L’altra Sharm el Sheikh – da el Hadaba a Marsa Bareika

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C’è una Sharm el Sheikh che media, tour operator e turisti sui social non possono raccontare, perché non la conoscono. Non l’hanno mai conosciuta. In molti saremmo tentati di commentare: per fortuna. Ma uno degli effetti di questa distorsione d’immagine è che su Trip Advisor, per dirne una, nella classifica delle 101 attività a Sharm le immersioni sono al diciassettesimo posto, che è come dire che a Cortina ci sono da fare ben sedici cose più interessanti dello sci.

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Per riscoprire quella Sharm lontana dalla vita da full inclusive e parchi a tema, ho cercato solo volo e alloggio in una abitazione privata sulla Sea Street (Sharia el Bakhr) nella vecchia zona residenziale di el Hadaba, la collina. Cominciamo da qui, da un quartiere in cima alla falesia che domina due grandi insenature: la grande spiaggia di Sharm el Maya e la marina di Sharm el Mina. Bistrattata e a volte dimenticata dai vecchi residenti, la Sea Street di el Hadaba sembra il paradigma di quella borghesia internazionale e un po’ bohémien che ormai (e non solo in Egitto) è in declino e cede il passo al neo-ricco megalomane tutto marmi, lucette, frontoni e colonne. A el Hadaba nessuna casa ti ricorda quella di Tony Montana, il boss nel film Scarface, qui molti residenti cercano di abbellire le loro abitazioni con ceramiche, cupole ed elementi architettonici nubiani o omaniti. E’ una strada che immagineresti agli antipodi delle discoteche, delle centinaia di negozietti che vendono tutti le stesse cianfrusaglie, lontana anni luce dai parchi a tema, che invece sono lì a due passi. Quei luoghi, onestamente, disturbano un po’ anche me che li ho visti crescere dal nulla un giorno di quindici anni fa. Un giorno ruspe, fossati, un’immensa opera di scavi si materializzarono sotto i miei occhi a soli due isolati da dove abitavo. Fu un tale shock che lasciai Sharm el Sheikh in preda all’indignazione. Ma finii per tornarci, in pianta stabile, pochi mesi dopo.

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Le spiaggette sotto la falesia di el Hadaba sono piscine naturali che si affacciano su Ras Katy, un punto d’immersione famoso tra i subacquei e gli snorkelisti. Il fondo sabbioso ai piedi del reef costiero si mantiene tra i quattro e i dieci metri per una buona distanza dalla caduta. Poi digrada lentamente oltre i sessanta. Dalla sabbia spuntano innumerevoli pinnacoli di corallo ricchi di vita, spesso s’incontro razze e aquile di mare che brucano sul fondo alla ricerca di crostacei. Sul bagnasciuga delle calette, grazie alle correnti create dalla falesia, il caldo non è mai eccessivo e la minuscole spiagge sono spesso deserte, frequentate solo dai pochi residenti in cerca di tranquillità.

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Lo sviluppo di el Hadaba alle spalle di Sea Street e di altre zone fa meno impressione della zona alberghiera, quella che vedono tutti. Dal mare la sfilza di alberghi sembra interminabile. Ma il mare continua ad essere intatto lungo tutta la costa e anche oltre. Merito di regole ferree. Pochi sanno che la rete fognaria di Sharm è uno dei capolavori mondiali della tecnologia idraulica: non una goccia arriva in mare, va tutto nel deserto, per essere depurato e trasformato. Merito delle rigidissime norme imposte all’intera zona dopo la creazione del Parco Nazionale di Ras Mohammed e delle aree protette. Ras Mohammed è una penisola desertica e disabitata, un insieme frastagliato di baie, insenature profonde, colline di arenaria, tagliata a metà da un canale di mangrovie.

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Marsa Bareika, all’interno del parco è ‘il’ luogo magico. La profonda insenatura appare dal satellite come una lingua di mare blu che intaglia i suoi contorni netti nell’ocra del deserto, una baia enorme, capace di mille spiagge e calette tra rocce e dune. Qui, a Marsa Bareika, c’è l’unico reef costiero della zona che ospita squali pinna nera di scogliera, Carcharhinus melanopterus, esseri di non più di un metro e venti che abitano le acque basse in cima ai reef poco profondi, fondali soggetti al capriccio delle maree, luoghi dove nessuno presta vera attenzione.

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Giorgio, dell’ Holiday Diving, fa quello che pochi fanno con i loro clienti subacquei: offrire di passare una notte in tenda a Marsa Bareika, nel parco nazionale di Ras Mohammed, per immergersi dalla riva. Qui si potrebbero passare ore in silenzio, a guardare i riflessi cangianti dell’acqua che irrompe nel deserto finché non diventa buio. La mia ora preferita per immergermi a Sharm è quella del tramonto. In altri luoghi a quell’ora ogni abisso (a patto di averne uno vero a portata di mano) si colora di un indaco sintetico. A Sharm no. I colori caldi del deserto calano in acqua senza ostacoli, e accendono tutto, soprattutto quando il reef è in ombra. Anthias, fucilieri, coralli soffici. Il blu è a metà tra un viola caldo e un morbido carta da zucchero. In nessun altro luogo al  mondo l’occhio percepisce tanti colori da un reef in ombra. E se alle spalle ci sono chilometri di deserto dai profili bassi, come a Marsa Bareika, la luce è ancora più calda e vibrante. Come il vento bollente che ti asciuga le ossa, che disperde le scintille del barbecue.

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C’è caldo e caldo. E’ un agosto da record, con punte massime da graticola. Un caldo che conosco bene, che sa di pietre cotte. Ma nel deserto la temperatura precipita velocemente quanto il sole al tramonto. Nel cielo notturno del deserto la costellazione dello Scorpione si leva gigantesca sull’orizzonte a sud, appena a destra della Via Lattea. Decine di stelle cadenti attraversano un firmamento da luna nuova. Alle cinque e mezza del mattino, col sole che sta sorgendo, la temperatura è di soli ventiquattro gradi. Nessun rumore. Qui i quad sono vietati. E’ il giorno di ferragosto e in giro saremo una quindicina di persone sparse per tutta la spiaggia. Dodici fan parte del nostro gruppo. La caletta accanto è deserta. Rimarremo le stesse persone per tutta la giornata di oggi come ieri. Qui, solo il rumore delle onde.

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Ci avevano detto che lo spirito della vecchia Sharm el Sheikh non esisteva più. Ci avevano sconsigliato Sharm per motivi di sicurezza. Ci avevano raccontato che el Hadaba era un luogo decadente e per lo più dimenticato dai camion della spazzatura e dai cicli di manutenzione. Ma c’è un filtro per tutto: la tua ragione, la tua esperienza personale, quella di chi vive e ha vissuto quei luoghi in profondità. Abbiamo deciso di ignorare le storie che raccontano in giro, per vivere la Sharm vera, quella che sa arrivare dritta al cuore e restarci per sempre.

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