Intervista a Andrea Zuccari

Andrea Zuccari, ovvero il grande maestro della compensazione in apnea.

Romano nato nel ’74 ma Sharmese adottivo per via del clima che gli consente il suo amato mare tutto l’anno. La difficoltà di compensare oltre i 75 metri ( fa parte della sua storia di atleta) diventa un’opportunità perché una volta risolta gli permette di stabilire un record dopo l’altro. Tra il 2006 e il 2008 stabilisce 5 record svizzeri e altrettanti tra il 2009 e il 2011, e fin qui niente di rilevante. Per sua stessa ammissione compete come cittadino svizzero, nazionalità da parte di madre, per riuscire a portare a casa un risultato che nella classifica italiana è già stato assegnato. Nell’autunno 2012 apre il suo centro apnea, Freediving World Apnea Center, nello Sharm Club a Sharm.

Ma nel gennaio 2013, partner il greco Stavros Kastrinakis, stabilisce il nuovo record del mondo No Limits in Tandem a -126 battendo il detentore precedente, Pipin Ferreras, partner Benjamin Franz ( -122). Ad appena qualche giorno di distanza e con un quadro astrale presumibilmente senza nessun pianeta in opposizione, stabilisce il nuovo record italiano No Limits a -155.  La sua carriera procede con due record ulteriori: quello italiano in assetto variabile regolamentato a -135 e a luglio 2014 a -175 in assetto variabile No Limits, il secondo tuffo più profondo al mondo dietro a quello di Herbert Nitsch.

Ho conosciuto Andrea sulle pagine di FB quando mi ha scritto dopo aver riconosciuto dalla foto che avevo fatto a Bimini una femmina di squalo martello con addosso il tag che gli aveva innestato qualche tempo prima.

Ogni volta che la notizia di un suo corso imminente mi appare tra i vari post sono tentata d’iscrivermi e provare il miracolo della ‘cura Zuccari’. Ho di fatto troncato con l’apnea perché ero stufa di bloccarmi sempre a pochi metri di profondità per via della compensazione e francamente non ne posso più di andare su è giù mentre tutti mi sfrecciano accanto e Pelizzari mi becca in video inchiodata immobile attorcigliata al cavo, appena sotto la superficie, in preda oltre che alla compensazione anche ai crampi..

Preferisco guardarli, ammirarli e raccontarli. Ci vuole anche un qualcuno di profano all’asciutto, dalla parte del pubblico, che rimane a  bocca aperta meravigliata dal tuffo straordinario tale da farti domandare piena d’invidia, .. ‘ma come avrà fatto !’

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Come mai oggi ci sono tanti allievi (uomini e donne) che riescono a raggiungere facilmente quote profonde che ieri erano riservate solo a pochi apneisti?

Non tantissimi anni fà quando Enzo Maiorca tento un’immersione a -50 mt i dottori gli dissero che sarebbe morto ucciso dalla pressione che avrebbe fatto collassare la sua cassa toracica. Come tutti sapiamo questo non successe, ma sicuramente in lui prima di tentare quel tuffo c’è stata un certa paura dell’ignoto che oggi non c’è più riguardo quelle profondità. Oggi parecchi atleti hanno passato i 100 mt. e alcuni i 150 mt. io personalmente sono sceso fino ai 175 mt. ed Herbert Nitsch detiene il record del mondo a -214 mt. Le nostre conoscenze della fisiologia umana in Apnea stanno aumentando anche se ancora ci manca parecchio da scoprire. Sono convinto che ora lo sviluppo delle didattiche di insegnamento dell’apnea e le conoscenze attuali della fisiologia permettono agli apneisti attuali di scendere a profondità importanti.

La tua area di lavoro nell’apnea è sulla compensazione, ho letto che avevi un blocco di compensazione tra i 75/80 metri e non riuscivi ad andare oltre, come sei riuscito a superarlo e aggiudicarti i tuoi record?

Nel 2009 conobbi Patick Musimu, un apneista Belga che mi introdusse alla tecnica compensatoria del Mouthfill, quell’anno passai dai 75/80 mt a stabilire il record Svizzero (ho iniziato la mia carriera di apneista come svizzero avendo la doppia cittadinanza e visto che i record italiano all’epoca per me erano irraggiungibili), poi negli anni successivi iniziai a studiare in modo più approfondito le problematiche compensatorie fino a sviluppare un programma di insegnamento che parte dalla compensazione per i neofiti fino alle più evolute tecniche di compensazione per i campioni di altissimo livello. Questo programma ad oggi mi porta in giro per l’Europa a fare Stage sulla “Compensazione Consapevole”. Sempre più apneisti alle prime armi hanno potuto passare ostacoli sulla compensazione che precedentemente li avevano quasi fatti desistere dal fare questo sport, e atleti di altissimo livello stabiliscono nuovi record nazionali e mondiali grazie a questo programma. Alcuni anni fà feci un DVD che esponeva alcuni esercizi per sviluppare la consapevolezza degli organi coinvolti nella compensazione. In occasione dell’EUDI SHOW del 2016 presenterò un libro che sto scrivendo sulla “Compensazione Consapevole”

Qual’è oggi la quota media alla quel scende un pescatore in apnea? Tra gli anni 60 metà 70 sera sul filo dei 30 metri. Credi che la sua efficienza (quella del pescatore) sia aumentata con la nuova didattica e i corsi?

Credo che le quote nella “media” fossero più basse tra gli anni 60 e 70; un pescatore medio pescava tra i 10 e i 15 mt di profondità e qualcuno si spingeva fino ai 30/35 mt. Oggi la media si è spostata tra i 15/25 mt e qualcuno si spinge fino a delle quote di 40/50. Mi permetti di puntualizzare la differenza tra “pescare ad una quota X” e effettuare “un tuffo singolo ad una quota Y”, mi spiego meglio se il 90% delle mie pescate sono tra i 25/30 mt. quella è la mio quota di pesca, se un giorno faccio una cattura a 40 mt., non vuole dire che la mia quota operativa si è spostata in automatico a 40 mt.

Qual’è il tuo rapporto con il mare? Preferisci fotografare o pescare?

Io amo il mare a 360° mi piace fare apnea di profondità, mi piace fare apnea per interagire con la fauna marina, mi piace fare immersioni scuba ricreative ed immersioni tecniche. Negli ultimi anni mi sono appassionato alla fotografia subacquea sia in apnea che con le bombole. Nella mia vita ho praticato poco la pesca in apnea ma ho ritrovato nella fotografia una certa analogia, servono le stesse capacità di scendere facendo meno rumore possibile, approcciare il pesce in modo di non farlo scappare, tempi di fondo… etc… a tal proposito a breve uscirà in libreria un libro scritto con Michele Davino sulla fotografia in apnea.

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