Morto il re del parco nazionale Hwange

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La mente umana, a volte, funziona in maniera particolare. Se il leone non avesse un nome, il parco fosse uno dei tanti dell’Africa centromeridionale e, nel brano, non fossero presenti riferimenti temporali potrei, realisticamente ripresentarvi questo stesso articolo ogni settimana e, ogni volta, raccontarvi una tragedia diversa.

Se, però, centinaia (forse migliaia) di esemplari uccisi nell’arco di un anno sono una statistica, la morte di Cecil, il leone dalla criniera nera, principale attrazione dei Parco nazionale dello Zimbabwe, diventa una tragedia.

Il motivo è semplice: i simboli sono importanti. Senza sminuire di un millesimo l’importanza della vita di un esemplare di una specie così minacciata, la fucilata che ha dato il colpo di grazia a Cecil, con il suo respiro, ha soffocato anche la voglia di un territorio di valorizzare le proprie ricchezze e, conseguentemente, generare un benessere condiviso dalla maggior parte della popolazione.

Il Parco Nazionale Hwange nasce nel 1930 quando una vastissima riserva di caccia (circa 15000 kmq), viene convertita in area protetta. A oggi il parco vanta, forse, la maggiore concentrazione di grandi mammiferi di tutta l’Africa che si riproducono nelle numerose aree di protezione integrale, interdette ai turisti.

Cecil era un meraviglioso esemplare di leone dalla criniera nera che, nonostante i suoi tredici anni, dominava sul branco più importante del parco. Grazie alla sua prestanza, era ancora in grado di tener testa ai maschi più giovani e, cosa rilevante, costituiva l’attrazione maggiore per i turisti, affascinati dalla sua caratteristica criniera scura e dalle considerevoli dimensioni.

Sicuramente fu proprio per la sua popolarità che fu scelto come simbolo del Parco e, in qualche modo di tutto lo Zimbabwe. La notorietà, però, non ha solo risvolti positivi, anzi, potremmo dire che sia stata la causa principale della sua morte. Perché, se, da una parte, c’è chi i simboli li ammira e li protegge, dall’altra c’è chi vorrebbe distruggerli o, come in questo caso, appropriarsene per soddisfare chissà quale smania di possesso.

Così, un cacciatore americano, ha deciso di prendersi la vita di Cecil e, con l’aiuto, dietro compenso, di due guide locali, ha escogitato il piano per attrarlo al di fuori del territorio del parco e ucciderlo.

Utilizzando una carcassa, il leone è stato attirato fuori dal Hwange, dove è stato ferito con una freccia. Il bracconiere e le due guide corrotte l’hanno poi seguito per un paio di giorni e, quando era ormai allo stremo delle forze, il bracconiere ha esploso un solo colpo di fucile che l’ha ucciso.

Il corpo di Cecil è stato, poi, scuoiato e decapitato sul posto e, i bracconieri, hanno pure tentato di distruggere il collare GPS che serviva a monitorarlo.

Nonostante la morte sia avvenuta al di fuori dei confini del Parco, in un territorio in cui la caccia sarebbe legale, anche la Professional Hunters and Guides Association (Zphga, l’associazione dei cacciatori dello Zimbabwe) ha ritenuto legittima l’accusa di bracconaggio poiché, essendo Cecil, il capo di uno dei branchi più importanti del Parco, nel quale viveva, non poteva e non doveva essere ucciso.

Le due guide sono già state individuate e formalmente accusate ma c’è voluto lo sforzo congiunto del governo e delle associazioni conservazioniste per riuscire a dare un nome al cacciatore straniero.

In un primo momento si pensava si trattasse di un cacciatore spagnolo. Proprio la nazione iberica è il paese, in Europa, dove si importa il maggior numero di trofei di caccia (quattro volte quelli importati in Germania), la maggior parte dei quali proviene dal Sudafrica. È di qualche ora fa la notizia che, chi ha realmente ucciso Cecil sia Walter Palmer, un dentista americano la cui passione per la caccia è ben documentata sul web.

Secondo un rapporto del United Nations Environment Programme e del World Conservation Monitoring Centre, tra il 2000 e il 2008 sono stati esportati 4.231 trofei, 28 scheletri, 234 artigli, 68 zampe, 234 pelli, 293 crani, 501 denti e altre parti e i principali importatori sono stati gli Stati Uniti, la Spagna, la Francia, il Messico e la Germania.

Caso vuole che il collare che monitorava gli spostamenti di Cecil appartenesse all’Università di Oxford che, dal 1999, sta portando avanti un progetto sul bracconaggio nell’Hwange. Secondo i dati da loro raccolti, più di due terzi delle morti di leoni adulti della regione sono da imputare all’attività dei cacciatori.

La brutale uccisione di Cecil è un duro colpo per tutta la comunità; principalmente lo sarà per il suo branco, poiché i suoi cuccioli saranno uccisi dal maschio che si impossesserà del suo territorio e, poi, per l’istituzione del parco che ne esce indebolita di fronte alla facilità con cui i propri dipendenti tendano a svendere un bene collettivo per un proprio tornaconto personale.

Walter Palmer, tramite il suo legale, afferma di credere di non aver fatto nulla di illegale. La caccia è avvenuta in un territorio autorizzato e lui possedeva tutte le autorizzazioni necessarie. La pagina facebook della sua clinica, però, è stata sommersa di insulti e commenti negativi contro la sua inumana passione e in sole 24 ore una petizione online ha raccolto più di 12.000 firme perché sia fatta giustizia per Cecil.

Non sappiamo quale sarà, se mai ci sarà, una pena per quest’uomo. Possiamo solo sperare che a colui che ha avuto la sfrontatezza di distruggere il simbolo più importante di tutto il Parco sia assegnata una pena esemplare.

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