Portulaca oleracea: le mille proprietà di una pianta infestante

portulaca_oleraceaQualche mese fa mia figlia grande è tornata a casa con un pugnetto di semi di mandarino, pronta a piantarli (sotto consiglio della maestra). Nonostante il mio estremo scetticismo, decido di accontentarla. Innaffio questo vaso in cui avevo piantato i semi, senza mai vedere crescere nulla. Ma poi, ecco la sorpresa.

Per settimane non distinguo di che piantina si tratti. Ad illuminarmi è mio padre, che quando la vede esclama:”Ma è la Portulaca oleracea!”. Una pianta infestante, almeno così viene considerata da molti. I suoi semi possono rimanere vivi nel terreno, fino a 40 anni! Altro che pianta di mandarino.

C’è un però. E questo è il risultato del mio fruttuoso approfondimento in merito.

Si tratta di una pianta succulenta, che appartiene alla famiglia delle Portulacaceae. Nasce in India, ma ora è presente in tutti i continenti (a tutte le altitudini). E’ una pianta commestibile, con un sapore acido/salato (ricorda il lime). Le foglie sono piccole, carnose e a goccia. Anche i fiori gialli e i semi sono commestibili. E’ ricca di fibre, vitamine e sali minerali e contiene pochissime calorie (16 kcal per 100 gr).

La qualità principale che mi ha sorpreso di più (confesso che la ignoravo) è che è ricca di omega 3: 100 gr di foglie di portulaca contengono circa 350 mg di acido α-linolenico (omega 3). E’, quindi, in grado di contrastare i livelli di colesterolo cattivo, aiuta lo sviluppo cerebrale, rafforza il sistema immunitario, rallenta l’invecchiamento cutaneo. E, naturalmente, accontenta i vegani e chi non vuole rinunciare ai benefici degli omega 3, senza per forza dover mangiare pesce.

Contiene, inoltre, una buona quantità di vitamina A (fornisce il 44% dell’RDA), C, vitamine del gruppo B (riboflavina, niacina e piridossina) e sali minerali (ferro, magnesio, calcio, potassio, zinco, rame, selenio, fosforo e manganese).

Oltre a tutti questi componenti, contiene anche acido ossalico, che in grandi quantità può provocare calcoli renali. Quindi, per le persone predisposte, è meglio non abusarne.

Interessante è la sua storia, le cui proprietà medicinali erano conosciute già nell’antico Egitto. Veniva utilizzata per trattare vomito, diarrea, emorroidi ed emorragie post-partum.

Nel Medioevo, poi, si è diffusa anche come ingrediente alimentare. A tal punto, che nella prima metà del Novecento nel sud della nostra Italia, era un elemento chiave della cosiddetta cucina povera (spesso associata alla rucola).

Sulle navi veniva utilizzata nella dieta dell’equipaggio, per le sue proprietà antiscorbutiche (contenendo appunto tanta vitamina C).

Gli impacchi con le sue foglie venivano utilizzati come calmanti per punture di insetti ed eczemi.

Scoperto questo piccolo patrimonio nel mio vaso, ho anche cercato alcune ricette per poterla utilizzare con semplicità in cucina, che voglio condividere.

Cominciamo da un semplice piatto di pasta, da condire con panna vegetale e un trito di questa pianta. Oppure, sempre tritata, da aggiungere ad una frittata per renderla più saporita. In Calabria, si è soliti mangiarla insieme al sedano e all’aceto. In Francia, invece, in burri aromatici e salse.

Il consiglio per una ricca insalatina? Portulaca, mais, olive, pomodori e nocciole.

E’ possibile anche conservarla sottaceto, utilizzando le foglie o gli steli, con aceto bianco, aglio, semi di senape e cumino. Per farla sott’olio, invece, utilizzate acqua, aceto di mele, sale, pepe e chiodi di garofano.

Con i semi macinati, darete un gusto unico al vostro pane fatto in casa!

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Chiudo con una riflessione finale. La prossima volta che guarderete una pianta che cresce tra le crepe di un marciapiede o ai lati di un tombino, pensate che magari si tratta della Portulaca e non di una semplice pianta infestante.

Per approfondire:

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