinai a bordo è andata alla deriva. Dobbiamo per forza essere recuperati dall’unica barca che è sul punto. Ma se la nostra barca fosse andata in avaria il giorno che siamo scesi da soli a cercare Deep Rock.. ?

Questa domanda mi fa venire i brividi? no, mi fa ridere – c’è qualcosa nella casualità degli avvenimenti che m’intriga. Punto e a capo.

Torniamo in spiaggia e al diving. Ci fermiamo a bere all’Hippocampus. Ad un certo punto ci sono persone che corrono da una parte all’altra della spiaggia cercando un passaggio su una barca rapida. In breve.. una subacquea ha avuto un malore in immersione e l’hanno recuperata che era già incosciente. Praticamente morta. Le voci che girano dicono che abbia avuto un infarto, forse in quel punto c’era molta corrente. Ricordo la mattina su Monad Shoal,il punto di congregazione degli squali volpe, quando Laura la guida mi ha fatto fare un pezzo controcorrente. Oltre ai chili della cintura avevo i chili in più della macchina fotografica, con il cuore che batteva in gola pinneggiavo ma pensavo di non farcela. La corrente è veramente insidiosa sott’acqua.

La mattina che sono partita avevo le lacrime a fior di pupilla perché non volevo partire. Volevo continuare con l’avventura e con tutte quelle cose scombinate che succedono e che ti dilatano le giornate in mare.. grazie anche a un paio di santi che ti tengono una mano sulla testa mentre ti diverti e non vuoi pensare alle conseguenze.

 

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