La lunga esistenza dell’aterosclerosi

mummia-egizia

Uno studio pubblicato su Lancet nel 2013 rivela come anche al tempo degli antichi Egizi si potesse soffrire e morire di aterosclerosi. Lo studio, chiamato Horus in onore di un dio egizio, ha preso in considerazione 137 mummie egiziane (tra il 3.100 a.C. e il 364 d.C.), peruviane (tra il 900 a.C. e il 1.500 d.C.), di indiani Pueblos (tra il 1.500 a.C. e il 1.500 d.C.) e, infine, di individui provenienti dall’Alaska, di etnia Unangan (morti tra il 1.756 e il 1.930).

Grazie allo scanner utilizzato, sono stati riscontrati, in più di un terzo dei corpi esaminati, segni di aterosclerosi in aorta, coronarie e carotidi. Le placche ateromatose, formate soprattutto da colesterolo, crescevano con l’aumentare dell’età. In particolare, sono state trovate placche nel 60% degli Unangan, nel 40% degli indiani pueblos, nel 38% delle mummie egiziane e nel 25% dei peruviani.

La TC (tomografia computerizzata) è uno strumento clinico fondamentale per accertare la presenza e l’estensione della calcificazione vascolare: solitamente la grandezza della calcificazione al’interno della placca aterosclerotica, individuata dalla TC, è direttamente proporzionale all’estensione dell’aterosclerosi.

La spiegazione, mentre per le mummie egizie che erano sicuramente appartenenti alle classi abbienti, risulta più facile, proprio per lo stile di vita agiato e la dieta ricca di grassi saturi che conducevano, per le altre popolazioni diventa più inspiegabile. Gli altri tre gruppi, infatti, sicuramente portavano avanti uno stile di vita più attivo. Inoltre, i peruviani si nutrivano di mais, patate e fagioli; gli aleutini di crostacei, pesce e foche, mentre i pueblos erano cacciatori di conigli, pecore e cervi.

Il precursore di questo studio internazionale è stato, in realtà, Greg Thomas cardiologo dell’Università della California, che nel 2008, insieme ad Adel Allam, suo collega dell’Università del Cairo, visitando il museo egizio, scoprirono che il faraone Merneptah risultava colpito da aterosclerosi. Da lì, ottennero il permesso di passare allo scanner alcune mummie e poi si avviò un progetto esteso a varie parti del mondo, che coinvolse svariati ricercatori.

L’ipotesi più accreditata per giustificare i risultati dello studio horus, si basa sul fatto che tali problemi circolatori fossero il risultato di successive infiammazioni croniche, abbinate al tipo di fuochi utilizzato per cucinare e illuminare.

Comunque, è una ricerca in continua evoluzione. Presto si avranno altri dati a disposizione. Infatti, alcuni ricercatori stanno studiando la tribù Tsimane che vive nella foresta della Bolivia. Altri stanno analizzando spoglie provenienti dalla Mongolia. Altri ancora le mummie provenienti dal museo Neues di Berlino.

A questo punto ci poniamo la domanda se malattie come l’aterosclerosi siano dovute al tipo di vita e regime alimentare portati avanti, oppure solo al processo di invecchiamento. Probabilmente, non è la nostra epoca moderna, con tutti i suoi eccessi alimentari e la sedentarietà, la madre di questo tipo di problemi vascolari. Questo punto è fondamentale per cercare di capirne le cause, che sembrano essere più biologico-evolutive che socio-culturali.

Considerato, poi, che da poco più di 50 anni l’aterosclerosi e le sue complicanze sono diventate la principale causa di morte in occidente, forse è il caso di capirci di più!

Una cosa è sicura. Se è vero che gli esseri umani sono predisposti all’aterosclerosi, forse conviene adottare il prima possibile, tutte le misure possibili per poterne rallentare gli effetti. Quindi, niente fumo, mantenere la pressione sanguigna nella norma e un livello basso di colesterolo nel sangue, sono sicuramente i nostri alleati per vivere più a lungo!

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