Intervista a Matteo Visconti

La prima volta che ho visto le fotografie di Matteo Visconti è stato su FB. Postava foto incredibilmente ben costruite con una facilità candida. Nessuna presunzione da grande fotografo. Ringraziava genuinamente tutti quelli che gli facevano un complimento. E’ così che si rimane affascinati da un talento, dal carattere. Ho cercato di risalire alla sua biografia e alla sua carriera che immaginavo fitta di publicazioni e di concorsi vinti. Niente. La sua biografia era e rimane un mistero a parte qualche riga che mi ha fatto leggere sulla sua vita dalla quale si apprende che è nato a Milano (la data manca), si è perso nella vita notturna della città tra il 1990 e il 2000, per poi riemergere verso la luce del sole in Mar Rosso con una macchina fotografica in mano. Da quel momento ha viaggiato sulle strade degli ultimi avamposti naturali cercando avventura, amici  e animali. Incuriosita, gli ho chiesto di dare un’intervista per spingerlo a parlare di se e mostrare le sue foto.

Matteo Visconti

Hai studiato fotografia o sei autodidatta?
Ho studiato e sto ancora studiando fotografia da autodidatta, la fotografia è uno di quegli hobby che non si finiscono mai di imparare e i bravi fotografi difficilmente condividono con te i loro segreti.

Qual è la tua missione con la macchina fotografica?
Ponendomi la domanda in questo modo potrei risponderti che la mia missione potrebbe essere quella di condividere con più persone possibili i miei scatti per mostrare loro quanto fantastico è il nostro pianeta e cercare di sensibilizzarli ai problemi legati all’inquinamento, deforestazione e all’estinzione di diverse specie animali.

Qual era la tua vita prima di fare il fotografo?
Vorrei precisare innanzitutto che non mi definisco un fotografo, la fotografia è la mia passione e il mio hobby. Il vero fotografo per me è colui che lo fa di professione nella quale trae il suo profitto e sostentamento. Purtroppo troppa gente si definisce “fotografo” solo per il fatto di possedere una reflex mentre in altri paesi bisogna studiare e ottenere certificazioni proprio come un vero lavoro. Tornando alla domanda, nella mia vita ho fatto diversi lavori spinto dalle mie più profonde passioni come quella della musica che mi ha portato a lavorare per diversi locali della nightlife milanese e a fare il disk jockey per diversi anni, a quella per i viaggi che, saturo della vita notturna, mi hanno portato ad aprirmi un’agenzia viaggi qui a Milano. Nei momenti difficili della mia vita la fotografia mi ha aiutato molto a vedere le cose da altre prospettive, ad apprezzare forme  e colori e a guardare il mondo con altri occhi.

Matteo Visconti

Le tue foto spaziano tra molti soggetti ma la natura rimane centrale, perché?
Fin da piccolo passavo ore e ore davanti alla televisione a guardare i documentari della National Geographic e quando non ero davanti alla televisione mi piaceva perdermi nei boschi intorno alla mia città o indossare la maschera e le pinne ed esplorare i meravigliosi fondali marini in lungo e in largo.

Una serie di foto notturne che registrano diverse fonti di luce sullo stesso fotogramma sono molto sofisticate, quanto tempo hai impiegato prima di usare bene la tecnica?
Penso che, prima di tutto, bisogni imparare bene a conoscere la propria attrezzatura, la tecnica si affina poi negli anni. per ottenere la foto della via lattea sulle dolomiti ci ho messo diversi anni di prove, scalate e notti insonne. Ho dovuto documentarmi in quale momento esatto la via lattea sarebbe stata visibile, le condizioni meteorologiche della serata, la luce da usare nella tenda e una torcia abbastanza potente. Quella notte la fortuna (ogni tanto) è stata dalla mia parte perché, anche se non si vede nulla nella foto, esattamente alle mie spalle avveniva un bel temporale con tanto di fulmini e tuoni che periodicamente mi illuminavano perfettamente le tre cime rendendole così più visibili nella fotografia. Molti fotografi preferiscono fare diverse pose per poi fonderle insieme in un’unica foto utilizzando attrezzature molto costose e inseguitori per fare risaltare meglio le stelle, ma qui secondo me inizia a essere più un discorso di fotoritocco e bravura nell’utilizzare software e poco di fotografia per cui questa è stata una mia piccola soddisfazione visto che si può ottenere una buona foto più naturale anche senza attrezzature costosissime e complesse elaborazioni grafiche.

Matteo Visconti

Quali sono stati i tuoi  fotografi di riferimento e in che modo hanno cambiato il modo di vedere il soggetto da fotografare?
Il fotografo da cui ho preso ispirazione è sicuramente Alessandro Dodi (http://www.dodiphotosub.com) da piccolo guardavo le sue foto sperando che un giorno potessi anch’io fare degli scatti così, girare il mondo e immergermi nei sette mari. Purtroppo oggi Alessandro non c’è più e avrei tanto voluto stringergli la mano e fargli sapere che è stato la mia fonte d’ispirazione per la mia passione e che se oggi sono qui a parlare di me lo devo anche un po’ a lui.

Hai mai dovuto cambiare casa per ospitare tutta la tua attrezzatura fotografica e quella subacquea?
No assolutamente. Viaggiando molto cerco sempre un buon compresso tra qualità dell’attrezzatura e peso, cerco di limitare il numero delle ottiche per viaggiare il più leggero possibile visto che le compagnie aeree si fanno pagare profumatamente tutti i chili in eccesso e di conseguenza parte dell’attrezzatura subacquea cerco di noleggiarla sul posto.

Matteo Visconti

Dopo quanti anni cambi il corpo macchina principale?
Io utilizzo ancora una Canon 5D mkII comprata nel 2009 credo, purtroppo oggi come oggi siamo sempre più divorati dal consumismo, compriamo l’ultima macchina uscita quando non abbiamo ancora imparato ad usare bene la nostra. Compriamo reflex professionali e costosissime con milioni di megapixel per poi caricare le foto su facebook.

Come prepari un tuo viaggio fotografico?
Bella domanda… solitamente mi focalizzo su quello che la destinazione può offrirmi che siano panorami naturali, street photography, subacquea ecc… guardo molto il lavoro di altri fotografi che sono stati sul posto prima di me, i loro punti di vista, mi documento su quale possa essere la stagione migliore, leggo guide online o cartacee, chiedo consigli ad amici che magari ci sono già stati, guardo le cartoline nei negozi quando sono sul posto e poi faccio una selezione delle lenti e della attrezzatura che potrebbe servirmi e quale no.

Quanti chili imbarchi con te e a cosa assolutamente non potresti rinunciare della tua attrezzatura?
Spero che nessuna compagnia aerea legga questa intervista 🙂 questo è un po’ il tallone di achille di ogni fotografo e/o subacqueo. Ho la fortuna di viaggiare spesso con Emirates che mi consente di portare fino a 32kg nei bagagli da stiva ma solitamente le compagnie limitano a non più di 20kg facendo pagare molto caro ogni kg in eccesso. Il bagaglio a mano è per quasi tutte 7kg, fortunatamente il mio non me lo pesano quasi mai visto che è praticamente il doppio, quindi sono 14kg di bagaglio a mano più 32kg quello che imbarco in stiva. Una cosa a cui sicuramente non posso rinunciare quando viaggio è il mio cavalletto ma anche ai filtri fotografici da montare davanti all’obiettivo. Come già detto cerco di limitare molto la mia attrezzatura per viaggiare il più leggero possibile, anche pochi kg sulle spalle in scalata o trekking fanno la differenza di conseguenza quello che porto è quasi sempre tutto indispensabile.

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