Miti del Mar Rosso: Gabriele, tra mare e disegno

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Accadde qualche anno fa. Era alto e con la faccia da hippy, assomigliava vagamente a mio fratello. Io ero nuovo, uno di quelli in prova. Mi chiesero di guidare dei subacquei di notte, in un punto dove non m’ero immerso neanche di giorno, e la mappa di quel punto non ce l’avevo, non era nella mia guida, quella famosa di Harris, sui punti d’immersione di Sharm el Sheikh, né era tra i miei preziosi faldoni. Dissi di sì, ma volevo una mappa. Billo, mi dissero, era l’unico in grado di disegnarmene una. Notai subito che aveva una mano impeccabile e sapeva cosa dire, cosa segnalare a un subacqueo. Trovai tutto, anche la cernia nella tana (ebbi la sfrontatezza di prometterla nel briefing) e da lì in poi lo annoverai tra i miei maestri. E non solo nella subacquea. Gli devo la scoperta di Douglas Adams, di Chuck Palanhiuk, David Gerrold, Luther Blisset e Jared Diamond, tutti autori che senza di lui avrei conosciuto forse tardi, forse mai. Tutti autori senza i quali io non vi avrei mai tempestato di libri e di articoli. Insomma: è tutta colpa sua, di Billo. Al secolo Gabriele Lari. Si racconta per voi, su Imperial Bulldog.

1996

‘Sinceramente tiravo a campare. Facevo il grafico illustratore free-lance, lavoravo con un’agenzia quasi a tempo pieno e nei ritagli mi davo da fare per altre aziende: story-board, illustrazioni, progetti improbabili. In realtà guadagnavo molto meglio tutti i week end coi corsi MFA (Medic First Aid) e coi corsi sub.  Un giorno ricevo una cartolina di Nanni, un ex-allievo che lavorava da qualche settimana a Sharm. Diceva: «cosa fai lì? dovresti essere qui» Aveva ragione. Ero in coda nella circonvallazione di Reggio, Reggio nell’Emilia, e metto in folle, tiro il freno a mano ed esco con motore ancora acceso. Volevo lasciarla lì e scomparire. Poi sono rientrato, ho chiuso la portiera. Il giorno stesso ho contattati i vecchi allievi sparsi per il mondo. Halomy dive club, Sharm el Sheikh. Era il settembre del 1996.’

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Sharm

‘Tra i nostri compiti c’erano le immersioni sul Thistlegorm, il relitto forse più famoso del mondo, aggiravi Ras Mohammed, la punta del Sinai, di primo mattino e ti ritrovavi il mare grosso in faccia. Quella era la sfida, con risvolti a volte drammatici a volte divertenti, ma la meraviglia di Sharm era la varietà. Facevi di tutto, dal marinaio alla guida, dalle prove in piscina all’insegnamento. Era un’avventura continua, esattamente quello che cercavo e che cerco ancora. Poi, di punto in bianco, senza sapere bene il perché, il management prende una decisione assurda. Mi relega all’insegnamento perenne. Nove mesi ininterrotti di corsi per principianti massacrano chiunque. Mi ritrovo stanco, in baia tutto il giorno e ben poco altro. Tempo di levare gli ormeggi. Il rientro italiano è sempre uno shock. Siamo, lo sappiamo, dei disadattati cronici. Il desiderio è posti lontani. Mi contatta via mail da un altro ex allievo: “Vieni a fare un giro a Phuket, per te potrebbe essere interessante!” Mi ritrovo socio di un diving centre in Tailandia.’

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Phuket

‘Era divertente anche lì: un cliente italiano si presenta in bassa stagione: pioggia, mare schifoso, visibilità scarsa. Usciamo lo stesso. Nel briefing gli prometto che vedrà enormi gorgonie e lo squalo leopardo, fra le altre cose. Al rientro, felice, chiama la moglie e le dice: «Marì, avresti dovuto vedere le enormi “begonie” e… “‘o squalo pantera”!» Avevo le lacrime e i crampi dalle risate. Phuket aveva una stagionalità precisa, dettata dal monsone. Non riuscivamo a campare tutto l’anno con la subacquea. Fortuna vuole che rientrammo qualche mese prima dello tsunami. In ogni caso io e Silvia, la mia compagna, abbiamo dato la disponibilità alla Croce Rossa di Reggio per quel frangente. Restai in Italia per un periodo lunghissimo. Mettici anche una mamma anziana e sola. Lo so, sono un mammone.’

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Mare e disegnare

‘Le mie più grandi passioni da sempre. Forse qualche goccia di acqua salata che circola nel sangue, forse sono al mondo per cercare la pace combinando guai, tuffandomi in carpiato nelle imprese impossibili. Altrimenti che divertimento ci sarebbe? Come faccio a dire che attività svolgo? Ne combino una nuova quasi ogni giorno. Fotoritocco, arte digitale, prove di stampa usando la luce del sole, sposare l’acquerello con Photoshop, cercare nuove frontiere nella fotocomposizione, imparare a cucire col sistema boro… i giapponesi, degli idoli incontrastati. Guardare le cose da angoli diversi, creare opere retroilluminate a led (credo fra i primi in Italia) stampare con la carta da forno su legno. La scorsa settimana ho creato il mio primo gioiello in argento.’

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Parigi

‘L’azienda parigina (Amorino ndr) ha fatto un’offerta e lanciato la sfida: ‘Hai mai vissuto in una grande città e con un francese parlato e scritto che non supera il bonjour?’ Eccomi con la sacca in spalla. Sono anche circostanze fortunate e, se vuoi, la gentilezza di un vecchio amico, ex compagno di week end in kayak lungo innumerevoli fiumi italiani, cose di quando avevamo vent’anni. Una collaborazione che comincia in sordina e diventa sempre più importante col passare del tempo. Ad essere onesti, sarei rimasto molto più volentieri free-lance ma l’Italia del 2012 mi presentava un conto troppo salato (tasse soffocanti, le sto ancora pagando, dopo quasi tre anni via da lì, e clienti in crisi che cominciavano a sparire per non pagare, insomma, le molestie che tutti noi italiani lavoratori indipendenti conosciamo. A Parigi scopro rapidamente che Big-Phil, Philippe Guerin, responsabile mercato francese, è un subacqueo bretone e mi invita a immergermi. Beh, mi dico, è la possibilità più prossima che ho qui a Parigi di ficcare il naso sott’acqua. La visibilità è imbarazzante, ma le immersioni fighissime. L’importante è stare sott’acqua! Riporto quanto scritto da un altro nostro compagno bretone di immersioni, il bravissimo Pascal: “Plongée glauque 10cm de visi donc retour au bout de 10 min et 7 mètre de prof. Bisous a tous les 3. Pascal” – Immersione raccapricciante, 10 cm di visibilità, quindi rientrati a riva dopo 10 minuti e 7 metri di profondità massima. Baci a tutti e tre. – Parigi è senz’altro una tappa, il mio Viaggio mi porta comunque al Mare.’

Posso dire che sei lo stilista di ‘Amorino’?

‘No. Stilista mi sembra un filino esagerato, sono il direttore grafico di Amorino. Mi occupo della gestione del fotografo, della postproduzione, del ritocco fotografico, dei poster, della comunicazione, del packaging, dei cataloghi, menu e di quant’altro sia stampato… ma è e rimane comunque e sempre un lavoro di team. Sono lo stilista di me stesso, è diverso.’

Come stilista di se stesso Billo, al secolo Gabriele Lari ha scalato il Kilimangiaro e ha tentato il Monte Bianco. Sicuramente, per essere uno di pianura, fa e continua a fare cose strane. Tipo partecipare al Towel Day.

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  1. Luca Maritan
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