Il miele: trucchi per capirne la purezza

honey

Vi confesso che è una mia grande passione. Ne consumo ingenti quantità, al posto dello zucchero. Lo uso molto per le bambine, nel periodo invernale, per prevenire tosse e raffreddore, grazie al suo contenuto di vitamine, sali minerali e oligoelementi.

Cerco di comprarlo nei mercati agricoli o presso apicoltori locali, dove immagino sia più puro possibile. Si, perché il problema dei mieli contraffatti e impuri è un rischio reale. Infatti, esistono innumerevoli sciroppi e zuccheri che i produttori possono utilizzare per adulterare il miele.

Il miele è costituito di zucchero in una percentuale che va dal 60 al 76,3%. L’acqua è l’altro componente, che non deve superare il 21%, altrimenti diventa soggetto a fermentazione.

Vediamo insieme quali sono le verifiche da eseguire per fare una scelta oculata.

La prima discriminante dovrebbe sempre essere l’etichetta. Teoricamente, dovrebbe riportare il contenuto e, quindi, solo la scritta miele puro. Se, invece, compare la scritta sciroppo ad alto contenuto di fruttosio oppure glucosio commerciale, sicuramente ci troviamo di fronte ad un prodotto trattato.

Di solito, i mieli che compriamo sono liquidi. Con il passare del tempo, però tenderanno a solidificarsi. Se lo troviamo già cristallizzato, sarà quasi sicuramente puro.

Per scopi commerciali, spesso viene sottoposto al processo di riscaldamento e/o pastorizzazione per dare un aspetto liquido definitivo. Per fortuna, il consumatore comincia a capire che un prodotto per essere naturale e sano, non deve necessariamente essere bello!

Svariati espedienti e piccoli trucchi casalinghi possono essere messi in atto per testare la purezza del miele che abbiamo appena comprato. Vediamone alcuni.

Se ne mettiamo un cucchiaino in un bicchiere d’acqua, quello puro avrà difficoltà a sciogliersi.

Un’altra prova che possiamo fare è bruciare un pezzetto di cotone con un po’ di miele. Quello naturale brucia facilmente. Quello addizionato con acqua no.

Oppure possiamo versarne un po’ su una carta assorbente o un tovagliolo. Quello puro non verrà assorbito.

Per capire con che cosa è addizionato, possiamo aggiungere del miele all’acqua e poi 5 gocce di aceto. Se compare della schiuma, si può ipotizzare che sia stato adulterato con del gesso.

Se facendo la stessa cosa, questa volta aggiungendo delle gocce di iodio, otteniamo una soluzione blu, allora gli additivi sono a base di amido o farina.

Che consigli darvi nella scelta del miele da portare sulle vostre tavole? Sicuramente, italiano. Meno lavorato possibile. Biologico certificato oppure preso da un apicoltore di fiducia.

Manuka

pianta di Manuka

Infine, vorrei concludere parlandovi di un miele particolare, il miele di Manuka. E’ prodotto in Nuova Zelanda, dalla pianta della Manuka. E’ raro, ha proprietà antibiotiche, grazie al suo principio attivo, il metilgliossale. Contiene, poi, un particolare enzima, la glucosio-ossidasi, che produce perossido di idrogeno, che svolge un’azione disinfettante e antibatterica.

Sembra, inoltre, essere in grado di arrestare la crescita di alcune cellule cancerogene nel tumore del colon, del seno e della pelle. E di alleviare gli effetti collaterali della chemioterapia.

E’ fenomenale per la guarigione delle ferite: i suoi componenti sono, infatti, in grado di sciogliere le proteine che alimentano l’infezione, impedendo la riproduzione dei batteri.

Unico problema il prezzo. E’ un po’ elevato.

Per approfondire:

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