Intervista a Arturo Santoro

_006-small with filter and brderCi siamo conosciuti molti anni fa quando sono venuta alle Tremiti ad incontrarla per chiederle di tracciare un itinerario di pesca subacquea delle isole per la rivista Il Subacqueo, credo fosse il 1982/83. Mi è venuto in mente quel pezzo per caso quando ho letto il suo nome a proposito di un’intervista a Donatella Bianchi per Linea Blu che le è valsa nell’ambiente del titolo di grande campione rinnegato. Cosa ha detto durante l’intervista che non è piaciuto ai pescatori subacquei?

Mi si contesta di aver rinnegato la pesca subacquea. Non era mia intenzione trasmettere quel messaggio, non avrei rinnegato la mia eterna passione. Intendevo sostenere che in “zona riserva marina” non è più possibile dedicarsi senza scrupoli a pesca e prelievi considerata la necessità di favorire il ripopolamento di fauna e flora marina.

Nel 2011 lei ha reso pubblica una lettera nella quale obietta punto per punto la nuova normativa restrittiva sulla fruizione della AMP Tremiti emessa dal Parco Nazionale del Gargano. In sostanza chiedeva che fosse rispettato il turismo da diporto e quello dei pescatori in apnea e sportivo per il bene dell’economia delle isole, in particolare per la pesca in apnea che fosse istituita una rotazione nell’area C per permettere il ripopolamento. Le sue indicazioni sono state ascoltate?

Credo che il Parco Nazionale del Gargano non svolga correttamente le funzioni per le quali fu adottato. I funzionari dell’Ente non devono trascurare che le Isole Tremiti siano abitate da imprenditori e pescatori. L’economia dell’arcipelago si fonda sul sincronismo delle due attività sicché sacrificare il turismo da diporto e quello dei pescatori professionisti e sportivi significherebbe tappare le ali allo sviluppo del territorio. Certo è che necessiti una rotazione almeno nell’area C per permettere ripopolamento di pesci e flora. Sono buon senso ed equilibrio alla base di qualsiasi buona regola.

Nell’intervista di gennaio 2014 per Linea Blu quando Donatella Bianchi le chiede come sono le condizioni del mare, intendendo ovviamente la vitalità della fauna, lei risponde che ci dovrebbero essere più controlli. Vuole dire che i pescatori pescano anche nelle zone vietate e l’ecosistema ne risente o cosa esattamente?

Intanto facciamo una distinzione tra pescatori professionisti e sportivi. Non va dimenticato che la zona A della riserva marina delle Isole Tremiti non è frequentabile da alcuno, la zona B è solo transitabile, la zona C è transitabile, frequentabile ed aperta alle attività sportive. Sicuramente i controlli non sono adeguati, pescatori di frodo ci sguazzano e pescano, particolarmente, intorno all’Isola di Pianosa. Sono cosciente del fatto che controlli adeguati siano complicati da effettuare ma è assolutamente necessario farli. La tecnologia aiuterebbe moltissimo poiché potrebbe bastare installare telecamere speciali sui luoghi sensibili ed evitare inutile ed inadeguato spreco di mezzi e uomini in giro con aerei e motovedette. Forse sarebbe opportuno fidarsi di esperti con i quali progettare una vera e propria salvaguardia dell’ambiente.

I pescatori in apnea si sentono esclusi ingiustificati dalle AMP, si risentono perché sono accusati di fare prelievi non sostenibili ma nessuno di loro ha mai approfondito le conseguenze della pesca in apnea e ignorano quello che è successo nel Mediterraneo o ai Caraibi, nel passato, come effetto dello sfruttamento intensivo. Il dossier del 2008 del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare stila una serie di ragioni molto serie per la loro esclusione, l’ultima ma proprio l’ultima è quella che la presenza di un pescatore con il fucile spaventa il pesce. Ci sarà una ragione valida per la quale c’è esigenza di tutelare un tratto di mare e creare una AMP?

In apnea è possibile pescare, fotografare, ispezionare, ammirare. Dipende da ciò che si intende fare per affermare che sia giusto o sbagliato immergersi. Non è solo un fucile a poter spaventare il pesce. Anche il flash di una macchina fotografica potrebbe accecare la flora irreparabilmente, come, per esempio, lo spirografo. Lo stesso vale per i subacquei che si immergono con bombole in gruppo; le bolle d’aria fuoriuscenti in modo eccessivo potrebbero spaventare. Come è possibile che ci si immerga senza limiti e guide specializzate. Ottenere un brevetto subacqueo è semplicissimo. Ciò che conta è specializzarsi prima di affrontare lo splendore marino e rispettare le profondità. Ribadisco che solo buon senso ed equilibrio sono la chiave di volta di un ottimo risultato.

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E’ assolutamente necessario fare sport in acqua e sparare? L’apnea non si declina in attività ricreative anche di studio? Nel dossier del Ministero del 2008 non è citato un solo scienziato italiano. Non crede sia facile andare in acqua sparare, catturare, farsi fotografare con la preda, vincere una gara e cucinare il pesce rispetto a studiare, osservare e tutelare anche per le prossime generazioni? Non è anche questo un modo per proteggere il turismo delle Tremiti?

La sensibilità verso il mondo che ci circonda, compreso il mare, è ormai tema dominante. Non può più lasciarsi niente al caso. Bisognerebbe formare più giovani nelle scuole e scienziati nelle università prima di affrontare il mare. E’ carenza politica quella di trascurare la questione favorendo stranieri piuttosto che locali. Le menti italiane fuggono in altri paesi per veder riconosciuta la propria identità. Questa è la ragione per cui non sono citati scienziati italiani nel dossier del Ministero del 2008. Ritengo che sport, studio e sensibilità debbano convivere.

Lei sa che una cernia viva, in termini di turismo, vale 100 volte una cernia venduta a un ristorante? E’ un concetto troppo contemporaneo e sofisticato da capire? Troppo ambientalista?

Sono d’accordo con la sua intuizione. Una cernia vale più viva che morta. Un tempo non si comprendeva l’argomento. Tutto è diverso ora e dovremmo adeguarci. Da parte mia, non pesco cernie dal 1979 poiché già compresi ciò che poteva accadere. Le risorse diminuiscono sempre di più e solo fermandoci potremmo regalare alle generazioni future un mondo migliore. Saremo ricordati per ciò che conserveremo piuttosto che per ciò che creeremo.

Per concludere come sta il mare alle Tremiti rispetto al momento in cui l’ho intervistata e mi parlava delle cernie con la laurea… si sono sposate, trovato un posto di lavoro o sono un ricordo appeso ai muri del suo ristorante?

Non ci sono più molte cernie a Tremiti ed i trofei di un tempo appesi al muro del mio ristorante sono solo un ricordo lontano. Il mare di Tremiti potrebbe ritornare ad essere un acquario se lo si lasciasse in pace, se le tonnare non navigassero indisturbate a sottrarre tonnellate di pesce intorno all’arcipelago prosciugando anche il novellame, se fogne ed intervento umano fossero rispettosi dell’ambiente, se i controlli fossero adeguati ed opportuni, se la politica s’interessasse del problema piuttosto che sottostare alle lobby che la pilotano.

Lei ha smesso di pescare cernie nel 1979 per una sua personale intuizione. Certe persone che vanno per mare non hanno bisogno di una laurea in biologia marina per capire certe cause-effetto, che cosa le fece intuire che era meglio astenersi?’

Le mie azioni di pesca provocarono spettacolo e proseliti. I fans, però, non manifestarono la mia stessa sensibilità a mare e fauna. La pesca si trasformò in un selvaggio saccheggio. Decisi allora di abbandonare le catture a cernie sperando inutilmente di essere nuovamente imitato. Ciao e grazie!

 

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