Hodgson – Il Lato Oscuro del Mare

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Se il mare di Conrad è un palcoscenico complice dell’inquietudine umana, il mare di Hodgson è l’inconscio che partorisce mostri, una dimensione dove l’incubo e l’abisso irrompono nella realtà attraverso la nebbia o la calma spettrale. È un mare cosparso di vascelli fantasma abitati da figure femminili ‘vestite dell’inconsistenza delle onde’, di scafi marci avviluppati dalle alghe del Mar dei Sargassi, oppure immobili in fiordi tenebrosi dalle parti di Tristan da Cunha, l’arcipelago più remoto del pianeta. È il mare di un’Odissea oscura. “Pochi lo eguagliano” scrisse H.P. Lovercraft, “nell’adombrare la vicinanza di forze sconosciute e mostruose entità attraverso accenni casuali e particolari insignificanti.” I racconti di mare di Hodgson sembrano la continuazione del Gordon Pym, il più allucinato dei lavori di Edgar Allan Poe.

 “Superato uno stretto passaggio ci ritrovammo in una insenatura perfettamente ovale, dalle acque morte, glaciali. Le pareti tutt’intorno erano lisce e biancastre, come il condotto di un immenso pozzo” scrive Hodgson in Lamie.

Il Mar dei Sargassi e le sue calme è un luogo della mente che viene illustrato per la prima volta da Hodgson. In questo leggendario vortice dell’Atlantico si accumula ogni sorta di relitto galleggiante; una volta legni e alghe, oggi, ahimè, soprattutto plastica e catrame. E metalli pesanti. Se l’incubo marino dei nostri giorni sono le sostanze inquinanti  in quello di Hodgson creature mostruose mettono a repentaglio la vita dei protagonisti, sfidando la loro stabilità mentale. I suoi personaggi lottano soprattutto con la paura d’impazzire, cioè con il vero mostro: quello che è in noi stessi e che attende di essere liberato. Nei suoi racconti si tracciano le fisionomie di inquietudini destinate ad attraversare i secoli. Ne Il Mostro (A Tropical Horror) un marinaio si confronta con una creatura inammissibile, una specie di lampreda dalla bocca mostruosa lunga decine di metri. Dal suo buio nascondiglio il protagonista sente la nave sbandare sotto il peso della creatura mentre cambia bordo, ode ‘quel orribile rumore’ di mascelle che spezzano le ossa e le casse toraciche degli altri marinai. Un rumore che lo farà uscire di senno. Nascono con questo racconto un mostro ed un suono raccapricciante (‘quel’ rumore) che cinquant’anni dopo rivivranno ne La Guerra contro gli Chtorr, di David Gerrold, ma in parte anche Alien, il più redditizio di tutti i mostri in assoluto, che dalla lampreda di Hodgson erediterà una dentatura retrattile.

lampredaFu probabilmente l’aspetto grottesco delle creature abissali, creature agli antipodi dall’antropomorfismo, a ispirare gli esseri fantastici che minacciano la vita e l’equilibrio mentale dei protagonisti, perché niente come il mare (e le sue creature) può sembrare più irrazionale, o collocarsi più vicino all’inconscio. H.P. Lovercraft, il più abile tra gli inventori di mostri, attingerà abbondantemente e con manifesta gratitudine all’opera di Hodgson, e particolarmente a La Casa sull’Abisso, per la serie di Cthulhu, il mitologico abitante della città sommersa.

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Accomunato dallo stesso destino a Philippe Dick, Hodgson non ebbe mai una gran fortuna di pubblico come scrittore vivente, spesso fu costretto a scrivere opere dozzinali per poter sopravvivere. In questo i gusti dei lettori sembrano non essere cambiati da cento anni fa: a parte la tendenza al riconoscimento postumo, il pubblico di allora divorava romanzetti polizieschi. Oggi c’è Camilleri col suo Montalbano, ai tempi imperversava lo Sherlock Holmes di Conan Doyle. Allora Hodgson, pur di far cassetta, si rassegnò al genere, ma lo fece a modo suo: inventò Carnacki, il ‘ghost finder’, detective psichico che dava la caccia alle forze dell’occulto, un Dylan Dog ante litteram? 

Il mare di Hodgson è dunque il mare di chi ha fatto spesso la spola tra Liverpool e New York, tra le nebbie di Nantucket e del Mare d’Irlanda, un mare dove l’uomo, confrontandosi con una natura poco accomodante, scruta il suo lato oscuro. Un mare che tutto sommato non doveva aver spaventato così tanto il marinaio William Hope Hodgson, il quale non esitò a lanciarsi in mare al largo della Nuova Zelanda per salvare il Primo Ufficiale finito fuoribordo. Era un tipo coraggioso Hodgson, uno che probabilmente aveva bisogno di immaginare l’inimmaginabile per provare qualche sorta di brivido. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale si arruolò come volontario nell’Artiglieria Reale. Aveva quarant’anni e rimase gravemente ferito. Ma insistette per tornare al fronte. Morì prima di vedersi consacrato dal pubblico, dopo che dalla critica, nel 1918 nei dintorni di Ypres, sotto un bombardamento nemico. Paragonato, per stile e immaginazione a George Herbert Wells, autore de La Guerra dei Mondi  e di altre famose opere geniali,  con la sua morte Hodgson permise di chiamare ‘eredità’ quello che sarebbe stato uno dei più grandi saccheggi di idee e contenuti nella letteratura fantastica moderna, il saccheggio ai danni della sua opera.

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