La cioccolata nella dieta dei subacquei

sub-cioccolata

Finora si conoscevano bene gli alimenti, e soprattutto le bevande, che era meglio evitare prima dell’immersione subacquea. Su quelli consigliati invece a parte suggerimenti di origine empirica non c’è mai stato un granché. Non c’è mai stato in generale. Poi si scopre che i vantaggi per chi s’immerge non vengono dal solito famigerato olio di fegato, né dal ritrito aceto, ma dal più amato dei cibi: dalla cioccolata.

Una lunga storia di consensi, quella del cacao, consensi trasversali a gusti e culture. Un alimento del genere non può non avere qualche dote magica, taumaturgica. E infatti ce l’ha. Le fonti d’energia in genere, come per esempio i dannati zuccheri, occupano i primi posti nelle preferenze e nelle dipendenze umane. Nella nostra evoluzione, dalla pura sopravvivenza alle prestazioni sportive, i vantaggi ottenuti nell’assumere certi principi attivi ci hanno indicato le scelte alimentari. E i gusti. Ma nella subacquea le cose prendono sempre una piega curiosa. La subacquea è un’attività dove lo sforzo fisico è praticamente vietato. Trattenere il respiro, come nell’apnea, o respirare gas compressi, come nell’immersione con autorespiratore, sono condizioni che impongono al praticante di abbassare frequenza respiratoria e cardiaca il più possibile, altro che sport estremo. Il vero lavoro del nostro organismo durante l’immersione  è mantenere a bada temperatura corporea, effetti della pressione esterna, controllare respirazione e scambio di gas. E’ questo uno scenario dove un subacqueo può bruciare anche 600 kilocalorie in un’ora di immersione. Wow.

Ma non è nelle calorie che la cioccolata è d’aiuto al subacqueo. Per capire bene il ruolo di questo supercibo in un quadro complesso e affascinante come l’immersione umana bisogna fare un passo indietro; bisogna andare alle anomalie nell’endotelio (il rivestimento interno delle arterie) a carico dell’arteria brachiale (quella del braccio) registrate post-immersione. Prima di entrare in ulteriori dettagli è bene sapere che tutte queste anomalie tornano brevemente a posto dopo poco tempo in superficie. Una situazione non preoccupante, ma nella quale gli scienziati sospettano una delle cause della formazione delle microbolle, e quindi una delle concause della MDD, la malattia da decompressione. La MDD è quella sindrome che i giornali chiamano facilmente, e impropriamente, embolia. Ovviamente la MDD non essendo infettiva non colpisce a caso, né la subacquea assomiglia minimamente a una roulette russa: ci sono regole e tabelle che indicano comportamenti e parametri che ci mettono al sicuro da questa e da altre patologie. Ma agli scienziati non basta, continuano a investigare e lo fanno soprattutto monitorando quelle aree dove le patologie non si sviluppano, ma possono trovare territorio fertile. Ad occuparsene sono soprattutto i ricercatori del DAN, il Diver Alert Network, l’ente più autorevole nella ricerca e nella divulgazione scientifica nei campi della medicina e della sicurezza subacquea in generale. Ora che abbiamo esaurito (quasi) le premesse indispensabili, possiamo entrare davvero nel topic. Questa benedetta cioccolata… sott’acqua… a cosa serve?

chocolate

Sembra che la cioccolata contrasti l’effetto dei radicali liberi e quindi restituisca elasticità all’endotelio, la membrana interna, e che quindi migliori la risposta generale delle arterie, migliori lo scambio di gas all’interno del nostro organismo eccetera, eccetera. Lo ha scoperto una ricercatrice belga: Sigrid Theunissen, laureata in Biochimica Nutrizionale e Medicina dello Sport. Parliamo ovviamente di cioccolata fondente, non di quella al latte che contiene una percentuale irrisoria degli antiossidanti che rendono felici le arterie dei subacquei, parliamo di trenta grammi di cioccolata nera ingerita sessanta minuti prima dell’immersione dai soliti gruppi contrapposti di cavie, sia apneisti che con autorespiratore, quindi quattro gruppi: gli apneisti che hanno mangiato cioccolata prima dell’immersioni e gli apneisti che non l’hanno mangiata; i subacquei che hanno mangiato cioccolata e quelli che invece no. Le differenze riscontrate nell’arteria brachiale tra chi aveva assunto il ‘cibo degli dei’ e chi no (apneisti o meno) sono risultate evidenti all’indagine ecografica.

Per anni i subacquei, soprattutto i poco informati, hanno creduto che tè, caffè, coca-cola e succhi di frutta, bevande zuccherate, e contenenti alacaloidi in genere, fossero capaci di idratare. E l’idratazione è uno dei punti chiave della risposta fisiologica nello scenario dell’immersione. Non c’è niente di più falso e pericoloso del pensare che tutte le bevande idratino. In realtà le sostanze contenute in numerosi drink richiedono al metabolismo umano un consistente impiego d’acqua, più di quanta ne contenga la bevanda stessa, come per esempio il caffè e le bevande zuccherate, la birra. L’alcool disidrata spaventosamente anche in piccole percentuali, pensate al tipico effetto diuretico della birra, e non solo: sott’acqua le sostanze psicotrope fanno davvero un brutto effetto. Pare che la pressione circostante aumenti la concentrazione, e quindi la tossicità neurologica di ogni sostanza psicotropa. Se non è mai una buona idea immergersi in condizioni di alterazione psichica, la peggiore di tutte è immergersi dopo aver assunto dell’alcol: al moltiplicarsi degli effetti di rallentamento psichico si aggiungono disidratazione e sfasamenti circolatori.

Insomma, di divieti noi subacquei ne avevamo tanti, soprattutto sulle sostanze che ci piacciono. Noi subacquei siamo davvero persone molto ‘social’, non lo dice solo la pubblcità della PADI, siamo anche molto ‘inclini’ all’uso di bevande ‘social’. Era ora che da qualche parte spuntasse una buona notizia, perché alla fine è molto più piacevole sapere cosa fa bene invece di leggere il solito elenco di cose che fanno male. Soprattutto se parliamo di cioccolata, e non del terrificante olio di fegato di merluzzo, del miracoloso aceto, dell’aspirina. Non ne potevamo più di divieti, non ne potevamo più di bere tanta acqua, di berla con i sali idratanti, e basta.

E sapere che a far bene stavolta è un alimento ‘divino’, ci rende tutti molto più felici. In fondo, se i Maya elevarono i semi di cacao a rango di moneta non era certo per la loro durevolezza e malleabilità, ma probabilmente per le loro proprietà. Assolutamente divine.

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