Natale a Sharm

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La musica di sottofondo gira un loop di trenta minuti di folklore natalizio proprio sopra la poltrona dove sono seduta nella hall. A sinistra mi fa ombra un abete finto, impeccabile decorato con nastri di velluto rossi e oro, dal quale spuntano esotiche sterilizie e grandi palle di vetro oro, e sotto, allineati come dalla mano di un dandy inglese, ci sono i regali impacchettati in carta d’argento e fiocchi rossi. A destra sta una slitta polare nella quale giace immerso un babbo natale catatonico tra pigne ed altri regali questa volta incartati con carta a quadrati scozzesi tenuta insieme da un nastro sottile oro luccicante. Il lavoro di decorazione per noi stranieri cattolici fatto in un paese musulmano dove l’idea di natale è remota quanto un bikini per le loro signore, è stata laboriosa ma d’effetto. Manca qualcosa però… mancano gli stranieri. Sharm, Egitto, oggi 24 dicembre è vuota. Non vuota come una parola vuota esagerata. Vuota come la parola usata per descrivere la città di Chernobyl in Russia dopo lo sversamento della centrale nucleare. Vuota come Fukushima in Giappone. Vuota come una pista di montagna dove non c’è neve, vuota come una città dove c’è stata un’epidemia, vuota come se si fosse abbattuta dal vero la nube purpurea del libro di Shiel. La trama del libro è la storia di un sopravvissuto che vaga per il pianeta, unico sopravvissuto, alla ricerca di un’altra anima in vita. La nube ha cristallizzato nell’ultimo fatale attimo tutte le architetture che giacciono in piedi ma inutili perché nessuno calpesterà più una strada, salirà un piano di scale, si siederà su una poltrona, abiterà una casa. Questa è la città fantasma di Sharm. Il set perfetto per un ghost o zombie movie.

Oggi 24 dicembre Vigilia di Natale è il set del mio laconico ed isolato Natale. Dalla vetrata d’ingresso dell’hotel che abito a Naama Bay si scorge a pochi passi di distanza una fila di palme che delimitano la spiaggia e il mare. Sulla strada principale fatta di selciato rosso e blu scintillante si affacciano i bar, ristoranti, il Pacha, supermercati, agenti di cambio, profumerie che vendono i segreti di  Cleopatra e Nefertiti, botteghe artigiane di palle di vetro natalizie scontate del 30%.

I tavoli e le sedie sono coperti di teloni bianchi, i gatti sbucano da sotto affamati,  i giovani imprenditori egiziani annoiati hanno la testa riversa sul loro smart phone, il sole batte caldo sul silenzio. Nessun inglese, nessun russo, nessun abitante dell’europa del nord prone ai reumatismi per il freddo e l’umido è qui a fare incetta di caldo e sole per fissare la vitamina D nelle ossa. I voli non volano dalla Polonia, dall’Austria, dalla Germania, dal Belgio, dalla Russia, dall’Inghilterra, dall’Irlanda .. Si fa prima a dire chi vola dice Rolf proprietario di un diving nel Sinai e uno in Egitto. Si vola dall’Italia, dalla Svizzera e dall’Ucraina ma scendono pochi passeggeri da ogni aereo.

In Egitto sono 3 milioni di russi che questo Natale non sbarcheranno, una catastrofe per Sharm ma una catastrofe anche a monte perchè ai tour operator europei mancheranno le vendite.

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‘Il mare però si sta riprendendo’, dice sempre Rolf con quel suo accento austriaco da profugo dal freddo calato qui a Sharm più di ventanni fa per portare gente in acqua. Gli alberghi e i diving stanno chiudendo uno dopo l’altro. E mentre lui parla immagino il silenzio che cala sopra le teste dei pesci sui reef di Tiran e Ras Mohammed assordati da anni e anni di eliche che hanno girato incuranti, mietendo soldi per le bombole, il passaggio, i pranzi, lo snorkelling, portando denaro nelle tasche dei diving, dei ragazzi egiziani e del governo egiziano che per ogni ingresso di un turista nel paese incassa 25 dollari.

Sono di corsa se un passo giusto affrettato può paragonarsi alle corse che fanno le mie coetanee in città per essere sicure che all’orario di chiusura dei supermercati non avranno dimenticato di comprare tutti gli ingredienti per mettere in tavola il pranzone, l’abbuffata, il superfluo che sicuramente lo scemo di turno fotograferà non per l’album di famiglia.. appunto dicevo, vado di corsa, alle 12 ho appuntamneto con Mr Adel Taher il grande monumento della subacquea qui a Sharm. Questo grosso uomo egiziano è il dottore che salva la vita ai subacquei dentro la camera iperbarica. Devo scattargli una foto ma prima mi fa accomodare su una sedia in ferro accanto al suo computer .. ‘guardi Virginia.. com’è il suo nome prego? ‘Vittoria .. Adel’ .. Guardi Vittoria.. le faccio vedere queste foto che ho scattato nel deserto.. perché il mio secondo hobby è quello di esplorare il deserto..  Mentre scorrono le sue foto che mostrano contorte formazioni di granito e calcare scavate dall’acqua, morbide curve ondose come il corpo di una fata petrificata mi racconta che ha scoperto questi canyon a 15 minuti da Sharm. Sono vergini mai esplorati da nessuno, non c’è traccia di un mozzicone di sigaretta.. Mentre le immagini, appunto, scorrono e lui mi racconta io mi perdo nel sogno.. Mi scusi Dr Adel se mi perdo nella bellezza nascosta del deserto e la paragono per un attimo alle ‘rovine’ dei mega alberghi, residence, mall, costruiti con tonnellate di cemento, ferro, acciaio, da operai che eseguivano ordini dei geometri, architetti, proprietari venuti da fuori, da lontano per pagare i loro salari e per incassare mille volte tanto al mese dai turisti. Mi scusi ma lei ed io abbiamo qualcosa in comune, anche a me piace il deserto..

Rientrando in albergo il taxi sfreccia davanti a chilometri di edifici moderni perché qui è stata compiuta una delle più veloci edificazione di una cittadina di tutto il pianeta, c’è voluto solo un decennio negli anni 90 per trasformare una mezzaluna disabitata di deserto sul mare in una destinazione internazionale per migliaia di turisti dal palato americano. E adesso che i turisti passano il natale a casa sfondandosi di tacchino e panettone con la salsa di cioccolato calda che cola sulla tovaglia rossa mi domando che fine faranno queste case disabitate, queste migliaia di stanze vuote con vista su altre migliaia di stanze vuote …
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  1. Francesco Pipino
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