Contaminazioni e contraffazioni alimentari quotidiane

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Mai come in questo periodo rimango stupefatta e delusa quando sento notizie riguardanti contraffazioni alimentari o problemi di contaminazioni.

Mi chiedo dove andremo a finire e cosa riusciremo a mangiare nei prossimi anni. Questo soprattutto per il futuro dei nostri figli.

Cominciamo con ordine. A maggio del 2015, il coordinatore della Commissione Agricoltura dell’Europarlamento, Paolo De Castro, ha presentato un’interrogazione alla Commissione Europea a proposito di un problema da lui rilevato con un acido, l’acido tartarico. Si tratta di un additivo alimentare, utilizzato come correttore di acidità. Si ottiene dall’estrazione delle uve ed è impiegato in dentifrici, latte per neonati, succhi di frutta, marmellate, vino, pane, ecc.

E’ stato però riscontrato in alcuni alimenti un suo omologo di origine sintetica, proveniente dall’Asia, derivato dal benzene e, naturalmente, dannoso per la salute. Da qui, l’esigenza di una legislazione comunitaria su questo argomento. In attesa, la regola è sempre la stessa: leggiamo le etichette.

Vogliamo parlare dell’argomento BPA (bisfenolo A)? E’ il famoso interferente endocrino collegato a danni riproduttivi, cancro al seno, deficit cognitivi, problemi cardiaci, ecc. Da un’indagine dell’Environmental Working Group (EWG), svolta tra gennaio e agosto 2014 su 252 marchi di prodotti in scatola, è emerso che 78 marchi utilizzavano lattine con rivestimento interno a base di BPA. In seguito a queste osservazioni, proprio l’EWG ha promosso una petizione per “invogliare” le aziende ad utilizzare confezioni BPA-free. Questo in America.

Sarebbe interessante fare la stessa indagine in Italia. Mi chiedo quale sarebbe il risultato.

A giugno del 2015 abbiamo avuto un altro allarme riguardante il latte in polvere della Nestlè. L’Ente governativo per la sicurezza alimentare dell’Argentina (ANMAT), infatti, ha riscontrato tracce di Enterobacteriaceae in un lotto di latte per neonati della Nestlè, il Pre Nan. Tali batteri possono provocare febbri come il tifo, ma anche infezioni sistemiche. Ne fanno parte anche Salmonella ed Escherichia coli.

Grazie a questo allarme, hanno bloccato le esportazioni verso l’Europa e l’Italia e, quindi, non ci dovrebbero essere problemi. Occhio naturalmente agli acquisti effettuati su internet, perché potrebbe essere dubbia la provenienza.

Sempre la Nestlè, i primi di giugno del 2015, è stata coinvolta in uno scandalo alimentare riguardante i Noodles Maggi. Questo in India. Questi spaghetti istantanei, che tanto vanno di moda soprattutto in India, presentavano livelli elevati di piombo e glutammato monosodico (non presente in etichetta). Mentre per il piombo resta da capire come sia avvenuta la contaminazione; per il glutammato, si tratta di un ingrediente onnipresente nell’industria alimentare che dà dipendenza, non tossico ma che certamente va indicato in etichetta.

In maniera, cautelativa, sono stati ritirati i prodotti in questione in India.

Concluderei, visto che siamo in tema vacanziero, con un accenno alle creme solari e a che cosa contengono. L’Environmental Working Group ha recentemente svolto un rapporto proprio su questo argomento, evidenziando come l’80% delle creme solari non sia efficace o contenga ingredienti nocivi. Nel rapporto, sono stati presi in considerazione 1.700 prodotti, principalmente americani, ma anche alcuni presenti in Italia: creme solari, balsami labbra e creme idratanti con fattore di protezione. Il 21% dei prodotti ha riportato un punteggio elevato, ma alcune marche, come Neutrogena e Coppertone, hanno rilasciato dichiarazioni ingannevoli e contenevano ingredienti poco sicuri.

La regola è sempre la stessa, attenzione alle etichette e scegliamo prodotti con un fattore di protezione almeno da 15 in su.

Buona estate!

Per approfondire:

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